C’è pace e libertà al cimitero

Cimitero - Foto di AndreA da flickrOggi è il giorno dei morti. I cimiteri si affollano di vivi, col loro carico di parole e movimenti. Normalmente, però, i cimiteri sono luoghi di grande pace, da cui è possibile trarre molto nutrimento benefico. Ecco un esempio di meditazione che può essere svolta all’interno di questi quieti recinti, in compagnia di coloro che ci hanno preceduti.

Camminando all’interno di un cimitero come quello del Verano, a Roma, ci ritroviamo immersi nella storia. Soprattutto quella più recente. Ci sono le tombe di molti ebrei, con la stella a 6 punte e, a volte, le iscrizioni in lingua ebraica. Quasi tutte le famiglie di questi ebrei hanno avuto dei membri deportati nei campi di concentramento nazisti. Il 16 ottobre del 1943, vennero deportati da Roma ad Auschwitz 1.022 ebrei, 200 dei quali bambini, e ne tornarono a casa solo 15.  Quelle leggi razziali, e l’alleanza coi nazisti, furono volute da un regime che godeva del consenso di gran parte della popolazione. Anche loro, la maggioranza silenziosa e i fascisti convinti, sono qui, nel cimitero. Tutti costoro sono la mia storia. Sono dentro di me. Senza gli ebrei deportati, ma anche senza i loro carnefici, io sarei una persona diversa. Oggi io sono la loro continuazione. Devo a tutti loro quello che oggi c’è nella mia mente e nel mio corpo.

Un’altra cosa che appare evidente visitando questo cimitero è la disparità nelle sistemazioni. Molti defunti  sono relegati in sistemazioni “condominiali” ad alta densità, altri hanno il privilegio di una tomba a terra, magari ornata da sculture. Altri ancora hanno cappelle funerarie imponenti. Tutto ciò nonostante la morte sia uguale per tutti. Come sono evidenti le disparità tra le diverse classi sociali! E la nostra società non è molto diversa. Ecco un’altra eredità che i nostri antenati ci hanno lasciato: la diseguaglianza.

Non c’è luogo migliore per meditare sul legame profondo che ci lega agli uomini e le donne del passato. Lo stesso che ci lega a quelli del futuro, le cui condizioni di vita stiamo preparando oggi, noi tutti.

Passeggiando tra le tombe, concentriamoci inizialmente sul respiro e sui nostri passi, per essere pienamente consapevoli del luogo e del momento in cui ci troviamo. Poi recitiamo versi (“gatha“) di questo genere:

  • inspirando, vi sento presenti in ogni cellula del mio corpo;
  • espirando, so di essere la vostra continuazione.

Questa meditazione rivolta ai morti potrà sembrare bizzarra, a qualcuno, se non addirittura macabra. Dipende dai punti di vista, come ogni cosa. Ma guardando in profondità, si scopre che le cose stanno proprio così. Il nostro modo di essere dipende da tutti coloro che ci hanno preceduti, oltre che, in primis, dai nostri genitori. Se qualcuno non avesse inventato l’automobile, non sarei una persona che sa guidare. Senza i creatori di tanti farmaci, probabilmente sarei già sotto terra. Devo molto anche agli scopritori delle patate e agli inventori di internet. Ma anche a Gesù, a Dante e a Mazzini, uno di quelli che hanno fatto l’Italia. La mia leggera inflessione dialettale è la testimonianza sonora più immediata, di questa eredità, che a mia volta sto trasportando verso il futuro, trasmettendola ai miei figli e a tutti coloro che impareranno qualcosa da me. Anche a te, amico mio o amica mia, che stai leggendo questo blog.

[La foto iniziale è di AndreA.]

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