Kabat-Zinn – Non avere tempo? Semmai la paura è di averne troppo!

Wim Goedhart, Hurry!

Una delle forme di reazione alla nostra caotica agitazione della mente, che spesso nasce da transitorie impressioni dei sensi che ci spingono a interrompere di frequente noi stessi e gli altri, è la tendenza a riempire ogni momento che abbiamo per non sentirci pigri, per non annoiarci, per non avere a che fare con la tranquillità e il silenzio.

Passiamo tutto il giorno da una cosa all’altra, specie quando non lavoriamo: può essere leggere il giornale, prendere in mano una rivista, fare zapping in televisione, metter su il video di un film, telefonare a qualcuno, andare ad aprire il frigo, accendere la radio appena saliti in macchina, fare compere, pulire compulsivamente la casa, leggere a letto, dire cose inconsapevoli di nessuna rilevanza rispetto al momento ma che semplicemente rispecchiano i pensieri quasi casuali che continuano a infestarci come parassiti. Questi e altri modi del tutto « normali » di passare il tempo (e anche alcuni di quelli necessari a portare avanti la vita e a prenderci cura di quel che va fatto) possono servire anche a tenerci continuamente lontani da uno stato di piena veglia e presenza.

Se cominciamo a prestare attenzione a questi impulsi appena nascono scopriremo forse di essere sostanzialmente dipendenti da queste continue autodistrazioni, tanto abituale ci è questo fluttuare nell’aria da un momento al successivo riempiendoli di attività e di oggetti senza mai atterrarci sopra per davvero.

Riempiamo il tempo che abbiamo e poi ci chiediamo dove sia andato a finireÈ così, riempiamo il tempo che abbiamo e poi ci chiediamo dove sia andato a finire. Ci distraiamo, deviamo il corso dei nostri pensieri come si può deviare il corso di un fiume; poi arriva uno di quei momenti in cui, per qualche istante, ci appare tutto più chiaro e più a fuoco, e ci chiediamo a che punto siamo, nella nostra vita, tanto ci sentiamo lontani dal traguardo, lontani dalle nostre aspirazioni più profonde, dalla soddisfazione, dalla pace, dalla sensazione reale di essere « a casa » in noi stessi e profondamente connessi con gli altri. In momenti simili ci domandiamo forse dove ci stia portando la vita, perché mai le cose non vadano un po’ meglio di come vanno o non ci diano qualche soddisfazione in più; passiamo una brutta notte o due, e poi ricadiamo nelle nostre abituali tattiche di diversione, anche perché ci fanno stare meglio a breve termine e fanno passare il tempo che, altrimenti, ci sembrerebbe interminabile, vuoto, spaventoso.

Per andare al sodo: anche se ci lamentiamo di non avere mai abbastanza tempo, può darsi che in realtà abbiamo paura di averne a disposizione. Forse abbiamo paura di quello che potrebbe accadere se non lo riempissimo, se smettessimo di interromperci e ci limitassimo a installarci nel presente, anche solo per pochi attimi. Forse abbiamo esattamente la giusta quantità di tempo, solo che abbiamo dimenticato come ci si mette in una relazione saggia con esso.

Forse abbiamo esattamente la giusta quantità di tempo, solo che abbiamo dimenticato come ci si mette in una relazione saggia con essoChe effetto farebbe prendere dimora nel proprio corpo, nella sensazione di essere vivi e basta, anche se per pochi attimi, diciamo per cinque minuti alla fine della giornata, sdraiati a letto o seduti da qualche parte, la sera o all’inizio della giornata, persino prima di mettere giù i piedi dal letto? Che effetto farebbe? Potete scoprirlo, naturalmente, se solo incontrate voi stessi evitando deliberatamente di riempire il momento presente di qualcosa, specie di ansie per il futuro e per tutto quello che « dovreste » stare facendo oppure di rancori su quello che si è già manifestato e non è andato proprio come volevate. Quando emozioni del genere – paura, preoccupazione, rancore, tristezza – sorgono e cominciano ad agitarvisi dentro, potete cercare di esserne consapevoli; potete giocare a « vedere che effetto fa » restare insieme a quelle emozioni e limitarsi a respirare con loro un po’ più a lungo di quanto abitualmente credete di poter sopportare. In quei momenti potete sempre chiedervi se la consapevolezza che avete del disagio o dell’agitazione sia a sua volta scomoda o agitata. E anche se non siete agitati potete sempre ricordare, quando fate la doccia, di controllare se davvero vi trovate nella doccia o se la vostra mente sia da qualche altra parte a riempirsi fino all’orlo dimenticandosi di fare una capatina nel « qui e ora »: nell’acqua che vi scorre sulla pelle.

Anche in vacanza può capitare che riempiamo tutto il tempo a disposizione cercando di divertirci, per poi chiederci dove sia finito e tornare a casa con un vago senso di insoddisfazione. L’album delle fotografie dimostra che siamo stati in quel luogo, ma noi dov’eravamo, in realtà? La « cartolina dalle terre lontane » che spedireste suonerebbe così:

Mi sto divertendo molto. Mi piacerebbe essere qui.

Da: Jon Kabat-Zinn, Riprendere i sensi, TEA, 2008.

Per approfondire:

tempo

corpo

doccia

letture di Jon Kabat-Zinn

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[La foto è di Wim Goedhart, Olanda]
In questo libro Kabat-Zinn intende fornire il testo di riferimento, nella nostra epoca, sulla relazione fra consapevolezza e benessere fisico e spirituale, prendendo in esame i misteri e le meraviglie della nostra mente e del nostro corpo e descrivendo modi semplici e intuitivi per arrivare, tramite i sensi, a una comprensione più profonda della nostra bellezza, del nostro genio e del percorso che scegliamo per la nostra vita in un mondo complicato, dominato dalla paura e in rapido mutamento.
Pubblicato da: TEA
ISBN: 978-8850216208
Disponibile in: Versione economica
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