Meditare in metropolitana

Gustavo Gomes (Brasile), senza titoloLa metropolitana è un posto molto adatto, per meditare, perché, in quanto mezzo di traporto pubblico, ci consente di avere del tempo a disposizione senza dover fare niente in particolare. Non c’è silenzio ed è piena di stimoli visivi, ma è comunque un’ottima occasione per esercitare la consapevolezza, sia rispetto alle nostre sensazioni e stati mentali, sia rispetto al corpo. Ma anche come puro godimento del momento presente. Rispetto ad altri mezzi, come l’autobus, ci consente inoltre di mantenere una certa stabilità, nel senso fisico del termine. Ed è anche un po’ più facile trovare posto a sedere. Ma per chi non vive in una città dotata di questa meraviglia della tecnologia, immagino che possa andare bene anche l’autobus.

Questa forma di meditazione che propongo sfrutta, in particolare, un’altra caratteristica di questo mezzo: la suddivisione del tragitto in fermate. Sapendo in anticipo quante fermate dovremo affrontare, possiamo adottare, per ciascuna delle tratte percorse, una “gatha”, cioè una frase di guida per la meditazione.

Naturalmente è difficile concentrare l’attenzione interamente sugli aspetti suggeriti dalle frasi guida, a differenza della meditazione seduta “formale”. Ad esempio, mentre mi concentro sul respiro che entra e che esce dal mio corpo, non posso evitare di essere stimolato da fattori esterni. Ad esempio, la voce che annuncia le fermate, o una persona che mi chiede il permesso (o mi spintona, magari) per farsi spazio tra i viaggiatori. Neanche sarebbe tanto logico: meditare non significa vivere in un altro mondo! Tanto meglio: c’è l’opportuinità di mantenere sempre il contatto col respiro e stare pienamente con quello che c’è nel momento presente. Oltre tutto, possiamo osservare le nostre reazioni: cosa provoca in me questa persona che mi ha urtato senza chiedermi scusa, e la mendicante che racconta a voce alta le sue presunte disgrazie per suscitare pietà, o il caldo soffocante, se l’aria condizionata non funziona? Ho fretta di arrivare a destinazione? Cosa provo, a stare a stretto contatto con questa gente intorno a me?

Ecco, di seguito, un esempio di sequenza adottabile per un tragitto di 5 fermate.

  1. Inspirando, so che sto inspirando.
    espirando, so che sto espirando.
    Dentro/fuori.
  2. Inspirando la mia inspirazione si è fatta profonda
    Espirando, la mia espirazione si è fatta lenta.
    Profondo/lento
  3. Inspirando, mi sento calmo.
    Espirando mi sento a mio agio; non sto più lottando.
    Calma/agio.
  4. Inspirando, sorrido.
    Espirando, mi libero da tute le ansie e preoccupazioni.
    Sorrido/lascio andare.
  5. Inspirando, dimoro nel momento presente.
    Espirando, so che è un momento meraviglioso.
    Momento presente/momento meraviglioso.

Questo testo specifico è tratto da un libro: Thich Nhat Hanh, Il cuore dell’insegnamento del Buddha, Neri Pozza editore, 2000.

Nel file che allego, ci sono in tutto 4 sequenze, per un numero di fermate in totale che va da 2 a 5. Per un numero superiore, si possono adottare cicli di 2 o più fermate, oppure inventare altre “gatha”. Il foglio, una volta stampato, può essere tagliato o ripiegato in 4, in modo che possa entrare nella tasca della giacca, o nella borsa

Scarica il testo (pdf)

[La foto è di Gustavo Minas]

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