3 cose che scoprirai staccando lo smartphone

Marta, tea timeLa Pasqua può essere una festa di liberazione e redenzione anche per chi non professa la religione cristiana. È una delle rare occasioni nelle quali abbiamo più o meno tutti a disposizione 3 giorni consecutivi di vacanza. Dunque non mancano le occasioni per liberare la mente da qualsiasi occupazione.

Smartphone compagno fedele

Il problema è che oggi gli smartphone ci consentono di stare con la mente costantemente impegnata, 24 ore su 24 e 7 giorni su 7. Viaggiando in metropolitana in una grande città ci si rende subito conto del fenomeno. Lo smartphone è per tutti il compagno fedele, fonte di conversazioni, intrattenimento e condivisione delle emozioni.

Negli ultimi anni il fenomeno si è rafforzato a causa di meri fattori tecnologici e commerciali, come la sempre più diffusa disponibilità di reti wi-fi gratuite e l’affermarsi di tariffe flat per la connettività sulle reti di telefonia mobile. Non c’è più limite alla possibilità di collegarsi alla Rete (ad eccezione per ora della maggior parte delle compagnie aeree) e dunque l’uso dello smartphone ha soppiantato abitudini come la lettura di libri e riviste, i passatempi come l’enigmistica e le stesse conversazioni tra umani. Ma ha soprattutto ridotto a zero la propensione a stare senza fare niente in particolare.

La possibilità di stare senza fare niente è uno dei più importanti bisogni umani, che non va assolutamente sottovalutato né trascurato. Una mente ininterrottamente impegnata non ha alcuna possibilità di conoscere realmente se stessa, né di capire i meccanismi che alimentano stati mentali non salutari come rabbia, paura, ansia, invidia o insoddisfazione. Una mente sempre occupata è come una barca col pilota automatico, che vaga all’infinito senza sapere mai veramente verso dove è diretta.

Il sogno dell’io

In modo più sofisticato possiamo dire che il nostro ego ci mantiene nella perenne illusione di essere entità separate dagli altri e dalla realtà che ci circonda. Ci fa vivere in quello che viene chiamato il “sogno dell’io“, un’illusoria relazione dualista con tutto ciò che esiste. L’ego rivendica la sua esistenza autonoma, e per farlo ha costantemente bisogno di un oggetto d’attenzione esterno verso cui rivolgersi. Se privato di un oggetto esterno al quale aggrapparsi, l’ego si sente perduto, perché ha paura di scomparire.

La paura del vuoto, dell’abisso, ci spinge di continuo a sfuggire il silenzio e l’inattività. Lo smartphone diventa così compagno ideale, fedele tappabuchi che ci aiuta a definire e rafforzare in ogni momento la nostra identità, attraverso i consumi di contenuti e le conversazioni con gli altri. Lo streaming di aggiornamenti di Facebook è la app ideale a questo scopo, in alternanza col chiacchiericcio quasi sempre senza costrutto dei gruppi Whatsapp.

Cosa succede se stacchiamo

Ma cosa succede se proviamo a sospendere questa incessante attività, per periodi di mezz’ora, un’ora, un giorno, una settimana? La mente può ritrovare uno stato nel quale può conoscere se stessa e scoprire così 3 cose fondamentali:

  1. che si tratta di uno stato di quiete che crea i presupposti per stati mentali salutari nel futuro, come felicità, gioia, appagamento, compassione verso tutti gli esseri;
  2. che questa quiete è sempre a disposizione, proprio come il cielo azzurro è sempre presente al di sopra delle nubi;
  3. che la mente stessa può percepirsi come parte di qualcosa di più vasto: una “grande mente” che trascende la singola individualità e ci porta in contatto con quella verità assoluta che nessun post su Facebook potrà mai permetterci di scoprire.
[La foto è di Marta Pieroni, Italia]

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