Meditazione del “Cosa c’è adesso?”

La meditazione del “Cosa c’è adesso?” è una pratica che ho messo a punto in base alla mia esperienza personale e dalla quale ricavo grande giovamento. È facile da applicare ed è al tempo stesso molto profonda. Il bello della meditazione del “Cosa c’è adesso?” è che la si può adottare sia come metodo per praticare la meditazione seduta (quella “formale” seduti sul cuscino), sia come “pratica in azione”, cioè nelle situazioni della vita quotidiana. Ad esempio sull’autobus o in metropolitana, mentre si cammina per strada, mentre si sta seduti sul posto di lavoro, quando  ci si corica la sera per riposare, e così via.

In ogni momento della nostra vita, ma veramente in ogni momento – anche se ci trovassimo in piedi di fronte al plotone di esecuzione negli ultimi istanti della nostra vita – possiamo chiederci “Cosa c’è adesso?”

Io credo che questa sia la domanda fondamentale della meditazione. Posso anche chiedermi “Come sto adesso?” o “Cosa provo’?”e ciò va benissimo, è comunque meditazione. Ma si applica su un piano soggettivo, che facilmente può rimanere ancorato a una visione “dualista” della realtà. Ci sono sempre “io” come protagonista. Se mi chiedo “Come sto?”, ho già fatto il primo passo importante: quello di non rivolgere più lo sguardo al di fuori, perdendo di vista i meccanismi che regolano la mente, per volgerlo per così dire all’interno, cioè alla mente stessa. Ma posso fare di più.

Se mi chiedo invece “Cosa c’è adesso?”, mi pongo nel ruolo di osservatore dei fenomeni che accadono. Perché tutti i fenomeni, anche quelli che ci riguardano da vicino e che avvengono nella nostra mente e nel nostro corpo, si manifestano da soli, non appena si sono create tutte le condizioni. Ovvero accadono, come la pioggia o il vento. In noi si manifestano da soli – cioè indipendentemente dalla nostra volontà – un gran numero di fenomeni importanti, direi la maggior parte: il battito del cuore, il respiro, l’udire i suoni, il vedere le forme e i colori, l’invecchiamento del corpo, la crescita dei peli, dei capelli e delle unghie, il nascere e morire delle cellule, la digestione, e così via. Le emozioni e gli stati d’animo, anche, sorgono quando noi non lo desideriamo né o pianifichiamo, e lo stesso vale per i pensieri, che si creano nella mente in modo spontaneo.

Dunque abbiamo in realtà un controllo molto limitato su noi stessi, anche se di solito pensiamo il contrario. Siamo convinti di avere una personalità che agisce in base alla propria volontà, pensiamo di essere i registi del nostro corpo e della nostra mente, ma non è così. Non è per niente così, di solito agiamo guidati dall’abitudine e dalle reazioni automatiche. Con l’aiuto della meditazione possiamo vederlo chiaramente in modo diretto, perché la meditazione consiste principalmente nel rivolgere l’attenzione alla propria mente per osservarla.

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Meditazione del “Cosa c’è adesso?”, come fare

La meditazione del “Cosa c’è adesso?” può essere praticata in qualsiasi posizione: seduti sul panchetto e sul cuscino (magari adottando una postura adatta allo scopo), seduti su una sedia, sdraiati, in piedi, camminando. L’unica cosa importante e mettercisi, cioè partire con l’intenzione deliberata ed esplicita di scoprire e vedere veramente cosa c’è adesso, cosa è presente in questo momento e cosa sta succedendo nella mia mente e nel mio corpo.

La prima cosa che possiamo osservare è il respiro. Questa volta facciamolo con il puro spirito di osservatori, di testimoni, senza voler cambiare o forzare nulla. Dopo pochi secondi di osservazione ci accorgeremo infatti che quel respiro va avanti da solo, senza che ce ne preoccupiamo minimamente. C’era anche poco fa, mentre non gli prestavamo attenzione, c’era stanotte mentre dormivamo, e c’è adesso. Ma non è sempre lo stesso. Il respiro è ogni volta diverso e lo è perfino ad ogni nuova inspirazione. Osserviamolo com’è stavolta, sentiamo l’aria che entra e che esce passando per i vari organi della respirazione.

Il respiro accade, perché si creano ogni volta le condizioni, fino al giorno in cui tali condizioni saranno insufficienti; ma magari ci vorranno ancora un po’ di anni, non pensiamoci adesso. Quel che conta è vedere che possiamo osservarlo, osservarlo e basta.

