Come si fa la meditazione vipassana

clarissa rossarola, meditationLa vipassana è una delle forme di meditazione più tipiche del nostro tempo, nonostante le origini molto antiche. Questa pratica si svolge con modalità molto simili rispetto ad altre forme di meditazione: tipicamente in posizione seduta, con gli occhi chiusi o semi-chiusi, concentrandosi prevalentemente sul respiro. Tra tutte le forme di meditazione, è quella più lontana dalla religione, pur non essendo in contrasto con essa, dal momento che in genere non fa riferimento a organizzazioni né tanto meno a ordini monastici ed è del tutto priva di ritualità. La meditazione vipassana costituisce anche la base della pratica di mindfulness.

Nella meditazione vipassana la concentrazione è il requisito principale, ma a prevalere è la dimensione dell’osservazione. Standosene seduti per 20, 30, 45 o 60 minuti (durate tipiche delle sessioni), ci si concentra unicamente su ciò che accade nel momento presente, cioè nel qui (e non altrove) e ora (e non nel prima o nel dopo). Essere concentrati sul momento presente in pratica si traduce nel porre l’attenzione sulle uniche cose che in questo momento esistono realmente: la propria mente e il proprio corpo, con le sue sensazioni.

La mente e i cinque sensi sono le porte attraverso cui i vari fenomeni entrano nello spazio vuoto della coscienza. Tali fenomeni vi entrano, rimangono per un po’ di tempo e poi escono. Tutto ciò avviene continuamente, nella nostra vita. Ma siccome durante la meditazione non ci dobbiamo occupare di altro, essa diventa un ottimo esercizio per comprendere meglio la realtà. Di che fenomeni si tratta? Nella coscienza entra di volta in volta rutto ciò che passa attraverso i cinque organi sensoriali – dunque suoni, forme e colori, odori, sensazioni tattili, sapori – o che si forma nella mente, ovvero i pensieri, le emozioni, le percezioni.

Mentre ce ne stiamo seduti, avvengono un sacco di cose: il respiro rallenta, sorgono pensieri, vanno e vengono emozioni, proviamo prurito, sonno, dolore, piacere. Si odono rumori e si avvertono odori. Ma nella meditazione vipassana non ci interessa in alcun modo il contenuto di tali sensazioni; ad esempio qual è la fonte di un certo suono o perché sto provando una certa emozione. Rimaniamo in contatto solamente col sentire in sé, siamo consapevoli che stiamo sentendo, avvertiamo la qualità del sentire, ma mantenendoci a debita distanza dai relativi contenuti

Il respiro viene usato semplicemente come ancoraggio al momento presente. Altri mezzi di ancoraggio possono essere la posizione del corpo nel suo insieme o l’attenzione verso la parte del corpo che poggia a terra, che fa da sostegno.

Alberto Cortese, un maestro di meditazione vipassana, pone l’accento sulla distinzione tra mente operativa e mente contemplativa, i due atteggiamenti opposti che può assumere la nostra mente. Nella meditazione vipassana lasciamo spazio alla mente contemplativa, sacrificando quella operativa. È il momento del non fare, piuttosto che del fare. Ma una piccola componente di mente operativa va comunque mantenuta, per consentirci di essere sempre attenti a tornare al momento presente ogni volta che ci perdiamo nei pensieri.

Uno dei più famosi maestri italiani di vipassana è Corrado Pensa, fondatore dell’A.me.co. e pioniere della meditazione in Italia. Un’altra insegnante che consiglio caldamente è Letizia Baglioni. Ma ce ne sono moltissimi altri.

Nonostante la meditazione vipassana si basa interamente sulla tradizione buddhista, non ho mai sentito un insegnante vipassana definirsi buddhista. Non è così strano, se si pensa che tali maestri cercano di insegnare soprattutto a non attaccarsi a nulla.

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[La foto è di clarissa rossarola, Brasile]

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Una risposta

  1. 15 luglio 2015

    […] Vipassana, in particolare, mira proprio all’osservazione profonda di tale processo. Abbiamo visto come la nostra mente abbia un comportamento ambivalente che, per comodità, può essere scisso in […]

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