Godersi il privilegio di camminare in città

Foto di FaceMePLSDa abitante di una metropoli italiana quale sono, tutti i giorni mi impegno a ricercare il benessere in questo ambiente apparentemente così poco amichevole, che, in fin dei conti, però, è il mio ambiente.

E così ti propongo, mio caro lettore, un’occasione di meditazione da praticare in qualsiasi momento in città, facendo tesoro degli insegnamenti dello zen, una delle possibili vie per trasformare ogni atto della vita quotidiana in un’opportunità di liberazione.

Mentre camminiamo in città, siamo immersi in un ambiente che non è piacevole e stimolante come quello naturale, che potremmo trovare in campagna o anche in un parco urbano. Specialmente nelle metropoli, a dominare sono spesso il rumore, la sporcizia, i cattivi odori, l’atteggiamento indifferente e qualche volta aggressivo delle persone che incrociamo.

Inoltre, spostandoci sui marciapiedi dello spazio urbano, difficilmente possiamo praticare la meditazione camminata “classica”, caratterizzata da un’attenzione piena ad ogni passo, quindi molto lenta.

Quello che io propongo qui è di assumere un nuovo modo di camminare quando, per necessità, dobbiamo spostarci a piedi all’interno della città. Un camminare pienamente consapevole, sereno, equanime. Un’esperienza di vita importante quanto qualsiasi altra.

1) Innanzi tutto, consideriamo gli aspetti positivi. Camminare in città, in molti casi, è un privilegio, perché fa comunque bene. Chi si muove con mezzi privati, va a finire che non fa mai un passo e relega all’eventuale palestra tutto il bisogno di attività fisica del corpo. Inoltre, poter muovere liberamente il proprio corpo, potere camminare, correre, saltare, è una fortuna. Non tutti se lo possono permettere. Non tutti hanno le gambe che funzionano bene. Godiamoci dunque il privilegio di un corpo che si muove come vogliamo.

2) Poi consideriamo il nostro respiro. Stiamo facendo almeno due cose insieme: camminare e respirare, ciascuna con un proprio ritmo. In che relazione sono la frequenza del respiro con quella dei passi?

3) Quindi portiamo l’attenzione al corpo che si muove. Col procedere dei passi, possiamo sentire i muscoli delle gambe che lavorano. È un lavorare lieve e piacevole. Le gambe stanno facendo il loro mestiere, ciò per cui la natura le ha modellate. Sento anche tutto il corpo che si muove nello spazio, che procede in avanti: il torace, le spalle, il viso. Su di esso, sento anche la resistenza dell’aria. Le spalle e le braccia si muovono, anche, accompagnando il ritmo dei passi. È una sensazione piacevole. La sensazione di tutto il corpo che si muove in senso orizzontale, attraversando la città.

4) È molto interessante anche osservare le nostre reazioni rispetto alle persone ed alle situazioni che incontriamo lungo il nostro cammino. Ho notato, ad esempio, che la reazione istintiva della mia mente è quella di emettere un giudizio discriminante, per ogni persona che mi capita sotto tiro: quello va bene, quest’altro no, questa qua deve essere un tipo così, quell’altro è di quella certa categoria, eccetera. È pure naturale, fino ad un certo punto. Così è fatta la mente. Alcune persone e situazioni mi ispirano simpatia, altre repulsione. Il cucciolo di cane mi fa tenerezza, il cassonetto strapieno di immondizia mi disgusta. Mi limito però ad osservare quello che succede in me e basta. Senza giudicarmi, senza cercare di correggermi. Poi si vedrà.

Per concludere, cito un passaggio che mi sembra molto utile, di Jon Kabat-Zinn*, l’inventore della mindfulness:

“Se vi scoprite in preda alla fretta o all’impazienza, rallentare il passo contribuirà a placarvi e a ricordarvi che ora siete qui e quando arriverete, là vi troverete là. Se perderete il senso del qui, altrettanto avverrà per il . Se la vostra mente non è focalizzata sul punto in cui vi trovate, è poco probabile che lo diventi solo perché siete arrivati altrove”.

Risorse on line sulla meditazione camminata

Colgo qui l’occasione per segnalare alcuni tra i tanti spunti che il web ci offre in tema di meditazione camminata, un’importante pratica di crescita interiore, su cui voglio tornare presto.

La pura gioia del camminare consapevole, così come il valore che il camminare in sé può assumere, è molto bene espressa in questa poesia di Thich Nhat Hanh, di cui cito tre soli versi:

Poi impariamo
che non c’è un cammino di pace;
camminare è la pace.

Sempre dello stesso autore, in questa pagina sono citati passi di libri che spiegano molto bene la meditazione camminata.

Inoltre ci sono molti video interessanti, tra cui i seguenti.

How To Practice Buddhist Walking Meditation
Video didascalico di 2 minuti e mezzo che spiega in inglese, passaggio dopo passaggio, tutto ciò che è necessario per la meditazione camminata.

Walking Meditation with Thich Nhat Hanh
Frammento di video nel quale il maestro zen Thich Nhat Hanh parla del valore e delle origini della meditazione camminata (in inglese).

[Ringraziamenti per i link esterni: a meditare.net per la poesia, a ZenQuieOra per i passi di Thich Nhat hanh, a YouTube per i video.] [*Il brano è tratto da Kabat-Zinn J., “Dovunque tu vada ci sei già”, p. 123, TEA, 2001.] [La foto iniziale è di FaceMePLS.]

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Una risposta

  1. paolosub ha detto:

    Per chi l’ha letto già, ho aggiornato l’articolo, aggiungendo la citazione da Jon Kabta-Zinn.
    paolo

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