L’arte di non fare niente in particolare
31 marzo 2011
Non avere niente o poco da fare, oppure starsene senza fare niente: sono considerati comportamenti negativi, nella nostra società. Chi ha poco da fare, si sente a disagio, cerca “passatempi”, magari si vergogna di non essere indaffarato. Ma guardate questa coppia di leoni oziosi: non vi sembra che stiano facendo la cosa migliore, per loro? Anche per noi potrebbe esserlo, a volte. E non pochi maestri spirituali hanno esaltato l’arte del non far nulla. Ecco cosa dice, proposito, uno dei miei preferiti, Thich Nhat Hanh.
Il brano è tratto da: Thich Nhat Hanh, Answers from the Heart, Parallax, 2009. La traduzione è mia. L’ho trovato in questa pagina del blog di Lilian Cheung.
Lo stesso maestro dice, in un altro brano: “Affinchè nel nostro corpo e nella nostra anima possa avvenire una guarigione, dovremmo imparare a permettere sia al corpo sia alla coscienza di riposare. Nessuno sforzo dovrebbe essere fatto nè dal corpo nè dalla coscienza. Questo è shamatha, la pratica del fermare e calmare, ed è qualcosa che va imparato. La pratica di shamatha, fermare, è la pratica del non fare niente. Abbiamo per tanto tempo sacrificato il momento presente considerandolo solo un mezzo per ottenere le cose in futuro, ma questa è una tendenza da interrompere”. (i neretti sono miei)
Allego infine altri due brani, uno è tratto da “Walden, ovvero La vita nei boschi”, un libro del 1854 di Henry David Thoreau. Il volume è il resoconto dell’avventura di Thoreau, che dedicò oltre due anni della propria vita presso una capanna, costruita in gran parte da solo, sulle sponde del lago Walden, a “cercare un rapporto intimo con la natura e insieme a ritrovare se stesso in una società che non rappresentava ai suoi occhi i veri valori da seguire, ma solo l’utile mercantile” (cfr. Wikipedia).
L’altro è tratto dal vangelo di Luca, nel quale si narra la storia di Marta e Maria, figure paradigmatiche del contrasto tra vita attiva e vita contemplativa. La posizione di Gesù, a riguardo, non lascia spazio a dubbi.
Da: Henry David Thoreau, Walden o Vita nei boschi (pdf)
Marta e Maria (pdf)
Consiglio pratico: clicca sul link col tasto destro del mouse e poi scegli la voce: “Salva destinazione col nome…”
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[Ringraziamenti: a Thich Nhat Hanh, detto Thay, per l'insegnamenti; a Lilian Cheung, per la citazione; al sito Scribd, per il testo di Thoreau; a Wikipedia, per l'altra citazione; al sito La Parola, per il brano del Vangelo; ]
[La foto iniziale è di Matthijs Strietman]
15 febbraio 2012 at 14:52
[...] Imparare a non far niente, come dice il maestro Thich Nhat Hanh, Affinchè nel nostro corpo e nella nostra anima possa avvenire una guarigione, dovremmo imparare a permettere sia al corpo sia alla coscienza di riposare. Nessuno sforzo dovrebbe essere fatto nè dal corpo nè dalla coscienza. Questo è shamatha, la pratica del fermare e calmare, ed è qualcosa che va imparato. La pratica di shamatha, fermare, è la pratica del non fare niente. Abbiamo per tanto tempo sacrificato il momento presente considerandolo solo un mezzo per ottenere le cose in futuro, ma questa è una tendenza da interrompere (adattamento del testo a cura di Paolo). [...]
12 marzo 2012 at 08:08
Dire “non fare niente è qualcosa” mi sembra una frase riduttiva e permeata da un profondo senso di colpa.
Io penso che “non fare niente sia tutto”. Così come la musica non avrebbe alcun senso senza le pause e il silenzio, come la materia o l’universo non sono nulla senza il vuoto, che rappresenta il 99% della loro essenza, così l’ozio è fondamentale per dare corpo, luce e senso alle nostre azioni.