Ti capita spesso di arrabbiarti? Ad alcuni sì, ad altri molto meno, è molto una questione di carattere. In tutti i casi, la rabbia è un’emozione distruttiva, che non porta mai a nulla di positivo.

Thich Nhat Han è maestro, nell’insegnarci a gestire la rabbia, e lo fa proponendoci un metodo tanto originale quanto efficace: non combattere la rabbia, non cercare di reprimerla, ma accettarla, per poi essere in grado di trasformarla.
Ecco come. Continua a leggere…

Sarebbe la cosa più facile del mondo. Ma per noi, che viviamo in un’epoca nella quale il “multitasking” (fare tante cose insieme) è considerato una virtù, in realtà è sempre più difficile. A fare una sola cosa per volta siamo sempre meno abituati. Eppure, se vogliamo veramente esserci al 100 per cento, nella vita, è l’unica possibilità che abbiamo.

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Sentimenti come la rabbia e la paura sono i principali nemici della nostra felicità. Ecco un metodo molto semplice (e facile) che possiamo usare per prenderci cura delle emozioni forti: la respirazione “di pancia”, cioè il semplice respirare in consapevolezza con l’addome, grazie alla stretta correlazione tra mente (con le sue emozioni) e corpo.

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La meditazione camminata è una delle principali pratiche di conspevolezza. Può diventare uno strumento di liberazione molto potente, ed ha anche il vantaggio di essere sempre disponibile nella vita quotidiana di ciascuno di noi. Ecco i consigli di un grande maestro, per rendere un grande piacere il semplice camminare.

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Rilassamento” e “rilassamento profondo” sono tra le parole più ricercate dai visitatori di questo blog. Evidentemente c’è un grande bisogno di rilassarsi! Ma non tutti, anzi pochi, riescono a farlo facilmente, perché la nostra vita frenetica ci impone un susseguirsi di stimoli e di tensioni senza sosta. E così, a beneficio di chi ha più difficoltà, propongo un metodo per rilassarsi in modo facile e veloce, che consiste nell’agire sulle zone del corpo dove si accumulano di più le tensioni emotive.

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Vorrei tornare sulla questione della distrazione, quando si medita: la tendenza a lasciarsi andare a pensieri vari, senza riuscire a focalizzarsi sul momento presente. A parte l’articolo sui cinque modi per trasformare la distrazione, avevo proposto tre modi gentili per lasciare andare i pensieri. Ebbene, ecco il quarto, che è anche il più semplice di tutti.

Appena ci accorgiamo che un pensiero si è manifestato, nella nostra mente, diciamogli:

“non ora, per favore!”

È un modo molto gentile di lasciarlo andare, perché, invece di rifiutarlo, lo rimandiamo ad un altro momento. Se quel pensiero è utile, probabilmente si manifesterà di nuovo.

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Foto di mindfulnessQuando meditiamo ci concentriamo sul qui ed ora: il respiro, il proprio corpo, le sensazioni, le emozioni. Ma i pensieri sono sempre in agguato: basta un niente e la mente comincia a correre da un pensiero all’altro e ci sembra che stiamo consumando inutilmente tutto il tempo che ci siamo dati. Ho già scritto di vari metodi per riportare la mente al respiro. Ma il problema è: cosa proviamo quando realizziamo che siamo preda dei pensieri, che ci distolgono dalla concentrazione (“samadhi”)? Rabbia? Frustrazione? Pensiamo di non essere capaci o di essere inadeguati?

Qui vorrei proporre cinque motivi per non scoraggiarci. Anzi, per accogliere come normale e persino accettabile la continua distrazione, il vagare della mente da un pensiero all’altro.

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Se c’è una cosa che facciamo per tutta la vita, senza mai smettere, giorno e notte, è respirare. Ma non ci facciamo troppo caso, eccetto quando siamo seduti in meditazione, dove – tramite la consapevolezza del respiro (“Anapanasati“) – possiamo aprirci la porta ad una comprensione profonda della realtà, stando a contatto con ciò che avviene realmente nel momento presente. Ma il nostro cervello è così abituato a pensare di continuo, che ci distrae con grande facilità. Seguire il respiro è dunque un’abilità che si conquista col tempo, grazie anche a qualche accorgimento. Con questo articolo inauguro una serie dedicata ai metodi per stare col proprio respiro e goderne i benefici.

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Foto da Flickr di Amarit OpassetthakulDurante la meditazione, capita che insorgano dei pensieri, i quali ci distolgono dalla pratica desiderata, perché ci allontanano dall’attenzione per il “qui ed ora” che è, per l’appunto, lo scopo della meditazione stessa. Il vagare da un pensiero all’altro è tipico della mente umana, non è solo un “limite” del principiante che tenta, magari con poco successo, di concentrarsi sul respiro. Ciò che serve è dunque di assumere un atteggiamento equanime, nei confronti dei propri pensieri, per imparare a riconoscerli e, in qualche modo, gestirli, ma senza rimproveri nei confronti di noi stessi. Qui propongo tre diversi stratagemmi, da me sperimentati, per affrontare in completa serenità questo che si tende a percepire come il principale problema rispetto alla meditazione.

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Un panchetto più comodo

20 settembre 2009

spigolo panchetto meditazioneHo già descritto come costruire un panchetto da meditazione portatile, in legno. Qui suggerisco un semplice accorgimento che lo rende più comodo e vi consentirà di rimanere seduti a lungo senza che la circolazione sanguigna ne risenta troppo.

È sufficiente smussare lo spigolo più in basso del ripiano di seduta, quello che capita in corrispondenza delle cosce. In quessto modo, non ci sarà nessuno spigolo vivo a premervi sul muscolo.

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