Carcere, la meditazione che libera la mente

Hossam el-Hamalawy, The Mahalla PrisonersIn questi giorni si parla (e si litiga) molto di amnistia e indulto, ma sembra proprio che dei detenuti importi veramente poco, anche se le loro condizioni sono disumane. Un convegno a Roma racconta le esperienze di chi ha portato nelle carceri la consapevolezza e la meditazione, come pratiche per gestire lo stress della detenzione.

La mente che si libera

Pratiche di consapevolezza nei penitenziari italiani

26 ottobre 2013 – 09.30-13.30
Museo criminologico – Roma, via del Gonfalone 29 (Via Giulia)

In Italia da diversi anni negli istituti penitenziari si organizzano corsi yoga, si insegnano tecniche di meditazione e di rilassamento. Si può cercare la libertà interiore in uno spazio angusto di una cella? E’ possibile gestire l’aggressività in contesti sovraffollati? Dall’India e dagli Stati Uniti ci dicono di si, ma non solo. Anche nella nostra realtà le esperienze hanno dato dei risultati in termini di maggiore consapevolezza, benessere psicofisico e stimolato il desiderio di approfondire la conoscenza della pratica, riconosciuta dagli stessi praticanti un valido strumento per l’autoconoscenza e per gestire lo stress dato dalla detenzione.

Programma

Brochure

Convegno “La mente che si libera” (pdf)
Pratiche di consapevolezza nei penitenziari italiani
Roma, 26 ottobre 2013

[La foto iniziale è di Hossam el-Hamalawy, Egitto]

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