L’arte di non fare niente in particolare

31 marzo 2011

Non avere niente o poco da fare, oppure starsene senza fare niente: sono considerati comportamenti negativi, nella nostra società. Chi ha poco da fare, si sente a disagio, cerca “passatempi”, magari si vergogna di non essere indaffarato. Ma guardate questa coppia di leoni oziosi: non vi sembra che stiano facendo la cosa migliore, per loro? Anche per noi potrebbe esserlo, a volte. E non pochi maestri spirituali hanno esaltato l’arte del non far nulla. Ecco cosa dice, proposito, uno dei miei preferiti, Thich Nhat Hanh.

Nella nostra società, abbiamo la tendenza a considerare il non fare niente come qualcosa di negativo, se non addiruttura di malvagio. Ma quando ci perdiamo nelle attività, non facciamo altro che diminuire la qualità della nostra vita. Facciamo a noi stessi un disservizio. È importante, invece, preservare noi stessi, la nostra freschezza e il buon umore, la nostra gioia e la compassione. Nel Buddhismo, coltiviamo la “assenza di scopo”, ed infatti, nella tradizione buddhista, la persona ideale, un “arhat” o “bodhisattva”, è una persona poco occupata, qualcuno che senza un posto di preciso dove andare o qualcosa da fare. La gente dovrebbe imparare come stare lì semplicemente, non facendo niente. Provate a passare una giornata senza fare niente; non la chiamiamo una “giornata pigra”. Eppure, per molti di noi, abituati a correre da una parte all’altra , una giornata pigra è realmente un compito arscite arduo! Non è facile essere e basta. Se riuscite ad essere felici, rilassati e sorridenti, quando non state facendo qualcosa, siete abbastanza forti. Non fare nienteporta qualità nell’esistenza, che è molto importante. Così, non fare niente è veramente qualcosa. Per favore, scrivetelo ed mettetelo in evidenza all’interno della vostra casa: Non fare niente è qualcosa.

Il brano è tratto da: Thich Nhat Hanh, Answers from the Heart, Parallax, 2009. La traduzione è mia. L’ho trovato in questa pagina del blog di Lilian Cheung.

Lo stesso maestro dice, in un altro brano: “Affinchè nel nostro corpo e nella nostra anima possa avvenire una guarigione, dovremmo imparare a permettere sia al corpo sia alla coscienza di riposare. Nessuno sforzo dovrebbe essere fatto nè dal corpo nè dalla coscienza. Questo è shamatha, la pratica del fermare e calmare, ed è qualcosa che va imparato. La pratica di shamatha, fermare, è la pratica del non fare niente. Abbiamo per tanto tempo sacrificato il momento presente considerandolo solo un mezzo per ottenere le cose in futuro, ma questa è una tendenza da interrompere”. (i neretti sono miei)

Allego infine altri due brani, uno è tratto da “Walden, ovvero La vita nei boschi”, un libro del 1854 di Henry David Thoreau. Il volume è il resoconto dell’avventura di Thoreau, che dedicò oltre due anni della propria vita presso una capanna, costruita in gran parte da solo, sulle sponde del lago Walden, a “cercare un rapporto intimo con la natura e insieme a ritrovare se stesso in una società che non rappresentava ai suoi occhi i veri valori da seguire, ma solo l’utile mercantile” (cfr. Wikipedia).

L’altro è tratto dal vangelo di Luca, nel quale si narra la storia di Marta e Maria, figure paradigmatiche del contrasto tra vita attiva e vita contemplativa. La posizione di Gesù, a riguardo, non lascia spazio a dubbi.

Da: Henry David Thoreau, Walden o Vita nei boschi (pdf)

Marta e Maria (pdf)

Consiglio pratico: clicca sul link col tasto destro del mouse e poi scegli la voce: “Salva destinazione col nome…”

Vedi altri articoli su:

[Ringraziamenti: a Thich Nhat Hanh, detto Thay, per l'insegnamenti; a Lilian Cheung, per la citazione; al sito Scribd, per il testo di Thoreau; a Wikipedia, per l'altra citazione; al sito La Parola, per il brano del Vangelo; ]

[La foto iniziale è di Matthijs Strietman]

2 risposte a “L’arte di non fare niente in particolare”


  1. [...] Imparare a non far niente, come dice il maestro Thich Nhat Hanh, Affinchè nel nostro corpo e nella nostra anima possa avvenire una guarigione, dovremmo imparare a permettere sia al corpo sia alla coscienza di riposare. Nessuno sforzo dovrebbe essere fatto nè dal corpo nè dalla coscienza. Questo è shamatha, la pratica del fermare e calmare, ed è qualcosa che va imparato. La pratica di shamatha, fermare, è la pratica del non fare niente. Abbiamo per tanto tempo sacrificato il momento presente considerandolo solo un mezzo per ottenere le cose in futuro, ma questa è una tendenza da interrompere (adattamento del testo a cura di Paolo). [...]

  2. Bidibodiblu Says:

    Dire “non fare niente è qualcosa” mi sembra una frase riduttiva e permeata da un profondo senso di colpa.
    Io penso che “non fare niente sia tutto”. Così come la musica non avrebbe alcun senso senza le pause e il silenzio, come la materia o l’universo non sono nulla senza il vuoto, che rappresenta il 99% della loro essenza, così l’ozio è fondamentale per dare corpo, luce e senso alle nostre azioni.


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