Sister Jina – Come sviluppare la compassione per se stessi

La Veranda dell’”Ascoltare la pioggia”

Non è così facile generare compassione per noi stessi. Anche io devo esercitarmi nello sviluppare compassione per me stessa.
 Nel 1995 un piccolo gruppo di noi accompagnò Thay in un viaggio in Cina. Un giorno visitammo un tempio, che si trovava sulle montagne, circondato da alti cedri. Sotto gli alberi era fresco e asciutto. Mentre esploravo questo meraviglioso paesaggio scoprii una veranda di legno, aperta. Non ricordo più il nome del tempio, ma ricordo ancora il nome della veranda: si chiamava Veranda dell’”Ascoltare la pioggia”. Vidi con i miei occhi come i monaci del tempio sedevano sotto questa veranda, completamente rilassati, pieni di pace, arrivati nel qui e ora. Rimasi semplicemente lì, non so più cosa fece il resto del gruppo, ma so che stavo semplicemente lì, guardavo la veranda e respiravo la pace e il silenzio che provenivano da lei. Potevo sentire come la calma e il silenzio fluivano attraverso il mio intero corpo. Ero molto toccata. Mentre ascoltavo la pace della Veranda dell’”Ascoltare la pioggia” che scorreva dentro di me, divenni consapevole che questa Veranda non era semplicemente una veranda, un luogo esteriore, ma che c’era anche un luogo interiore, una Veranda dell’”Ascoltare la pioggia” interiore. Un luogo tranquillo e pacifico, dove il nostro cuore diventa tenero, aperto e pieno di compassione. Là, dove il nostro cuore è tenero e pieno di compassione, possiamo abbracciare le tensioni e l’eccitazione che a volte compaiono in noi. Questa veranda è un luogo reale, dove possiamo ascoltare il rumore sommesso della pioggia, e un luogo interiore, dove cade delicata la pioggia della compassione.

Come se il mio cuore fosse in fiamme.

Un anno più tardi ho trascorso alcuni mesi in una grande città. Lì ho visto e udito molte cose: rabbia, violenza e ingiustizia. Spesso mi sentivo scossa dall’entrare in contatto con questa sofferenza. In particolare l’ingiustizia che sentivo attorno a me mi sconcertava. Una mattina andai a fare la spesa e in un negozio sperimentai una situazione di questo tipo. Tornai a casa, ed ero piena di rabbia. Poggiai le borse della spesa e mi sdraiai sul letto. Il mio cuore si sentiva come se fosse in fiamme. Sentivo un fuoco ardere nel mio corpo – qualcosa che non avevo mai provato prima. Misi le mani sul petto e semplicemente respirai. Dopo un po’ di tempo che respiravo (non so quanto tempo, non facevo nient’altro che essere consapevole del respiro), dopo un po’ di tempo sentii che il mio cuore diventava di nuovo calmo, come veramente, fisicamente si rinfrescava.

Che sollievo! Questa esperienza mi riempì di grande fiducia nella pratica del respiro consapevole o, per dirlo più precisamente, nella pratica del ritornare al mio respiro e rimanere con il mio
respiro. Avevo sentito spesso che in caso di forti emozioni dobbiamo tornare al nostro respiro,
ma questa fu un’esperienza concreta e mi donò grande fiducia nella pratica. Con questa energia calma, pacifica, che proveniva dalla pratica del respiro consapevole, mi divenne chiaro che ero tornata nella Veranda dell’”Ascoltare la pioggia”. Questa immagine mi tornò alla mente. Porto questa immagine con me anche oggi a volte sul mio cuscino, quando cammino verso la sala di meditazione per sedere. Immagino di sedere nella Veranda dell’”Ascoltare la pioggia”. Siedo sulla veranda di legno, gli alti cedri attorno a me, e l’aria è molto delicata, un po’ fresca e umida. Questo mi aiuta ad arrivare sul mio cuscino. Mi aiuta a trovare calma e abbandono e nello stesso tempo mi dona un atteggiamento molto stabile.

