Meditazione dell’albero

Foto da Flickr di Steve JurvetsonL’albero è un maestro di stabilità, quiete, equilibrio ed equanimità. È per questo che può impartire, a ciascuno di noi, grandi insegnamenti. Oggi quindi vi propongo di andare a lezione da un albero, con questa semplice pratica di meditazione, che io stesso – come ogni altra proposta in questo blog – ho sperimentato ripetutamente in prima persona. Un vantaggio di questa pratica è che è molto facile a realizzarsi. Serve solo un albero, e di alberi ce ne stanno parecchi, in giro. Ed è molto adatta per chi, come me, vive in una grande città, e può stare in contatto con gli alberi andando in un parco pubblico. Per tutti gli altri, è ancora più adatta.

Il metodo è abbastanza simile a quello della meditazione della montagna: ci identifichiamo con l’oggetto della meditazione, traendone insegnamenti per la nostra vita. Solo che qui l’albero non ce lo immaginiamo, ce l’abbiamo di fronte.

1) Ecco come fare. Scegli un bell’albero, un albero che ti piace e col quale ti trovi bene e ti senti affine. Anche come età, che ti possa somigliare. Mettiti lì di fronte, in posizione seduta, da meditazione. E stattene lì a contemplarlo, per tutto il tempo che hai a disposizione. Magari puoi usare il telefonino come sveglia; così avrai ancora maggiore tranquillità, se il tuo tempo è limitato.

2) Dopo aver conquistato uno stato di sufficiente calma, grazie ad un’attenta concentrazione sulla tua respirazione, per qualche minuto, sarai in grado di osservare le qualità di questo essere vivente che ti fronteggia.

  • L’albero, innanzi tutto, è molto stabile. Grazie alle sue radici, invisibili ma molto estese, è saldamente ancorato alla terra. Ci sono ben poche cose che possono scuoterlo. E di muoverlo neanche se ne parla!
  • È legato alla terra da un intimo legame di reciproco scambio. L’albero, per mezzo di queste radici, accoglie tutto quello che la terra gli dà. Compresi gli scarti e il letame. Al tempo stesso, è continuamente in grado di restituirle ciò di cui la terra ha bisogno, per mezzo delle sue foglie che cadono.
  • Perciò, pur essendo intimamente connesso alla terra, l’albero è anche in grado di lasciare andare pienamente. Lo fa ogni autunno, perdendo tutte le sue foglie.
  • Con la sua imperturbabile calma, l’albero accoglie tutto, come si accolgono i doni. Il sole, la pioggia, il vento. Uccelli di tutti i tipi vi transitano sopra, senza alcun problema. Qualcuno, a volte, lo sceglie come nido.
  • L’albero si trasforma continuamente, secondo le stagioni, ma anche col tempo che passa. Cambia anche di parecchio il suo aspetto. Quello che vedi ora, è solo uno dei tanti suoi possibili aspetti. Irripetibile. E l’albero accetta pure le trasformazioni che avvengono attorno a lui. Si adatta alle circostanze.

3) D’ora in poi, continua ad osservarlo, senza pensare, ma cercando di eliminare ogni barriera tra te e l’albero. Dopotutto, mentre lo guardi, l’albero è nella tua mente e perciò non siete più due cose separate. Non desideri essere un po’ come lui, stabile e capace di accogliere, così come di lasciare andare?

4) Se ogni tanto tornerai a trovare questo stesso albero, avrà sempre cose nuove da insegnarti, nelle sue diverse vesti stagionali.

Infine va citato il fatto che una delle posizioni base dello yoga è proprio quella dell’albero, Vrksasana, in sanscrito. Basata sulla concentrazione, l’equilibrio e la forza, questa “asana” s’ispira anch’essa all’albero, per insegnarci a vivere nella pace e nella stabilità.

[Ringraziamenti: al sito Yoga Journal, per la descrizione di Vrkasana; a Villa Borghese, Roma, per i suoi meravigliosi alberi che hanno dato nutrimento a tanti cittadini romani] [La foto iniziale è di Steve Jurvetson.]

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