Ecco quando essere vegetariani fa male

Alex, MareikeEssere vegetariani fa male o fa bene? È giusto o sbagliato? Anche questa scelta eticamente generosa può comprendere aspetti non del tutto positivi. Giovedì scorso la TV ha trasmesso un’interessante e utile puntata del programma Announo dedicata al consumo di carne, nel corso della quale animalisti e allevatori di bestiame si sono confrontati su un terreno sempre più scottante. Decidere se consumare carne o essere vegetariani – con le tante posizioni intermedie, tutte rispettabili – è infatti una scelta squisitamente personale, ma con importanti implicazioni di carattere sanitario, etico, ambientale.

Le motivazioni

Chi sceglie di adottare una dieta vegetariana lo fa sotto la spinta di tante possibili motivazioni diverse: perché con l’attuale popolazione mondiale il consumo di carne non è più sostenibile; perché gli allevamenti contribuiscono in modo sostanziale alla deforestazione e al riscaldamento globale; perché il consumo di massa di carne richiede gli scandalosi allevamenti intensivi; perché animali come le vacche e i maiali soffrono e hanno paura di morire proprio come noi; perché l’alimentazione vegetariana è più sana, tanto che chi fa questa scelta vive mediamente più a lungo, come ha ricordato Umberto Veronesi nel corso della suddetta puntata di Announo.

Essere vegetariani è dunque principalmente una scelta etica, non largamente condivisa (si stima che in Italia interessi il 7% delle persone) ed è per questo che molti vegetariani si sentono in dovere di battersi per pubblicizzare la propria idea, il vegetarianismo.

La lezione zen

Allora quand’è che essere vegetariani fa male? Quando chi ha fato questa scelta si sente di essere dalla parte giusta, giudicando gli altri in errore e creando una barriera di appartenenza, tracciando un confine tra giusto e sbagliato. A questo proposito trovo illuminante il seguente episodio della vita del maestro zen Thich Nhat Hanh, raccontato da Jim Forest. Si consideri che Thich Nhat Hanh è sempre stato vegano e ha adottato l’alimentazione vegana nell’ambito di tutte le attività del suo movimento.

“Ricordo di essere andato con Nhat Hanh e Phuong [ora Sister Chan Khong] a uno degli aeroporti di Parigi ad accogliere una volontaria che arrivava dall’America. Tornando, la volontaria ha parlato a lungo su quant’era dedita al vegetarianismo e come era contenta di stare con vegetariani convinti. Quando abbiamo passato un macellaio di polli a Parigi, Nhat Hanh ha chiesto a Phuong di fermarsi. È entrato e ha comprato un pollo che abbiamo mangiato quella sera nel nostro appartamento a Sceaux. È l’unica volta che ho mai visto Nhat Hanh mangiare la carne.”

I maestri zen hanno sempre preferito i gesti concreti alle parole, per i propri insegnamenti. E questo m sembra molto significativo. Creare divisioni è evidentemente il male peggiore, per il monaco vietnamita. Ancora peggio che includere gli animali nella propria alimentazione.

Vedi altri articoli su:

vegetarianismo

giusto e sbagliato

Thich Nhat Hanh

[La traduzione è di Bar Zecharya, che ringrazio per aver segnalato questo episodio]

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[Foto di Alex, Stati Uniti]

libro zen in the cityÈ in libreria "Zen in the City", Edizioni Mediterranee, il libro che approfondisce e amplia i temi trattati in questo blog, proponendo nuovi esercizi per stare meglio in ogni occasione della nostra frenetica, dissociata e sempre più folle vita.

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5 Risposte

  1. Flanders ha detto:

    A mio parere tutte le proprie convinzioni vanno rispettate sempre e comunque, a prescindere da quello che fanno gli altri o si rischia di essere delle banderuole.
    Se uno è vegetariano, per le più svariate ragioni, lo deve essere sempre e non si crea alcuna barriera con le altre persone se uno ad una cena con gli amici mangia legumi anziche carne, pur rispettando le diverse ideologie degli altri

  2. Marina ha detto:

    Ho condiviso questo articolo sulla pagina facebook del mio blog e mio malgrado ne è nata una piccola discussione con una persona credo vegana che non ha fatto apprezzato il gesto del maestro zen. E questo credo che sia indice di quanto ci sia un gran bisogno di questo genere di insegnamenti (non solo sull’argomento alimentazione ovviamente). Grazie, ho particolarmente apprezzato l’articolo 🙂

  3. Giulia ha detto:

    Non è che il maestro semplicemente aveva voglia di carne quella sera? 🙂 Scherzi a parte, anche io sono vegana convinta e purtroppo spesso mi sono ritrovata a litigare con altri vegani riguardo ai rapporti con “gli altri”. Personalmente, giudico sbagliato il mangiare carne ma non lascio che lo stile alimentare etichetti e identifichi le persone.

  4. Alessandro ha detto:

    Sono vegano, sebbene sia “flessibile”, ovvero: in casa mia o finchè ne ho la possibilità materiale mangio vegano, quando cucina qualcun’altro o non ne posso fare a meno (ristorante che non sia pizzeria), allora divento vegetariano. Voglio che le mie scelte vengano rispettate, ma, contemporaneamente, non voglio essere un peso per le altre persone, mettere a disagio il “cuoco” di turno o, semplicemente, chiudermi nei miei ideali ed essere intransigente. E’ giusto essere coerenti con se stessi, ma bisogna anche essere rispettosi degli altri: questa è la mia opinione e il “compromesso” a cui sono arrivato – ed è una cosa prettamente soggettiva, sia chiaro.
    Non credo che il non mangiare carne/pesce crei una barriera – e neanche il regime vegano, nonostante richieda più savoir – faire sociale, diciamo così 😉

    Soprattutto non bisogna avere l’arroganza di credere di essere meglio degli altri, cosa che, ahimè, sia da parte di vegani, sia da parte di carnivori, spesso accade. In qualsiasi caso, una buona dose di umiltà e rispetto sono sempre necessari.

  5. Roberto ha detto:

    Sono capitato su questo blog per caso e questo è un post vecchio, ma spero che il mio commento possa essere d’interesse per qualcuno. Non m’interessa tanto il vegetarianesimo, ma il metodo generale esposto. Cioè: che anche quando si pensa di fare una scelta eticamente corretta non bisogna criticare o giudicare le scelte degli altri. Questa idea (che qui è applicata al vegetarianesimo ma può essere applicata a qualsiasi argomento) è totalmente illogica. Per accorgersene, basta sostituire il vegetarianesimo con un’altra qualsiasi scelta etica e si vede subito come il principio è assurdo. Proviamo l’esperimento con “dire la verità”: una scende dall’aereo difendendo l’onestà e il dire la verità e criticando chi mente, allora io comincio a dire bugie per mostrare che non bisogna dividere ma unire! Che sciocchezza. Potete provare l’esperimento con cose più gravi, come l’uccisione di esseri umani o il razzismo o la tortura.
    Il problema che ci si pone davanti è, di volta in volta, se una scelta è eticamente migliore di un’altra. Non certo se qualcuno ci rimane male perché si sente criticato!
    Il senso profondo di Upekkha, nell’insegnamento del Buddha, non è certo di astenersi dalla critica etica per evitare di discriminare chi è in errore. Quella sarebbe indifferenza morale, e complicità con comportamenti non salutari.
    Basta comunque il buon senso per mostrare quanto sia illogica la storiella.
    Scusate l’intrusione.
    Roberto

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