Gli effetti della meditazione sulla salute

Premasagar Rose (Londra), The Collective Soul

Meditare tutti i giorni ha effetti pratici sulla nostra salute, fisica e mentale? Chi pratica abitualmente, sa quanto ciò influisca positivamente sul proprio benessere, ma di solito non usa la consapevolezza come forma di “medicina preventiva”. Ciò nonostante, può essere utile una breve rassegna delle ricerche scientifiche sull’argomento.

Come premessa, va detto che non c’è al momento alcuna teoria generale, che veda concordi tutte le discipline, riguardo gli effetti della meditazione sulla salute, ma solo una serie di studi, che ne hanno evidenziato i benefici su aspetti specifici.

Riduzione del dolore e dello stress

C’è un contesto, nel quale la meditazione viene applicata metodicamente, per sfruttarne la capacità indirettamente curative: la Mindfulness-Based Stress Reduction (MBSR), sviluppata da Jon Kabat-Zinn nel 1979 presso il Medical Center della University of Massachusetts. Centri MSBR sono ormai presenti all’interno di ospedali in tutto il mondo,  e si basano sul potere della “mindfulness” di ridurre lo stress. Quest’ultimo è un forte fattore di peggioramento delle condizioni e dei sintomi dei pazienti, specie in caso di dolori cronicifibromialgiacancro e coronaropatia. Si veda questo articolo (pdf) per approfondire.

Reazioni del corpo

Nel 1975 Herbert Benson, fondatore del Mind-Body Medical Institute, affiliato all’Università di Harward, ha individuato gli effetti della meditazione nel corpo (“Relaxation Response“), che comprendono cambiamenti in metabolismobattito cardiacorespirazionepressione sanguigna, chimica del cervello.

Emozioni positive

Uno studio di Richard Davidson e Jon Kabat-Zinn ha svelato che 8 settimane di meditazione “mindulness” producono un aumento significativo dell’attività della parte frontale sinistra del cervello, tipicamente associata a stati emotivi positivi. Pare che potenzialmente siamo capaci di gestire le emozioni positive, come qualsiasi altra abilità che si può ottenere con l’esercizio, come imparare a guidare la bici o a suonare il piano.

Effetti calmanti

Secondo lo statunitense National Institutes of Health (NIH), “alcuni tipi di meditazione potrebbero ridurre l’attività del sistema nervoso simpatico e incrementare l’attività di quello parasimpatico“, cioè ridurre l’eccitazione e indurre la calma. Inoltre, misurazioni con l’elettroencefalografia hanno evidenziato proprio come certe zone del cervello vengano più irrorate di altre, nel corso della meditazione.

Flusso

In psicologia, il flusso (“flow“), o esperienza ottimale, è uno stato di coscienza in cui la persona è completamente immersa in un’attività, in una condizione di focalizzazione sull’obiettivo, motivazione intrinseca, positività e gratificazione nello svolgimento di un particolare compito. Tale condizione può essere indotta da tecniche di meditazione come la mindulness o di tipo Anapanasati (consapevolezza del respiro). Si veda questo studio (pdf).

Sonno

Uno studio dell’Università del Kentucky ha evidenziato come i meditanti di lunga data dormano mediamente meno, rispetto alle altre persone, anche a parità di età e di sesso, senza per questo subire contraccolpi nella capacità di vigilanza.

Forme particolari di meditazione

Alcuni studi si sono soffermati su forme specifiche di pratica meditativa, evidenziando però solo aspetti particolari.

  • La meditazione Vipassana, secondo questo studio e quest’altro, sembra provocare un aumento della materia grigia cerebrale in certe zone del cervello, rallentando l’invecchiamento di quest’organo.
  • Le ricerche di James Austin (University of Colorado) sulla meditazione Zen proverebbero che essa “ricabla i circuiti” del cervello, interrompendo certi flussi e attivandone altri, modificando lo stato di quella che chiamiamo “coscienza”.
  • È stato poi accertato che la meditazione di Metta, finalizzata a coltivare la compassione verso tutti gli esseri, nei praticanti di lunga data provoca un aumento significativo delle onde gamma nel cervello, quelle collegate alla parte di attività più sofisticata del cervello, legata alla consapevolezza.
  • Vari studi sulla meditazione trascendentale ne hanno evidenziato la capacità di ridurre l’ansia, gli stati emotivi negativi e il “neuroticismo”.
  • Il Kundalini Yoga provocherebbe, invece, un abbassamento della temperatura della pelle.

Effetti negativi

Per quanto riguarda le controindicazioni, un’agenzia del governo Usa consiglia cautela per persone con particolari problemi psichici o fisici. Eventuali effetti negativi possono sorgere, secondo la stessa fonte, quando si usa la meditazione per distogliere l’attenzione da problemi o crisi emergenti nella propria vita, oppure quando si ricorre alla meditazione per curarsi, sia dal punto di vista psichico che fisico, anziché consultare un medico.

Per approfondire

La letteratura su questa materia è sterminata. Come per tutti gli studi scientifici, i materiali più interessanti sono in inglese. Sintesi efficaci le ho trovate su Wikipedia (Research on meditation) e sul sito Mindful (Your Brain on Meditation). Una bella raccolta di articoli sulla materia si trova anche sull’Huffington Post (Mindfulness Research). Sullo stesso sito, c’è un’infografica che riassume gli effetti che la meditazione ha sul corpo.

[La foto iniziale è di Premasagar Rose]

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2 Risposte

  1. Marco ha detto:

    Commento a priori per quel gran numero di psicologi, psichiatri, scienziati, esperti e figure autorevoli che pensano materialisticamente che se l’effetto non è misurabile sul piano fisico l’effetto non ci sia. Tanti dei benefici che vengono descritti come se fossero dati dall’ennesima banale medicina sono in realtà risposte di un corpo sano quando il suo proprietario sta facendo qualcosa che gli piace. Probabilmente se gli stessi che hanno condotto questi test avessero preso, che ne so, uno scacchista e avessero misurato i suoi parametri dopo una partita stimolante, avrebbero trovato qualcosa di simile

  2. paolosub ha detto:

    Ho aggiunto anche il link ad un articolo ben fatto, che ho trovato, su “Yoga e Meditazione: tecniche di aiuto per migliorare
    la vita del paziente oncologico” (http://gimle.fsm.it/34/2s-b/02.pdf)

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