Meditazione del “questo è perché quello è”

“Questo è perché quello è” potrebbe diventare il mantra per eccellenza che dà senso alla nostra vita. E in questo articolo vi spiegherò come adottarlo come vera e propria pratica di meditazione, affinché sia possibile renderlo parte integrante dell’esistenza quotidiana e criterio per interpretare il mondo.

“Questo è perché quello è” sono le parole pronunciate dal Buddha nel suo famoso discorso sulla via di mezzo. In quell’occasione spiegò che ogni fenomeno è determinato da cause e condizioni, per cui non esiste nulla di per sé, ovvero non c’è niente, ma proprio niente, che non sia legato intimamente a qualcos’altro. È il cosiddetto principio dell’originazione interdipendente, che il maestro zen Thich Nhat Hanh ha ribattezzato “interessere”. Niente e nessuno può esistere da solo.

“Se guardiamo a un bellissimo crisantemo, vediamo che ogni cosa del cosmo è presente in quel fiore – nuvole, sole, suolo, minerali, spazio e tempo. Il fiore non può esistere da solo. Ogni cosa dentro e attorno a noi, così come noi stessi, è vuota, ma vuota di una cosa sola: un’esistenza separata e indipendente”.

Una folata di vento mi porta via il cappello. Vorrei arrabbiarmi, ma con chi? Il vento soffia, ma non c’è nessuno che lo stia soffiando. Semplicemente le differenze di temperatura tra diverse parti del territorio hanno provocato pressioni disomogenee dell’aria, che creano il movimento che chiamiamo vento. Questo è perché quello è. Una serie di cause e condizioni hanno fatto sì che si manifestasse quella folata di vento che ha portato via il mio cappello. Tutto è connesso da intimi legami a tutto il resto, come nell’immagine della rete di Indra.

Se riuscissimo ad applicare sempre questo criterio, smetteremmo di giudicare e di applicare ad ogni cosa l’etichetta di giusto o sbagliato. Se comprendessimo che dietro ogni fenomeno ci sono sempre cause e condizioni che l’hanno provocato, potremmo godere di quella che Thich Nhat Hanh stesso chiama la saggezza della non-discriminazione. È una saggezza che fa cessare la sofferenza, perché ci risparmia il tenace e vano attaccamento a ogni cosa che ci piace, così come l’inutile avversione verso tutto ciò che ci è sgradito. Molte meno cose ci farebbero arrabbiare.

Meditazione del “questo è perché quello è”, come fare

Vediamo come possiamo sperimentare direttamente questa grande intuizione di Gautama, il mistico indiano vissuto nel VI secolo a. C. che divenne poi famoso col nome di Buddha. Lui stesso – che pure era geniale e aveva migliaia di seguaci – diceva di non credere a nulla che non si potesse sperimentare e verificare in prima persona. E allora proviamo a farlo.

  1. Siediti in una posizione che faciliti una concentrazione rilassata. Se non hai alcuna esperienza, leggi questa guida alla postura.
  2. Imposta un timer, che ti consenta di goderti la meditazione senza dover stare a controllare l’orologio. Scegli il tempo che vuoi.
  3. Verifica qual è la tua reale intenzione nel cimentarti in questo esercizio. Pensi che ti farà stare meglio o ti farà diventare una persona migliore? O qualcos’altro?
  4. Concentrati sul respiro, aria che entra e aria che esce, dentro, fuori, ecc. Rimanici per un po’, finché non senti che la tua attenzione si è stabilizzata.
  5. Porta l’attenzione al corpo, iniziando dalle zone di contatto sul terreno, poi esaminando la situazione di spalle e collo, poi del viso. Senti il contatto della pelle coi vestiti e con l’aria.
  6. Ora dovresti essere in relazione diretta col momento presente, ovvero la tua attenzione è rivolta verso ciò che succede qui e ora. Più o meno, perché ogni tanto ti verrà da pensare a qualcos’altro, ma non importa.

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  1. Porta l’attenzione ai rumori. Si sente il canto di un uccello. Cause e condizioni l’hanno provocato. “Questo è perché quello è”. Passa una moto in strada e fa un rumore infernale. “Questo è perché quello è”, il criterio non cambia. Tanti fenomeni avvengono e il mio apparato uditivo ne intercetta alcuni. Non c’è né bello né brutto, né giusto né sbagliato, solo fenomeni provocati da una serie di cause e condizioni, per lo più casuali.
  2. Torna al respiro e mettiti in suo ascolto, senza interferire e col massimo dell’equanimità che ti riesce. Questo movimento spontaneo del torace, la conseguente dilatazione dell’addome, il flusso dell’aria attraverso gli organi della respirazione, l’apporto di ossigeno al sangue e da lì alle cellule di tutto il corpo, la sensazione di rilassamento ad ogni espirazione. Tutto questo è generato da cause e condizioni che lo hanno reso possibile, alcune delle quali risalgono a prima della tua nascita. “Questo è perché quello è”. Cerca di capire che questo respiro non è il “tuo” respiro. Non lo possiedi, né riesci a controllarlo più di tanto. Esiste perché tutta un’altra serie di cose esistono.
  3. Porta la tua attenzione alle sensazioni del corpo. Ci sono parti o zone del tuo corpo che ti provocano disagio? Qual è la sensazione complessiva in questo momento? Quello che stai provando, che sia piacevole o spiacevole, è determinato da una serie enorme di cause e condizioni, alcune che si stanno verificando adesso, altre che si sono manifestate in passato. Ad esempio una patologia di cui hai sofferto e che continua a provocarti dei disagi. Un tuo atteggiamento che ti fa assumere una certa postura che provoca certe tensioni nei muscoli. “Questo è perché quello è”. Senza eccezioni.
  4. Se provi a mantenere questa attenzione concentrata, ti capiterà di distrarti, di pensare a qualcos’altro. Un ricordo, una fantasia, un progetto. Considera questo pensiero sotto quella stessa luce. Si è manifestato per il crearsi di una serie (piuttosto complessa) di cause e condizioni. “Questo è perché quello è”. Non ci sono né bravi né cattivi meditanti, né meriti né colpe. Semplicemente, “questo è perché quello è”!
  5. Rimani ancora in questa condizione di attenzione concentrata e rilassata, senza preoccuparti delle distrazioni che ogni tanto inevitabilmente arriveranno. Rimani lì senza voler ottenere nulla. In quest’attività non può esserci né guadagno né perdita. Stai solo osservando dei fenomeni.
  6. A un certo punto il suono del timer arriverà. Nel frattempo, osserva con equanimità ogni fenomeno che arriva alla tua coscienza. Fenomeni che riguardano l’ambiente dove ti trovi, fenomeni che riguardano il tuo corpo, fenomeni che riguardano la tua mente. Tutto è determinato da cause e condizioni che hanno concorso al manifestarsi di ogni cosa che percepisci. “Questo è perché quello è”. “Questo è perché quello è”…

Il principio del “questo è perché quello è” ha anche un altro risvolto: il non sé. Se non esiste niente di separato dal resto, non esiste neanche un “sé” separato delle persone. E non sto parlando in astratto, intendo dire il tuo “sé”, il mio “sé”. Questo “me” a cui tengo così tanto, è davvero separato da tutto il resto, da tutto ciò che percepisco come “esterno” o come “altro”?

Per approfondire:

originazione interdipendente

non discriminazione

equanimità

non sé

Scarica il testo della meditazione guidata:

Meditazione del “questo è perché quello è”

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