Sharon Salzberg – Cos’è la meditazione di consapevolezza

La prima cosa che insegniamo nella meditazione per la consapevolezza consiste nel chiedere alle persone di stare tranquillamente sedute e cercare di localizzare il respiro in un punto particolare del corpo, un punto che sia facile da ascoltare, per esempio l’addome.

All’inizio le invitiamo a seguire semplicemente il respiro, quindi a osservare tutto ciò che di importante si manifesta a livello cosciente. In questo modo diventano consapevoli delle cose più disparate nei momenti più diversi: suoni, immagini, sensazioni corporee. Chiediamo loro di osservare quello che accade con immediatezza, senza interpretazioni o giudizi. Se, per esempio, qualcuno prova dolore fisico, invece di lasciarsi trasportare da pensieri come “è un bene” o “è un male”, oppure “sto male perché sono cattivo”, gli chiediamo di diventare consapevole delle sensazioni che prova, come calore, senso d’oppressione o tensione. In questo modo prendono coscienza di quanto le sensazioni possano continuare a cambiare, e dei fatto che “il dolore” non è niente di immutabile o di permanente. Scoprono anche di non essere sempre capaci di controllare le sensazioni che provano: il dolore non si manifesta in seguito a un loro desiderio, quindi imparano a non sentirsi responsabili della loro sofferenza. Questa non appartiene a loro, è il risultato dell’incontro di terminate condizioni che crea la sensazione.

Li invitiamo quindi a considerare ciò che sentono nel profondo di se stessi: in questo modo si rendono conto che il fenomeno scompare da solo; riescono a individuare, così, la natura dell’esperienza che stanno provando. Se riescono in questo intento, la loro mente diventerà calma e immobile: non si sposterà più al passato o al futuro, ma si fermerà sull’esperienza del momento presente.

L’invito è anche quello di pervenire alla purezza dell’osservazione: devono semplicemente imparare a osservare, sia che si tratti del respiro, sia di una sensazione come il dolore, o di qualsiasi altra cosa si manifesti a livello cosciente. Osservare quindi senza provare desiderio, avversione o indifferenza: l’oggetto della meditazione – piacevole, spiacevole o neutro che sia – dovrebbe infatti portare il soggetto a non provare più desiderio, avversione o indifferenza.

Importante è imparare a distinguere la consapevolezza intesa come ordinaria attenzione da quella che invece possiede questo carattere di purezza. Le persone sono invitate a praticare la meditazione in qualsiasi momento: da seduti, camminando, bevendo una tazza di tè o lavorando. All’inizio incominciamo con la meditazione sul respiro, poi la pratica diventa progressivamente globale. Qualsiasi cosa può diventare oggetto di meditazione.

Da: Dalai Lama, Daniel Goleman, “Le emozioni che fanno guarire“, Mondadori, 2009.

Per approfondire:

consapevolezza

sensazioni

dolore

Sharon Salzberg

Vuoi ricevere gli aggiornamenti da Zen in the City?

(poi controlla l'email per confermare)
Ora condividi la tua esperienza lasciando un commento, gli altri lettori ne saranno felici!

Le emozioni che fanno guarire. Conversazioni con il Dalai Lama
Autore: Gyatso Tenzin (Dalai Lama), Daniel Goleman
Editore: Mondadori
Data pubblicazione: 16 febbraio 2009
ISBN: 978-8804588511
In sintesi: Come interagiscono cervello, sistema immunitario e stati emotivi? La meditazione può produrre effetti positivi sulla salute? Quali emozioni si accompagnano a una migliore qualità della vita? In che misura le condizioni psicofisiche di un individuo traggono beneficio da una crescita dell'autostima? In occasione degli incontri della terza Mind and Life Conference, svoltasi nel 1991 a Dharamsala, in India, alla presenza del Dalai Lama, illustri scienziati occidentali e maestri buddhisti hanno cercato di rispondere a questi e ad altri interrogativi di carattere scientifico ed etico. Daniel Goleman ha raccolto alcuni degli interventi e dei dibattiti più significativi della conferenza.

[La foto è di OaklandNative, Stati Uniti]
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: