C’è la fiera dei miracoli: sai stupirti ancora?

edinburgo 2010, foto di paolo subioliLa capacità di stupirsi è una qualità propria dei bambini, che si perde con l’età adulta. Può trasformarsi in disincanto, assuefazione, spesso in cinismo. Ma può anche essere riscoperta, consapevoli che dentro di noi è sempre presente il bambino o la bambina che siamo stati. E i maestri spirituali hanno sempre cercato di insegnarci a riscoprire il nostro sguardo dell’infanzia. Gesù diceva che è necessario tornare ad essere “come bambini”, per vedere il Regno dei Cieli. Anche la pratica zen invita a guardare la realtà soprattutto in modo semplice, per come si manifesta qui ed ora. Come farebbe un bambino. Solo così diventa possibile vedere i miracoli che avvengono ovunque, dentro di noi e attorno a noi. Per questo ho particolarmente apprezzato questi versi della poetessa polacca Wislawa Szymborska, che, in sostanza, ci dice solo: “basta guardarsi intorno”.

La fiera dei miracoli

di Wislawa Szymborska

Un miracolo comune:
l’accadere di molti miracoli comuni.

Un miracolo normale:
l’abbaiare di cani invisibili
nel silenzio della notte.

Un miracolo fra tanti:
una piccola nuvola svolazzante,
e riesce a nascondere una grande, pesante luna.

Più miracoli in uno:
un lontano riflesso sull’acqua
e che sia girato da destra a sinistra,
e che cresca con la chioma in giù,
e non raggiunga affatto il fondo
benché l’acqua sia poco profonda.

Un miracolo all’ordine del giorno:
venti abbastanza deboli e moderati,
impetuosi durante le tempeste.

Un miracolo alla buona:
le mucche sono mucche.

Un altro non peggiore:
proprio questo frutteto
proprio da questo nocciolo.

Un miracolo senza frac nero e cilindro:
bianchi colombi che si levano in volo.

Un miracolo – e come chiamarlo altrimenti:
oggi il sole è sorto alle 3.14
e tramonterà alle 20.01.

Un miracolo che non stupisce quanto dovrebbe:
la mano ha in verità meno di sei dita,
però più di quattro.

Un miracolo, basta guardarsi intorno:
il mondo onnipresente.

Un miracolo supplementare, come ogni cosa:
l’inimmaginabile
è immaginabile.

[Ringraziamenti: a Paola Vidulis, per avermi fatto conoscere questa poesia, inviandola alla mailing list “interessere” il 13 gennaio 2010. La foto, questa volta, è mia.]

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