Il respiro è un fenomeno abbastanza interessante da osservare e a questo punto possiamo cogliere un aspetto fondamentale delle meditazione – specie di quella cosiddetta vipassana – cioè la curiosità. Se osserviamo con curiosità ciò che è possibile vedere quando stiamo seduti con gli occhi chiusi, veramente possiamo scoprire le cose più interessanti. Perfino più interessanti di quelle che si scoprono viaggiando in giro per il mondo.

Chiediamoci pure cosa c’è adesso nel nostro corpo. È molto facile, perché il corpo sta proprio lì. Sentiamo se il corpo è teso o rilassato, se è carico di energia o se ne ha già consumata parecchia. Sentiamo i punti di contatto col terreno, con i vestiti, con l’ari; sentiamo i punti di tensione, di prurito e di dolore. Perfino il dolore può essere interessante, se non lo carichiamo di significati, cioè se lo osserviamo solo per quel fenomeno che è, come qualcosa che in questo momento è parte di noi, non qualcosa che stiamo subendo. “Cosa c’è adesso?”, “C’è del dolore nella spalla destra”. “Ah, interessante!”.

Se spostiamo la nostra attenzione sui suoni, la domanda “Cosa c’è adesso?” richiama risposte altrettanto interessanti. Mentre noi stiamo fermi, indipendentemente dalla nostra volontà, al sorgere di determinate condizioni si producono dei suoni che arrivano al nostro apparato uditivo per essere percepiti dalla mente. Quello che possiamo osservare, nudo e crudo, è proprio questo. Se cominciamo a interpretare – ad esempio ci chiediamo che tipo di uccello sta emettendo quel canto o vogliamo distinguere il rombo di un autobus da quello di un camion – spostiamo l’attenzione verso l’esterno , incontrando così fenomeni che dopotutto non sono molto interessanti.

Se anche per i suoni la domanda è “Cosa c’è adesso?”, siamo in grado di osservare in modo equanime e dunque accogliere tutti i suoni che arrivano alla nostra coscienza, senza fare distinzioni tra suoni piacevoli e spiacevoli, amici e nemici, buoni e cattivi. L’atteggiamento diventa allora quello di chi osserva con curiosità. Va in scena lo spettacolo della vita che si svolge in tutte le sue innumerevoli forme. Esserci è doppiamente bello, perché noi ne siamo parte a tutti gli effetti.

Basta poco tempo perché questo esercizio dia i suoi frutti, cioè ci consenta di applicare la stessa modalità alla nostra vita quotidiana, senza bisogno che stiamo seduti in meditazione, perché è si è trasformato in un’abitudine virtuosa. Sono in auto imbottigliato in messo al traffico. “Cosa c’è adesso?” Forse noia, o disappunto, magari rabbia. Sono solo stati d’animo o, per dirla secondo la psicologia buddhista, formazioni mentali, cioè situazioni nella quale la mente si viene a trovare perché sono presenti determinate condizioni.

Saper osservare in modo equanime i propri stati d’animo è una grande conquista, un regalo che la pratica ci fa e che ci cambia completamente la vita. Una persona mi ferisce con le sue parole e mi fa arrabbiare. Con una parte della mia mente riesco a vedere la rabbia che insorge. “Cosa c’è adesso?” “Sta arrivando la rabbia”. È solo una delle tante forme che può assumere la mente, presto svanirà. È molto diverso dall’entrare completamente nella rabbia, farsi trascinare, magari sentirsi inadeguati per esserci cascati un’altra volta.

Il quadro del momento presente

C’è un ulteriore aspetto che emerge dalla pratica del “Cosa c’è adesso?”. Quando mi pongo questa domanda, comincio ad osservare e vedo un certo tipo di respiro, un certo stato nelle varie parti del corpo, determinati rumori, una certa temperatura e umidità dell’aria, un mio umore in un certo modo.

Tutti questi elementi costituiscono un insieme unico, che si verifica solo in questo momento presente e lo caratterizza. Mi trovo immerso in questa configurazione cangiante e irripetibile della realtà – il quadro del momento presente – che è come una tela dipinta nella mia mente istante per istante. Domandandomi “Cosa c’è adesso?” ne riesco a cogliere la bellezza, che sta nella sua unicità, e nel fatto che non è qualcosa di separato da me, perché rispetto a quel quadro io sono l’osservatore e l’artista al tempo stesso.

Per approfondire:

osservare la mente

curiosità

testimone

formazioni mentali

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[La foto è di Mislav Marohnić, Croazia]

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