Internet è il nostro karma digitale

Mike Pickard (Melbourne, Australia), WLF(M)UNRÈ sempre più palese come ormai una tutela completa della privacy sia impossibile. Ogni nostro movimento, ogni telefonata, ogni ricerca sul web, ogni parola scambiata su Facebook e Twitter: tutto viene registrato e utilizzato, chissà come, da persone a noi sconosciute. Meglio dunque farsene una ragione e prenderci cura delle tracce che lasciamo, il nostro “karma” digitale.

Internet ovunque

Un politico tedesco, Malte Spitz, si è fatto consegnare da Deutsche Telekom i tabulati relativi al proprio traffico telefonico di 6 mesi e li ha inviati al periodico Die Zeit, il quale li ha combinati con gli interventi di Spitz su Twitter e sui blog, e ne ha tratto questa mappa animata, che dimostra con quale dettaglio sia possibile conoscere tutto ciò che facciamo.

Analoghe capacità di sapere tutto di noi ce l’hanno Google (con le ricerche effettuate, la navigazione su Chrome, le Google Maps, l’uso del telefono Android, la Gmail, ecc.) Facebook (con i “mi piace” che lasciamo ovunque) e tutti i servizi di terze parti ad essi collegati. E nessuno ci garantisce che tali società non rivendano ad ulteriori soggetti questi dati.

Il recente scandalo, scoppiato grazie alle rivelazioni dell’ex agente Edward Snowden, ha dimostrato che, tramite il programma Prism, gli Stati Uniti effettuano una sorveglianza di massa delle attività online degli utenti (email, chat, video, foto, conversazioni, social network), non solo Usa, grazie alla collaborazione di tutti i colossi della Rete – come Google, Facebook, Microsoft, Skype e Apple – e non si sa in accordo con quali altri governi nazionali.

Come se non bastasse, in aggiunta alle telecamere presenti ormai ovunque, quando verranno messi in commercio i Google Glass – gli occhiali che permettono a chi li indossa di riprendere tutto ciò che vede, mentre naviga sui internet – si aprirà un’ulteriore frontiera, nella società della sorveglianza, che ci abituerà ad una dimensione della privacy ancora più labile.

Il nostro karma digitale

Possiamo fare a meno di Facebook, possiamo fare a meno dello smartphone, ma, se non vogliamo vivere isolati dal resto del mondo, è inevitabile che lasciamo di continuo tracce digitali, ovunque, dei nostri movimenti, azioni, punti di vista, progetti, desideri, paure.

“Karma” è un termine sanscrito che significa “azione” e che, nelle tradizioni spirituali indiane, rappresenta il motore che da origine al ciclo continuo di cause ed effetti. Il karma può essere inteso come la somma di tutte le azioni che compiamo, nell’ambito delle quali dobbiamo includere anche le parole che pronunciamo e i pensieri che formuliamo, perché le tre cose sono inseparabili e tutte hanno degli effetti sugli altri, in una catena senza fine.

Quando moriremo, il nostro karma ci sopravvivrà, perché la catena di cause ed effetti protrarrà nel tempo le conseguenze delle nostre azioni, parole e pensieri. Il karma è dunque la nostra rappresentazione nel mondo, un alter ego che si distacca da noi ed esiste in modo autonomo.

Così è su internet: ogni cosa che facciamo online lascia tracce indelebili (chiunque può archiviare e riutilizzare le informazioni che abbiamo veicolato), che provocano conseguenze negli altri e nel mondo, senza che possiamo più controllarle. È il nostro “karma digitale”.

L’unica cosa che possiamo fare è dunque di fare molta attenzione a quello che scriviamo o facciamo online, per non doverci mai vergognare o pentire di nulla.

Vedi altri articoli su:

[L’immagine iniziale è di Mike Pickard (Melbourne, Australia)]

Potrebbero interessarti anche...

3 Risposte

  1. mainato ha detto:

    Fuori c’è la luna, appesa nel vuoto, anch’essa vuota.
    Il sole, folle d’amore, le ha lasciato un chè di roseo…
    Ritorno al computer, ma lo spengo,

    mainato

  2. Antonella ha detto:

    Grazie Paolo, ancora un prezioso suggerimento
    Antonella

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: