Vedere direttamente è la luce della scoperta

Kıvanç Niş (Turchia), Tulip Era in the Ottoman Empire...“Io non penso più in termini di fare esperienza. Le cose accadono semplicemente. La pioggia batte leggera. Il cuore pulsa. C‘è il respiro, dentro-fuori, dentro-fuori, dentro-fuori. C‘è l‘ascolto silenzioso, l‘apertura . . . il vuoto . . . il niente”. Ecco come si può essere più Zen dello Zen. O non esserlo per niente. È l’insegnamento di Toni Packer, in “La luce della scoperta”.

È utile sapere qualcosa della vita di quest’autrice, che è stata definita “una maestra Zen senza lo Zen e senza la maestra”, a testimonianza di come il rifiuto del principio di autorità, così come quello di qualsiasi etichetta o adesione ad una scuola di pensiero non debba necessariamente tradursi in anarchia o antagonismo. Anzi diventare, come nel caso di Packer, un continuo invito a guardare in profondità le cose per come realmente sono, senza mai fermarsi alla superficie.

E la profondità è proprio un tratto caratteristico degli insegnamenti di Toni Packer, che in questo rivela tutte le sue origini tedesche, quale figlia (nata nel 1927) di una famiglia di origine ebrea, che dovette scappare all’Olocausto per riparare in Svizzera – dove la giovane Toni conobbe suo marito – e poi a New York, dove si mise a studiare autori del buddhismo Zen, come Alan Watts, D. T. Suzuki e Philip Kapleau, per poi unirsi, insieme al marito, al Rochester Zen Center, un centro di “Soto Zen” fondato dallo stesso Kapleau. Durante un periodo di assenza di quest’ultimo, Toni assunse la guida del centro, apportando vari cambiamenti, tra cui l’abbandono del rakusi, l’abito rituale che, nel Soto Zen, distingue i maestri dai normali praticanti. Poco dopo il ritorno di Kapleau, Toni lasciò il centro, critica specialmente nei confronti dei rituali d’origine giapponese, e smettendo persino di definirsi buddhista. Nel 1981 fondò quello che poi si chiamò il Centro di Springwater, perdendo qualsiasi etichetta riferita sia allo Zen che al buddhismo stesso, così come lei stessa rifiutò sempre qualsiasi attributo di maestra o autorità.

Ecco di seguito qualche citazione da “La luce della scoperta”.

Vedere direttamente è la luce della scoperta. Entra in azione una nuova energia. L’energia viene liberata quando non c’è fuga, non c’è resistenza, non c’è sforzo di volontà, né opposizione, quando non c’è divisione fra ‘me’ e ‘il mio dolore’, niente! (p. 43)

Niente separazione. C’è soltanto quel che si manifesta qui e ora, e ora, e ora e ora, un libero flusso di eventi, dove nessuno fa niente, nessuno controlla, nessuno fugge.  Senza sapere. Essere là con tutto ciò che accade. Si tratta semplicemente di spostarsi dal pensiero di sé e del mondo all’essere semplicemente qui. (p. 77)

Essere qui, ora, è semplicemente vedere, semplicemente ascoltare, fare esperienza di tutto senza bisogno di diventare niente. (p. 78)

Quando non ci sentiamo separati da noi stessi, né isolati gli uni dagli altri, dall’ambente e dalla vita in generale, ma facciamo l’esperienza profonda dell’unità di tutto, non ci servono punti di riferimento morali né precetti religiosi, per astenerci dall’uccidere, dal ferire o dal danneggiare sconsideratamente l’ambiente naturale. (p. 139)

Le nuvole dai colori e dalle forme cangianti vanno per il vasto cielo aperto che è immobile, che è imperturbabile, che non sa, non ricorda e non desidera nulla. (p. 147)

Ed ecco un breve ma memorabile estratto dal libro:

La ricerca dell’illuminazione

Toni Packer, La luce della scoperta, Astrolabio edizioni, 2000, 150 pagine, 13,43 euro.

[Ringraziamenti: ad Alberto Cortese, maestro di meditazione che mi ha fatto conoscere il libro di Toni Packer] [La foto iniziale è di Kıvanç Niş, Instanbul, Turchia. La traduzione dei testi del libro è di Cristiana Carbone]

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Una risposta

  1. Giovanna ha detto:

    bellissimo grazie

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