Meditazione del laghetto

Questo laghetto – realizzato secondo la moda neoclassica, tendente al romanticismo, tipica della fine del 17° secolo – sta a Roma, in Villa Borghese. Si presta molto bene – così come tanti altri laghetti nel mondo – per una pratica di consapevolezza che vorrei proporvi. La pratica della mente quieta che accetta la realtà per quello che è, senza voler trattenere nulla.

Osservando questo o un altro laghetto, in una giornata non ventosa, si nota come la sua superficie sia in grado di riflettere molto fedelmente, proprio come uno specchio, tutto ciò che gli sta intorno e sopra: gli alberi sulla riva, gli edifici (in questo caso, il Tempio di Esculapio), il cielo, le nuvole. Qualsiasi cosa passi nel cielo, si vede transitare anche sulla superficie del laghetto.

Ecco: la pratica consiste nell’osservazione del laghetto, senza giudizio o ragionamento. Un’osservazione silenziosa, nel corso della quale è importante non perdere mai l’attenzione al proprio respiro, in modo da esserci veramente, lì in quel luogo e in quel preciso momento.

Quando la mente sta a contatto con qualcosa, diventa quella cosa stessa, perché non c’è una reale separazione – che non sia convenzionale – tra osservatore e oggetto dell’osservazione. È in questo modo che il laghetto può insegnarci qualcosa (così come l’albero nella “meditazione dell’albero” o il fiore in quella del fiore).

“Possa la mia mente riflettere la realtà per quello che è veramente, come fa questa superfice tranquilla”

“Possa io lasciare andare ogni cosa, senza voler trattenere nulla, come fa questo laghetto nel momento in cui riflette il passaggio delle nuvole, il volo di un uccello o la traiettoria di un aereo”.

[La foto iniziale è mia]

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