Cos’è la meditazione? Un viaggio verso l’ignoto

Buddha Jyothiprasad, Lone JourneyCos’è la meditazione? È un viaggio esplorativo verso l’ignoto, che possiamo compiere solo se siamo disposti a mollare la zavorra delle certezze sulla nostra identità, oltre che sulle nostre idee e opinioni. Una zavorra che si manifesta tramite i pensieri che di continuo si affacciano alla mente. Pensieri consueti e ripetitivi, che con l’esercizio quotidiano possiamo imparare gradualmente a riconoscere e lasciare andare.

La pratica di meditazione consiste dunque nell’esercitarsi a mantenere la mente sempre più a lungo in equilibrio, in una condizione nella quale è presente una dialettica tra due opposti, una tensione nascosta tra due polarità:

  • da un lato, lo spazio aperto del non conosciuto,
  • dall’altro, il fluire rassicurante dei nostri pensieri abituali.

Ma ecco cosa succede in concreto.

Il viaggio verso l’ignoto

Meditare è un viaggio verso l’ignoto, perché nel momento in cui scegliamo di dirigere la consapevolezza verso tutto ciò che può accadere nel momento presente, lo facciamo senza preferenze:

  • senza soffermarci su ciò che ci piace e tenerci lontani da ciò che non ci piace;
  • senza distinguere tra giusto e sbagliato;
  • senza voler dare una spiegazione a ciò che accade;
  • senza andare in cerca di qualcosa in particolare.

Questo può avvenire se lasciamo a riposo quella parte della nostra mente che ricerca il ragionamento, che vuole capire i fenomeni e possibilmente intervenire per modificarli. Se rinunciamo per un certo lasso di tempo a questo atteggiamento – anche se è l’atteggiamento per noi più normale – lasciamo spazio a un altro aspetto della nostra personalità: la capacità di contemplare, di osservare disposti allo stupore e all’abbandono.

Sarà capitato a tutti di trovarsi al cospetto di una bella luna piena. È notte e non possiamo fotografarla. Non abbiamo impegni imminenti e dunque ce ne rimaniamo ad ammirarla, catturati dal suo aspetto misterioso.

Adottando lo stesso atteggiamento nel corso di una sessione di meditazione, rimaniamo seduti a osservare tutto ciò che passa per la nostra coscienza: suoni, sensazioni, percezioni tattili, odori, sapori, stati d’animo. È un mix unico e irripetibile di elementi. Ciò che sta accadendo in questo preciso momento non si verificherà mai più allo stesso modo, né si è verificato in passato. È un’opera d’arte istantanea in esclusiva per noi, che possiamo ammirare se ne siamo capaci.

Questo susseguirsi di paesaggi istantanei e cangianti è del tutto inaspettato: non sappiamo mai prima come sarà. Potrà essere piacevole ma anche spiacevole. Dunque richiede anche un po’ di coraggio. Però è il vero fluire della vita in noi, che ci porta a contatto con le verità più profonde del nostro essere.

I soliti, vecchi, cari pensieri

Tra i vari stati mentali che si affacciano alla coscienza durante la meditazione ci sono anche i pensieri. Arrivano anch’essi inaspettati e non richiesti. Ma diversamente dagli altri fenomeni, i pensieri appartengono ad un ambito molto più familiare, circoscritto e dunque rassicurante. Raramente si manifesta un pensiero creativo e nuovo. Il più delle volte si tratta di ragionamenti e discorsi che abbiamo fatto migliaia di volte.

Nel corso della giornata ripetiamo di continuo questi pensieri, in un modo che li consolida sempre di più, fino a farli diventare ferme convinzioni. Convinzioni che contribuiscono a determinare e a rafforzare sempre di più l’idea che abbiamo di noi stessi, a definire la nostra identità.

È facile rimanere intrappolati in tali pensieri, perché il loro essere ben conosciuti e familiari ci rassicura e soprattutto ci evita di mettere in discussione la nostra identità.

È la zavorra che ci impedisce di volare verso terre inesplorate, che ci mantiene ancorati al nostro piccolo mondo provinciale delle idee e convinzioni che già abbiamo.

Con l’esercizio quotidiano della pratica di meditazione acquisiamo piano piano due capacità:

  • la capacità di riconoscere la natura ripetitiva di tali pensieri, oltre che di vederne l’inconsistenza; basta un niente, infatti, perché si dissolvano senza conseguenza alcuna;
  • la capacità di vederli insorgere e di lasciarli andare gentilmente, prima che si sviluppino in modo discorsivo.

Dunque meditare è liberarsi ogni giorno di più della zavorra, per potersi alzare in volo. Ma il bello di questo viaggio è che non è stata fissata alcuna destinazione. Non si va da nessuna parte in particolare. Non c’è alcuna missione da compiere o luogo da raggiungere- È solo pura e semplice esplorazione.

Per approfondire:

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pensieri

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[La foto è di Buddha Jyothiprasad]

 

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