Digital Mindfulness: le 6 sfide di internet alla meditazione

Bo Hasse Gustafsson, SmartphoneDigital Mindfulness è l’evento che si è appena svolto a Roma con grande interesse del pubblico presente. Il tema è infatti molto caldo: come conciliare la pratica di consapevolezza e di meditazione con un uso quotidiano di dispositivi digitali come gli smartphone e soprattutto con i frenetici ritmi della vita di oggi.

In attesa di pubblicare i video dell’incontro, sintetizzo la traccia di discussione.

Non fare niente?

La prescrizione per eccellenza della meditazione è di non fare niente. Non nel senso di oziare, ma di fermarsi periodicamente, senza neanche pensare, per poter semplicemente osservare. Un’osservazione contemplativa, senza contenuti, che alla lunga si trasforma in visione profonda della realtà.

Il mondo digitale sembra andare in direzione contraria:

  • il web per sua natura ci spinge all’azione, lo dimostra la ricchezza di stimoli che circonda un contenuto in una qualsiasi pagina web;
  • tendiamo a illuderci che sia possibile il multitasking (fare più cose contemporaneamente), ma ne sono capaci solo alcuni computer, non gli esseri umani;
  • i dispositivi digitali richiedono attenzione continua, con le loro notifiche;
  • internet è integrata nel nostro corpo, grazie agli smartphone e agli emergenti “wereables”, i dispositivi indossabili;
  • sempre più le macchine dettano il ritmo e gli stili di vita, ma non riusciamo a star loro dietro.

Il nostro alter-ego sulla “nuvola”

Oggi internet viene sempre di più assimilata all’immagine della nuvola (“cloud“), per esprimere la sua natura ubiqua e poliforme. Internet non è più una rete di computer collegati tra loro, ma un aggregato di datacenter tramite i quali i padroni della rete (Google, Facebook, Amazon, Apple) gestiscono i loro servizi – disponibili ad ogni ora del giorno e della notte – e custodiscono tutti i dati che ci riguardano, dalle foto che postiamo online alla cronologia dei contenuti fruiti sui vari siti. Ciò comporta che:

  • siamo potenzialmente online 7 giorni su 7, 24 ore su 24;
  • in ogni momento possiamo essere portati via lontano dal qui e ora;
  • si viene a creare una nostra identità digitale, con la quale rischiamo di identificarci quale identità fissa e immutabile;
  • la mancanza di privacy è sempre più inevitabile, ma è anche uno stimolo a praticare la “retta parola” e la “retta azione”, per non doverci mai pentire di nulla.

Karma digitale

Karma è la parola sanscrita che significa “azione” ed esprime l’insieme degli effetti provocati nel corso della vita dai nostri pensieri, parole e azioni. Abbiamo già parlato qui di karma digitale quale contributo che diamo alla rete con le nostre attività online. Questo concetto può insegnarci che:

  • dobbiamo mettere molta cura e consapevolezza in ciò che facciamo online;
  • la nostra sfera intima è ormai diventata di pubblico dominio;
  • il nostro karma digitale ci segue ovunque e ci sopravviverà.

L’influenza di Facebook

Facebook è ormai parte integrante della realtà umana, essendo una delle attività più praticate oggi dagli esseri umani, col suo miliardo e mezzo di utenti. Dobbiamo interrogarci seriamente sulle conseguenze di ciò:

  • Facebook è una tipica manifestazione del karma digitale: il diario personale di un utente rappresenta il contributo che quest’ultimo dà alla collettività online;
  • i nostri consumi su Facebook sono completamente guidati dagli altri, che ci influenzano con ciò che scelgono di condividere;
  • siamo sempre più schiacciati nel momento presente, essendo estremamente difficile fruire di contenuti più vecchi di qualche settimana;
  • Facebook, con la sua enorme influenza, sta cambiando la nostra mente, sia a livello individuale che collettivo.

Lontani dal corpo

Il problema che abbiamo un po’ tutti è che tendiamo a ignorare di avere un corpo, essendo proiettati di continuo verso oggetti mentali “esterni”. Quando siamo online – cosa che avviene sempre più spesso e in ogni luogo – questa situazione viene esasperata:

  • ogni volta che usiamo un dispositivo digitale veniamo proiettati in una dimensione diversa da quella nella quale ci troviamo: in un luogo diverso e in un tempo diverso, lontani dalle persone che ci circondano, e ciò avviene molte volte nel corso della giornata;
  • il molto tempo passato sui dispositivi digitali ci fa perdere il contatto col corpo, al punto che non sappiamo più come stiamo e assumiamo abitudini dannose per il corpo stesso.

Determinismo autolesionista

Siamo tutti sempre più convinti che la tecnologia possa risolvere ogni tipo di problema, che ci sia una app per ogni basilare esigenza umana, dal trovare il partner al mantenere il corpo in salute.

Questo atteggiamento rivela in realtà la fragilità della condizione umana, ogni volta che cerchiamo in qualche entità esterna le risposte ai nostri problemi, proprio come facevano gli antichi quando si affidavano agli oracoli.

E dunque?

In questo contesto, dobbiamo chiederci come sia possibile oggi, per chi pratica la meditazione:

  1. Stare col momento presente
  2. Osservare senza voler cambiare
  3. Essere in contatto con il corpo, con le emozioni e con i pensieri
  4. Dedicarsi alla contemplazione
  5. Sviluppare la propria intelligenza emotiva
  6. Impegnarsi per un risveglio collettivo

Il dibattito è aperto.

Un ulteriore incontro su questi temi è previsto per sabato 21 novembre a Roma, dalle 17 alle 19, presso il centro Igea, Lungotevere Prati, 19. L’incontro comprende anche pratica di meditazione. Pertanto si prega di arrivare puntuali.

[La foto è di Bo Hasse Gustafsson, Svezia]

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Una risposta

  1. Nicola ha detto:

    Ogni mattino ci si trova dalle ore 6:00 per meditare in gruppo via Skype, breve introduzione di meditazione Vipassana, circa 10 minuti, poi si stacca ed ognuno medita per conto proprio. Poi ci si ricollega dalle ore 6:45 alle ore 6:50 . Per chi fosse interessato contattatemi al nome Skype:yoganidra47
    Ps. Il Digitale è semplicemente un mezzo molto potente

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