Meditazione della doccia

Toni Blay (Spagna), During the showerFarsi la doccia è uno dei momenti preziosi in cui possiamo riunificare mente e corpo. È l’occasione perfetta per la pratica del body scan, la scansione completa del corpo. Ed è pure una circostanza in cui ci prendiamo cura di noi stessi al cento per cento. Dunque un importante momento sacro.

Già mettendo piede dentro la cabina, possiamo considerare che cosa significa potersi fare una doccia calda. A parte il fatto che una parte consistente dell’umanità non può permetterselo, quel semplice gesto di alzare la leva del miscelatore per fare uscire l’acqua alla temperatura desiderata ha richiesto migliaia di anni di ricerca tecnologica. Dobbiamo perciò essere grati ai nostri antenati, per questa opportunità che ci hanno dato: tutti giorni possiamo fare comodamente qualcosa che già solo nella generazione dei nostri nonni era una rarità. Può essere l’occasione per recitar mentalmente una gatha come questa:

Quest’acqua tiepida che scorre lungo il mio corpo
me la mandano i miei antenati.
Chi mi ha preceduto è qui con me, sotto l’acqua,
a godersi questa doccia meravigliosa.

Inoltre, per rendere possibile questa doccia in particolare, c’è stato bisogno del lavoro, dell’impegno e della cura di moltissime persone: chi ha progettato la cabina doccia, chi l’ha realizzata, chi l’ha venduta, chi l’ha montata qui, e così le rubinetterie, le piastrelle, il sapone, lo shampoo. Chi ha reso possibile e ha concretamente realizzato l’acquedotto pubblico, chi ne cura la manutenzione, la società che gestisce la distribuzione dell’acqua, e così via. Tutte queste persone hanno fatto qualcosa per noi e possiamo essere loro grati. Il Dalai Lama, che ha fatto della gentilezza la propria “religione”, ci insegna come esista una forma di gentilezza involontaria, che interessa tutti gli esseri “senzienti”, non meno degna di gratitudine, rispetto alla gentilezza proattiva:

Quando vogliamo la pioggia e si mette a piovere, proviamo gratitudine, anche se il temporale non è motivato dall’intento di aiutarci. Quando vogliamo un bosco per fare una passeggiata, siamo contenti che quel bosco esista e lo apprezziamo, anche se gli alberi non hanno di per sé alcuna motivazione di aiutarci. Analogamente, gli esseri senzienti forniscono beni necessari alla tua sussistenza: aiutano te in particolare, pur senza conoscerti in particolare. In questa vita molte cose di cui godiamo – begli edifici, strade e così via – sono state prodotte da altri. Come puoi constatare, dunque, nel corso di questa esistenza migliaia di persone che forse non incontrerai mai si dimostrano gentili nei tuoi confronti.

Estendendo ancora, possiamo aggiungere, a questa catena di lavoro umano che ha reso possibile la nostra doccia, altri fattori che sono stati essenziali: il cibo che ha dato da mangiare all’operaio che ha fabbricato il tubo, gli elementi ci cui era composto quel cibo, come ad esempio il grano, il sole che ha fatto crescere il grano, l’acqua, il suolo, gli organismi presenti nel suolo, eccetera. È uno degli insegnamenti tipici del maestro zen Thich Nhat Hanh. La realtà, dunque, se la guardiamo in profondità, è che facendo la doccia possiamo entrare in contatto con l’intero universo!

Ma torniamo al corpo, che, toccando, possiamo osservare nel suo evolversi quotidiano, quale manifestazione evidente dell’impermanenza, una delle leggi fondamentali dell’universo. Se attraverso il nostro corpo impariamo ad accettare l’impermanenza – cioè che tutto cambia continuamente – potremo vivere una vita molto più leggera, perché libera da quell’angoscia di fondo che deriva dall’assenza di fondamento e di stabilità che caratterizza proprio la nostra esistenza. Tutto si trasforma continuamente, e se non ci fosse l’invecchiamento, non ci sarebbero neanche le nascite e la gioia che ci danno i bambini, coi loro sorrisi.

Infine, possiamo vedere come, nel nostro corpo, frutto principalmente del DNA che abbiamo ereditato dai nostri genitori, siano tuttora presenti tutti coloro che ci hanno preceduto e di cui rimane proprio questo codice genetico, di cui siamo i portatori.

Questo corpo è il corpo di mio padre, il corpo di mia madre:
in me sono presenti tutti i miei antenati.
Chi mi ha preceduto è qui con me, sotto l’acqua, a godersi questa doccia meravigliosa.

Alternative

  1. Senza bisogno di addentrarsi in una dimensione di visione profonda come quella descritta, è possibile molto più semplicemente farsi la doccia e basta, senza pensare ad altro, portando tutta l’attenzione alle sensazioni, specialmente quelle tattili e olfattive. Questa è vera meditazione zen, ed è anche compatibile coi tempi della mattina, tipicamente sostenuti.
  2. Altrimenti si può usare la doccia per compiere una specie di rito personale, immaginandosi di lasciare andare,con l’acqua sporca, tutte le cose di sé che non ci piacciono, per sentirsi “come un foglio bianco su cui tutto può essere riscritto”, come suggerisce Claudio Padovani.

Vedi altri articoli su:

meditazione in bagno

[Ringraziamenti: al Dalai Lama, che ha scritto il libro “La via dell’amore”, da cui ho tratto il brano] [La foto è di Toni Blay, Spagna]

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2 Risposte

  1. Anna ha detto:

    grazie per l’articolo! E’ arrivato al momento giusto!

  2. giusy ha detto:

    grazie ….buon anno

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