Ajahn Sumedho – Perché pratichiamo la meditazione camminata (jongrom)

La meditazione camminata (jongrom) è una pratica in cui si cammina in modo raccolto restando in contatto con il movimento dei piedi. Si porta l’attenzione sul corpo che cammina dal principio del sentiero fino alla fine, all’atto di voltarsi, al corpo fermo in piedi. Poi c’è l’intenzione di riprendere a camminare, quindi il camminare. Fate attenzione alla metà del percorso e alla fine, al fermarsi, al voltarsi e allo stare fermi in piedi: sono i punti su cui la mente può raccogliersi quando comincia a disperdersi. Si può anche progettare una rivoluzione, o che so io, durante la meditazione camminata, se non si sta attenti! Chissà quante rivoluzioni sono state tramate durante la meditazione camminata… Perciò, invece di dedicarci a cose del genere, usiamo questo tempo per concentrarci su ciò che accade effettivamente. E non sono sensazioni straordinarie, sono così normali che neppure ci facciamo caso. Notate che bisogna fare uno sforzo per essere veramente consapevoli di questo tipo di cose.

Ora, quando la mente si distrae e vi ritrovate in India nel bel mezzo del sentiero della meditazione camminata, accorgetevene: “Oh!” In quel momento vi risvegliate. Siete svegli, quindi riportate la mente su quanto sta realmente accadendo mentre il corpo cammina da qui a lì. È un allenamento alla pazienza, perché la mente tende ad andarsene per conto suo. Se in passato la meditazione camminata vi ha dato momenti di felicità e pensate: “Nell’ultimo ritiro ho praticato il jongrom e ho proprio sentito il corpo che camminava. Sentivo che non c’era alcun “io” ed è stato bellissimo, oh, se non riesco a farlo ancora…” Notate il desiderio di raggiungere qualcosa in base al ricordo di un passato felice. Notate che è un condizionamento; è un ostacolo. Lasciate andare tutto, non ha importanza se ne viene fuori un istante di beatitudine o no. Solo un passo e poi un altro passo – la pratica è tutta qui, nel lasciar andare, nel contentarsi di pochissimo invece di sforzarsi di ritrovare uno stato di beatitudine sperimentato in passato. Più vi sforzate, più l’infelicità aumenta perché assecondate il desiderio di avere una bella esperienza fondata su un ricordo. Siate contenti di quello che c’è, qualunque cosa sia. Fate pace con le cose così come sono adesso, invece di arrabbattarvi per ottenere a tutti costi un certo stato desiderato.

Un passo alla volta – notate com’è serena la meditazione camminata quando non avete altro da fare che essere con un passo. Ma se invece fate la camminata pensando di dover raggiungere il samadhi e poi l’attenzione divaga, che succede? “Io la meditazione camminata non la sopporto, non mi dà nessuna pace, ho tentato di avere la sensazione di camminare senza nessuno che cammina ma invece pensavo a tutt’altro”; questo perché ancora non capite di che si tratta, la mente proietta un ideale, cerca di ottenere qualcosa invece di limitarsi ad essere. Quando camminate, non dovete far altro che camminare. Un passo, poi un altro passo -semplice… ma non facile, vero? La mente è trascinata lontano, preoccupata di cosa dovreste fare, di cosa non va e del perché non ci riuscite.

Ma al monastero quello che facciamo è alzarci al mattino, recitare i canti, meditare, sederci, fare le pulizie, cucinare, sederci, stare in piedi, camminare, lavorare; qualunque cosa sia, prendetela come viene, una cosa alla volta. Sicché, stare con le cose così come sono è non-attaccamento, che porta pace e serenità. La vita cambia e noi la guardiamo cambiare, possiamo adattarci alla mutevolezza del mondo sensoriale, come che sia. Piacevole o spiacevole, abbiamo sempre la possibilità di tollerare e affrontare la vita, accada quel che accada. Se realizziamo la verità, realizziamo la pace interiore.

Da: Ajahn Sumedho, “Oltre la morte: la via della consapevolezza”, The Corporate Body of th Buddha Educational Foundation, 2000.

Per approfondire:

meditazione camminata

fare una cosa per volta

non attaccamento

letture di Achaan Sumedho

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[La foto è di Jan Jespersen, Danimarca]
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