Ho già descritto,  una volta,  la meditazione al semaforo,  quale pratica mirata a sfruttare le soste forzate del rosso per rilassarsi e tornare a se stessi.
Ma il semaforo può essere anche un grande maestro di equanimità.
Può persino insegnarci a vivere meglio, se frequentato con regolarità. Ecco come.

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Oggi a Roma è una splendida giornata di primavera, col cielo di un azzurro intenso. A farci caso – anche in questa città così caotica, arrabbiata e abbandonata agli egoismi individuali – di cose belle e piene di vita se ne notano parecchie. E la primavera si vede. Basta avere gli occhi per farlo, come ci dice Tolstoj in questo brano.
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La panchina di un parco pubblico è il tipico luogo dove, in città, è possibile trovare momenti di quiete e relativo silenzio. Ma anche qui non è facile sperimentare la solitudine. Eppure, anche il parco più frequentato, nel quale il canto degli uccelli si mescola al rumore del traffico, può offrire momenti di intensa consapevolezza del momento presente. Dello stare con quello che c’è qui ed ora.

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Questo cartello è comparso ieri, a Roma, nel corso di una manifestazione per chiedere la realizzazione di una pista ciclabile. Rappresenta il punto di vista di chi ha scelto la bicicletta come mezzo di trasporto, ma secondo me assume anche un significato molto più ampio e profondo. Oltre che di grande attualità.

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Anche il corridoio dell’ufficio (della scuola o di qualsiasi altro edificio dove si svolga attività umana) può diventare luogo deputato alla pratica della meditazione. Non è necessario che sia proprio un corridoio. Stiamo parlando di un luogo nel quale ci capita spesso di passare, vicino al nostro posto di  lavoro.

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Meditazione del laghetto

24 ottobre 2011

Questo laghetto – realizzato secondo la moda neoclassica, tendente al romanticismo, tipica della fine del 17° secolo – sta a Roma, in Villa Borghese. Si presta molto bene – così come tanti altri laghetti nel mondo – per una pratica di consapevolezza che vorrei proporvi. La pratica della mente quieta che accetta la realtà per quello che è, senza voler trattenere nulla.

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Camminata dell’amore

22 settembre 2011

Ecco una pratica di consapevolezza tipica per la città, in grado di rendere molto piacevole spostarsi a piedi da un posto all’altro, lungo i marciapiedi. La si può praticare ogni volta che dobbiamo fare un percorso, anche breve. E ci aiuta a vedere la città (e i suoi abitanti) in un modo molto diverso dal solito. È una variante in movimento della tradizionale pratica di “metta“, che consiste nel coltivare, mediante l’esercizio, la benevolenza verso se stessi e verso gli altri.

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Tutti tendiamo ad andare sempre più di fretta, al lavoro, a casa, persino in vacanza, anche se non sempre c’è un vero motivo per farlo. Specialmente se viviamo in una grande città. È un tipico caso in cui entra in gioco l’energia dell’abitudine, trasmessaci dall’ambiente a cui apparteniamo, la quale ci spinge con forza, senza che ce ne rendiamo troppo conto, ad assumere certi stati mentali. Ma c’è un antidoto altrettanto potente che possiamo mettere in campo: l’energia della presenza mentale. Ecco come.

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Meditazione del fiore

14 giugno 2011

Il fiore è una delle poche cose al mondo che è sempre in grado di risollevarci lo spirito e i sensi, con la sua fragranza, a tutte le latitudini e in ogni tempo. È un simbolo universale di amore e di apprezzamento per gli altri. Col suo appassire a poca distanza dalla fioritura, costituisce una manifestazione molto efficace dell’impermanenza di tutte le cose. Per questo, stare consapevolmente con un fiore può costituire un’attività di meditazione molto profonda.

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Meditazione dell’albero

28 febbraio 2011

L’albero è un maestro di stabilità, quiete, equilibrio ed equanimità. È per questo che può impartire, a ciascuno di noi, grandi insegnamenti. Oggi quindi vi propongo di andare a lezione da un albero, con questa semplice pratica di meditazione, che io stesso – come ogni altra proposta in questo blog – ho sperimentato ripetutamente in prima persona. Un vantaggio di questa pratica è che è molto facile a realizzarsi. Serve solo un albero, e di alberi ce ne stanno parecchi, in giro. Ed è molto adatta per chi, come me, vive in una grande città, e può stare in contatto con gli alberi andando in un parco pubblico. Per tutti gli altri, è ancora più adatta.
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