E se in noi non ci fosse nulla da cambiare?

23 gennaio 2012

“Quanti passi ci vogliono per arrivare dove sei? Quanto tempo ci vuole per arrivare all’adesso? Quanto ti devi sforzare per diventare quello che già sei?” Il libro di Mauro Bergonzi, “Il sorriso segreto dell’essere“, è una lettura molto utile per chiunque pensi che sia possibile raggiungere una forma di liberazione o di illuminazione tramite pratiche come la meditazione. È tutto inutile, finché non si rimuove l’ostacolo principale: l’illusione di essere separati dalla realtà, cioè che esista un confine tra l’io (il dentro) e il mondo (il fuori). Se ci accorgessimo che siamo già ciò che cerchiamo, che non c’è nulla da trovare – né alcuna illuminazione da raggiungere – il nostro atteggiamento cambierebbe radicalmente.

“Il contesto ideologico di fondo, che spesso è implicito in molte vie di ricerca interiore”, spiega Bergonzi, “si basa sull’idea che la nostra natura originaria sia fondamentalmente ‘sbagliata’”. Invece, secondo questa prospettiva, che l’autore giudica rivoluzionaria, la nostra natura va già bene così, non va cambiata, perché “il tesoro del vero Sé  è nascosto proprio a casa nostra e l’unico problema e che non ne siamo consapevoli oppure non sappiamo dove sia”.

Il discorso non è certo nuovo, visto che la stessa metafora del tesoro è usata anche nel Vangelo (Matteo 13, 44). Lo stesso comandamento “ama Dio sopra ogni cosa” significa proprio questo, per Bergonzi: che l’amore per le singole cose o persone separate non è che una forma illusoria, limitata o frammentata dell’amore come espressione della “Totalità”. Ed anche un autore che si rifà ad una diversa tradizione spirituale, come Jon Kabat-Zinn (v. altri articoli che parlano di lui), ha titolato “Dovunque tu vada ci sei già” uno dei suoi più noti libri. Non c’è nulla da cercare, insomma.

Secondo questa prospettiva, la meditazione “non è più uno strumento per cambiare se stessi, ma più semplicemente per dissolvere le false idee che costruiscono la coscienza, in modo da lasciar filtrare la luce de vero Sé”. Questo “vero Sé” può essere anche Dio, per chi ci crede, oppure l’autentica verità, liberata da idee e concetti.

Considerarsi separati dal resto del mondo, in sostanza, costituisce un’autolimitazione che paghiamo a caro prezzo. Ad esempio, essere schiavi della paura e del desiderio. Infatti posso desiderare o temere solo ciò che è fuori di me, altro da me.

Vedi la scheda di questo libro su Anobii.

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2 risposte a “E se in noi non ci fosse nulla da cambiare?”

  1. Paolo Says:

    Post di rara sintesi. Quasi non c’è bisogno di leggere il libro! Scherzo, invece lo leggerò, è una questione fondamentale, e si intreccia con acquisizioni della psicologia moderna più avanzata (essere ok?), che dice spesso qualcosa di molto simile.
    Grazie as usual della segnalazione.


  2. Grazie, questa è forse una delle cose che ho bisogno di ripetermi più spesso. Che vado, andiamo, va già tutto bene così. Che c’è solo bisogno di ascoltare, di starci in contatto, ma davvero. Forse è il riassunto di tutta la mia pratica, e l’ho scoperto, di nuovo, lennggendolo qui.


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