Invictus

lasanta.com.ec, Nelson Mandela
Out of the night that covers me,
Black as the pit from pole to pole,
I thank whatever gods may be
For my unconquerable soul.

In the fell clutch of circumstance
I have not winced nor cried aloud.
Under the bludgeonings of chance
My head is bloody, but unbowed.

Beyond this place of wrath and tears
Looms but the Horror of the shade,
And yet the menace of the years
Finds and shall find me unafraid.

It matters not how strait the gate,
How charged with punishments the scroll,
I am the master of my fate:
I am the captain of my soul.

Dal profondo della notte che mi avvolge,
Nera come l’abisso da un estremo all’altro,
Ringrazio qualunque divinità esista
Per la mia anima invincibile.

Nella feroce morsa delle circostanze
Non ho arretrato, né gridato.
Sotto i colpi d’ascia della sorte
Il mio capo è insanguinato, ma indomito.

Oltre questo luogo d’ira e lacrime
Incombe il solo Orrore delle ombre
Eppure la minaccia degli anni
Mi trova e mi troverà senza paura.

Non importa quanto stretta sia la porta,
Quanto carica di punizioni la sentenza,
Io sono il padrone del mio destino:
Io sono il capitano della mia anima.

Questa poesia – il cui titolo deriva dal latino “invictus“, invincibile – è stata  scritta nel 1875 dal poeta inglese William Ernest Henley. È famosa per essere stata usata da Nelson Mandela per alleviare gli anni della sua prigionia durante l’apartheid. Per questo è anche citata nel film Invictus – L’invincibile, del 2009, diretto da Clint Eastwood con Morgan Freeman e Matt Damon.

[La foto è di La Santa, Ecuador]

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