Trovare calma e abbandono

Forse possiamo provare a fare questo esercizio per qualche momento? Chiudiamo gli occhi e immaginiamo di sedere nella Veranda dell’”Ascoltare la pioggia”. Attorno a noi c’è pace e silenzio…e c’è pace e silenzio dentro di noi. Per arrivare a questa calma interiore, spesso ci è d’aiuto diventare consapevoli del nostro corpo. Entriamo in contatto con le parti del nostro
corpo che sono in contatto con il suolo, con il cuscino o con la sedia…siamo consapevoli della nostra schiena, che è eretta…delle nostre mani, che giacciono in grembo…della nostra testa,
che, come un prolungamento della nostra spina dorsale, poggia sulla nostra nuca…l’aria fluisce delicatamente e naturalmente nel nostro corpo, dentro e fuori… e noi facciamo ritorno alla Veranda dell’”Ascoltare la pioggia”…

Forse vi sarete accorti che all’interno la pioggia cade delicatamente e all’esterno si possono udire altri rumori. Nella Veranda diveniamo consapevoli di ciò che si svolge al nostro interno e anche di ciò che succede attorno a noi. Uso questa immagine anche quando viene invitata la campana, sia che si tratti della campana del pasto o della campana che chiama alla sala di meditazione, o ogni altra campana a Plum Village o in un altro posto – quando sento la campana, vado nella Veranda dell’”Ascoltare la pioggia”: torno alla pace e al silenzio dentro di me e sono consapevole di quanto succede in me ed attorno a me. Anche quando cammino, sto seduta nella Veranda. Ciò che mi aiuta a farlo mentre cammino è l’attenzione al mio corpo. Porto con me questa attenzione al mio corpo nel camminare. Faccio esperienza del mio corpo intero mentre cammina. Quando poi tocco la Terra, non voglio toccare solo la superficie ma tutta la Terra. Toccare profondamente la Terra significa essere consapevoli di tutti i pianeti. Tocco la Terra in tutta la sua profondità, in tutti i suoi aspetti. Quando cammino così, mi sento molto felice. Sento molto amore e molta compassione per la Madre Terra. E sento anche l’amore e la compassione della Madre Terra, la sua capacità di abbracciare tutto: qualunque cosa noi versiamo su di lei, lei lo abbraccerà. Forse dovrà tenerlo con sé per molti, molti anni finché si trasformerà, ma lo abbraccia. Questa è grande compassione: abbracciare tutto.

Mi piacciono molto questi esercizi – sono le basi della mia vita qui a Plum Village. Mi aiutano anche ad innaffiare i semi della compassione per me e per gli altri. Nei momenti di sofferenza, sento che il mio cuore soffre di siccità. La pioggia della compassione non cade. Nel mio cuore
c’è siccità e allora mi domando come posso far cadere la pioggia. Quale danza devo danzare
per far sì che la pioggia cada? E la danza per me è una danza spirituale nella forma di una contemplazione. Come posso generare compassione per me stessa, in modo che la pioggia riprenda a cadere? Andare nella Veranda dell’”Ascoltare la pioggia” è una meravigliosa possibilità.

Da: Sister Jina , True Wonder Adornment
, Intersein, n. 28, Maggio 2006 – “Sviluppare la compassione per noi stessi
”, discorso di Dharma dal ritiro estivo 2005 a Plum Village

Scarica il testo: Sister Jina, La Veranda dell’”Ascoltare la pioggia” (pdf)

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[L’immagine è un’elaborazione da una foto di Dennis Brekke, Stati Uniti]

Una risposta

  1. 3 febbraio 2018

    […] Ciò nonostante, all’interno dell’automobile, una delle tante macchine di cui ci serviamo di continuo per gestire ogni aspetto della vita, possiamo ancora riscoprire le caratteristiche più peculiari della nostra umanità. La pioggia è nostra amica ed è rilassante il ticchettio che le sue gocce producono quando colpiscono una superficie dura. Ritrovarci in una situazione come questa è un’esperienza preziosa. Sister Jina – una monaca che vive a Plum Village, il centro di pratica fondato da Thich Nhat Hanh – ha detto nel suo discorso “Come sviluppare la compassione per se stessi“: […]

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