Vimala Thakar – Cosa significa la parola ‘meditazione’

Triratna_Photos, Copenhagen meditator

Questa mattina mi è stato chiesto di parlare della meditazione. Siccome in questa riunione ci sono persone che non hanno dimestichezza con chi parla e con il suo modo di esprimersi, con il suo modo di usare il linguaggio, vorrei chiedervi, proprio fin dall’inizio, di essere molto accurati sia riguardo l’uso delle parole sia riguardo l’atto dell’ascolto. Ogni parola comporta un’associazione di idee e di emozioni. È estremamente difficile trovare in qualsiasi lingua una parola che non sia carica di associazioni.

Ora, il termine “meditazione” ha un’infinita varietà di associazioni, per cui vorrei chiedere a voi tutti di prestare una speciale attenzione alle implicazioni della parola. Non è mia intenzione usare la parola “meditazione” nell’eccezione “meditare su”, “meditare circa”.

Nella vostra lingua meditare implica un’attività mentale o cerebrale, in cui c’è una relazione di soggetto e oggetto. lo -un individuo -contemplo, medito circa qualche oggetto, qualche punto prestabilito da me o da qualcun altro per me. In tal senso “meditare.” significherebbe focalizzare la propria attenzione, per un tempo determinato, esclusivamente su un punto prestabilito e implicherebbe lo sforzo conscio di focalizzare l’attenzione su quel punto e di mantenerla.

Dunque si tende a credere che la meditazione sia l’attività mentale che focalizza l’intera attenzione su un punto e qui la mantiene tenacemente. Ma tale attività mentale va denominata “concentrazione” e non “meditazione”. Nella lingua sanscrita ci sono due parole diverse: dharana e dhyana.

Dharana significa tenere, sostenere l’attenzione: la parola corrispondente nella vostra lingua è “concentrazione”.

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Cercherò di “tradurre nella vostra lingua le implicazioni del termine dhyana: intendo, infatti usare la parola “meditazione” come il corrispondente nella vostra lingua del termine sanscrito dhyana.

Dhyana o meditazione è lo stato in cui c’è una consapevolezza senza sforzo e senza scelta di ciò che la vita è dentro e intorno a noi. Si tratta dunque di uno stato, di un modo d’essere,. non di un’attività. Fra le due cose c’è tutto un mondo di differenza Si può crescere fino a fiorire in tale stato. La meditazione, in altri termini, è vivere in un’attenzione dinamica, in una consapevolezza dinamica di ciò che la vita è: è un movimento disinibito, incondizionato della coscienza individuale, in armonia con il ritmo della vita universale.

Vorrei dunque disinfestare la parola “meditazione” da tutta una serie di associazioni. È un movimento non cerebrale, un movimento della coscienza individuale, ma non del cervello condizionato, non di quella parte del cervello che è inibita dal condizionamento derivante dall’educazione, dalla cultura, dalla civiltà e dai fattori socio-economici della vita. Il cervello, un organo fisico. una parte dell’organismo biologico, è tanto condizionato quanto il resto dell’organismo fisico. Esistono schemi cerebrali di comportamento. C’è una specie di “corpo” cerebrale cristallizzato, un corpo psicologico. È invisibile e si esprime attraverso parole, movimenti fisici e così via.

La meditazione è un movimento non cerebrale della coscienza umana, in armonia con il ritmo della vita interna, esterna e circostante. Non può costituire un mezzo rivolto a un fine.

Da un discorso tenuto da Vimala Thakar a Matheran. Traduzione a cura di Mauro Bergonzi.

Da: “Yoga“, n. 34, organo della Federazione Italiana Yoga. Trascritto su FioriGialli.

Vimala Thakar (1921-2009) è stata una maestra spirituale e attivista sociale indiana, che ha saputo coniugare crescita spirituale interiore e impegno sociale. L’incontro nel 1956 con Krishnamurti ha impresso una profonda svolta al suo pensiero e alla sua crescita interiore, portandola ad abbracciare la vita “senza scopo e senza direzione” cui si sentiva spinta fin dall’infanzia.

Per approfondire:

dhyana

cos’è la meditazione

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