Meditazione camminata: zen o vipassana?

La meditazione camminata è una pratica fondamentale, sia in ambito zen, sia vipassana, ed ecco quali sono le istruzioni essenziali per praticarla in entrambi i modi. Zen e vipassana sono solo due etichette, che non vanno intese in senso troppo rigido: tra i due orientamenti ci sono infatti molti punti in comune e spesso vengono seguite dai praticanti senza neanche appartenere a gruppi specifici, se non addirittura alternando l’una e l’altra.

Meditazione camminata zen

Nello zen la meditazione camminata è detta kinhin ed è utilizzata tipicamente per intervallare le sessioni di meditazione seduta (zazen). In tutte le scuole zen se ne incoraggia inoltre l’uso per applicare la meditazione in ogni circostanza della vita quotidiana, camminando consapevolmente ogni volta che è necessario camminare.

La meditazione camminata zen viene svolta tipicamente percorrendo un tragitto circolare, lungo il perimetro della sala di meditazione (zendo). Il passo è sincronizzato col respiro, anche se non necessariamente lento. Nelle scuole più formali, tipo il Soto Zen, si cura anche la posizione delle mani, adottando il mudra shashu, che consiste nel tenere la mano sinistra col pollice stretto tra le dita e racchiusa dalla destra che la avvolge tutta, mentre i gomiti rimangono alti.

Nelle scuole meno formali, come quella di Thich Nhat Hanh, la consapevolezza del camminare viene arricchita con elementi di fantasia, come ad esempio immaginarsi che sia il Buddha a camminare al proprio posto, sentire in se stessi la presenza dei propri genitori, oppure fare come se si stesse carezzando la Terra, o ancora recitando versi (gatha) ad hoc, tipo “sono arrivato, sono a casa”, e così via. Questo sito è pieno di esercizi basati su questo genere di impostazione.

Meditazione camminata vipassana

La meditazione camminata vipassana si svolge di solito non in senso circolare, come nello zen, ma su un tragitto definito a priori, normalmente lineare, che viene percorso avanti e indietro. Si può svolgere al chiuso come all’aperto, ma anche in quest’ultimo caso la distanza è comunque di pochi metri. Ciò consente di circoscrivere il campo percettivo e contenere l’esperienza entro certi limiti, riducendo le distrazioni. Ciò che interessa, infatti, non è cosa si vede o si sente, ma come lo si vede o lo si sente.

Nella meditazione vipassana la consapevolezza (sati) tende ad abbracciare tutti gli aspetti dell’attività mentale: sensazioni di vario tipo, percezioni, intenzione, ecc., senza mai entrare nei contenuti. Si tratta solo di osservare come tutti i fenomeni entrano nello spazio della coscienza, vi rimangono per un certo tempo, subendo dei cambiamenti, e poi ne escono.

In conclusione, in entrambi i casi la meditazione camminata consiste nel concentrarsi completamente sul momento presente, su ciò che accade qui e ora. Nel caso dello zen, a mio parere, l’accento è posto più sull’essere completamente presenti all’azione che si sta svolgendo. Nella vipassana, invece, l’interesse maggiore è sull’attività della mente, sotto forma di sensazioni, percezioni, insorgere di pensieri, eccetera.

libro zen in the cityÈ in libreria "Zen in the City", Edizioni Mediterranee, il libro che approfondisce e amplia i temi trattati in questo blog, proponendo nuovi esercizi per stare meglio in ogni occasione della nostra frenetica, dissociata e sempre più folle vita.

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[L’immagine è un’elaborazione da una foto è di Marina del Castell, Spagna]

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3 Risposte

  1. Ferraro Marco ha detto:

    Sono Marco Ferraro ho fatto due corsi di 10 giorni di vipassana ed altri brevi, come fare per avvicinarmi alla camminata, il libro, oppure ci sono altri riferimenti. Abito in provincia di Varese.

  2. Ferraro Marco ha detto:

    Ho fatto anche tai chi per 20 anni ma non sono mai riuscito a mettere insieme le due cose.

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