Charlotte Joko Beck – Non vogliamo diventare santi ma persone reali

Fr Lawrence Lew, O.P., Detail of St Sebastian

Ritengo che la pratica, per farci crescere, debba trasformarsi nella capacità di stare con la vita e viverla così com’è. Ciò non significa non avere le vostre idee al proposito, né opinioni personali sulla faccenda. Le avete! Il punto non è questo, bensì affrontarle in modo diverso. La pratica, in sintesi, consiste nello spostare sempre più avanti ciò che chiamo il ‘punto di stacco’, in modo da accogliere sempre più cose. All’inizio siamo in grado di accogliere poche cose; in sei mesi, altre; in un anno, altre ancora; in dieci anni, chissà quante. Il punto di stacco rimane; tutti l’abbiamo e ce lo porteremo dietro per tutta la vita.

Più la pratica si fa precisa e più avvertiamo le nostre manchevolezze, la nostra incredibile crudeltà. Vediamo tutto ciò di cui non siamo disposti a prenderci cura, tutto ciò che non riusciamo ad accettare, tutto ciò che odiamo, tutto ciò che non sopportiamo. E se abbiamo praticato per molti anni questa scoperta ci addolorerà. Ma ciò che non vediamo ancora è lo spazio che con la pratica cresce, lo spazio in cui riusciamo ad avere compassione per la vita, proprio perché è così com’è. La bellezza che Elizabeth sia Elizabeth. Non potrebbe essere diversamente, e in questo sta la sua perfezione, la mia, la vostra e la perfezione di tutti. Lo spazio cresce, ma resta il punto di stacco in cui non vediamo più la perfezione, il punto a cui siamo nella pratica. Anche se siete stati seduti per poco, siete stati seduti qui; perché avrebbe dovuto essere `un’altra parte’? Nel corso della vita il punto di stacco si sposta, ma rimane sempre. C’è sempre ed ecco quel che stiamo facendo qui. Sediamo, lasciando semplicemente sorgere, permanere e svanire tutto ciò che emerge in noi stessi. Sorgere, permanere e svanire. Purtroppo, quando arriviamo al punto di stacco, dimentichiamo tutto questo. Quando arriviamo al punto, è così. La pratica non è facile.

Le sciocchezze della vita non mi disturbano, anzi mi piacciono. È divertente, mi godo i battibecchi con mia figlia. “Ma’, tutti questi anni e non sai ancora allacciare la cintura di sicurezza?”. “E no, non ho ancora imparato”. È il bello di vivere con un’altra persona. Ma, e il punto di stacco? Lì interviene la pratica. Capirlo, lavorarci, sapere che in genere siamo poco disposti a lavorarci, anche questo è pratica. Non vogliamo diventare santi ma persone reali, con tutti i nostri problemi e la libertà concessa agli altri di avere i loro. Quando non ci riusciamo, sappiamo che è un segnale: è ora di praticare. La settimana scorsa arrivai a un punto di stacco. Non fu facile, eppure lo superai e ora me ne aspetta un altro. Sta per arrivare. E sarà la mia pratica.

Diventando più sensibili verso la vita e ciò che è davvero, non fuggiamo più. Possiamo provare, e alcuni si sforzano il più possibile di farlo. Ma non possiamo fuggire per sempre. Se siamo stati seduti per qualche anno, scappare diventa sempre più difficile. Vorrei che riconosceste il valore dello stare seduti, il valore della vostra vita e di quella degli altri. Si tratta di questo, niente di strano. Vorrei che foste consapevoli del vostro punto di stacco. C’è in tutti. Potete voltargli le spalle e rifiutarvi di vederlo ma, se fate così, non crescerete e non crescerà neppure la vita attorno a voi. Sono sicura che non potrete ignorarlo a lungo…

Da: Charlotte Joko Beck, “Zen quotidiano“, Astrolabio Ubaldini, 1991.

Per approfondire:

fuga

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Uno dei capolavori dello zen americano, nel quale questa insegnante, che sa unire la tradizione secolare dell'Oriente con la psicologia contemporanea, ci spiega come la liberazione si possa ottenere proprio nella vita ordinaria di tutti i giorni.
Pubblicato da: Astrolabio Ubaldini
ISBN: 978-8834010358
Disponibile in: Versione economica


[La foto è di Fr Lawrence Lew, O.P., Stati Uniti]
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