Meditazione Mindfulness, perché è vincente

Jon Kabat-ZinnLa meditazione di tipo Mindfulness è la formula vincente, oggi come oggi, poiché viene preferita di gran lunga dal pubblico ad altre pratiche più “tradizionali”, come la meditazione zen o vipassana. Dare una definizione di Mindfulness è apparentemente facile, perché ne ha fornita una bell’e pronta il suo stesso inventore, Jon Kabat-Zinn:

il processo di prestare attenzione in modo particolare: intenzionalmente, in maniera non giudicante, allo scorrere dell’esperienza nel presente momento dopo momento.

[da: Jon Kabat-Zinn, Dovunque tu vada, ci sei già. Una guida alla meditazione, 2001]

 
È senza dubbio una bellissima definizione. Però, a ben vedere, è sufficientemente generica da poter essere applicata a qualsiasi altro tipo di meditazione, come ad esempio lo zazen, cioè la pratica di meditazione seduta della tradizione zen, ma anche alla vipassana, o certi tipi di meditazione tibetana. Anche le tecniche usate nella meditazione Mindfulness sono uguali alle altre scuole: occhi chiusi o semi-chiusi, gambe incrociate, attenzione sul respiro, eccetera.

Eppure il pubblico sembra preferire la Mindfulness a qualsiasi altro tipo di pratica meditativa, come evidenzia questa tabella col numero delle ricerche medie mensili sul motore di ricerca di Google:

mindfulness classifica parole chiave

 

Nell’elenco manca la parola chiave “zen“, perché viene usata dalle persone anche in riferimento ad ambiti che non c’entrano niente. Come si vede, i “consumatori” del web sono molto più interessati alle forme di meditazione a pagamento rispetto a quelle generalmente gratuite. Altrimenti, che consumatori sarebbero? La meditazione trascendentale può essere praticata solo dopo aver frequentato un corso a pagamento, ma anche la Mindfulness, per quanto non ci sia un obbligo in tal senso, è tipicamente legata alla frequentazione di un corso.

Cos’è la Mindfulness?

Andando a indagare su cos’è la Mindfulness, come funziona e come si pratica, scopriamo pratiche normalissime (almeno per noi frequentatori di Zen in the City), come la meditazione seduta o il body scan, tutte derivanti dalla grande tradizione dello yoga,. Ciò che fa veramente la differenza è che il suo inventore, ma soprattutto divulgatore, il biologo americano Jon Kabat-Zinn, ha avuto l’intuizione di:

  • finalizzare la meditazione a un ambito pratico, quello medico, tramite il metodo codificato della Mindfulness-Based Stress Reduction (MBSR) e della Mindfulness-Based Cognitive Therapy(MBCT);
  • spogliare dai riferimenti buddhisti più espliciti la pratica della meditazione, rendendola così più accettabile al pubblico occidentale.

Questi due elementi sono alla base del grande successo della Mindfulness, a mio parere. Un successo testimoniato dal volume di ricerche effettuate su Google della parola “mindfulness:”

Il ruolo specifico della Mindfulness – nel più ampio insieme delle pratiche di consapevolezza – è oggi quello di rendere palesi i benefici della meditazione per la salute umana, psichica e fisica, specie in relazione agli stili di vita contemporanei. Inizialmente praticata nell’ambito degli ospedali per ridurre la sofferenza e il dolore dei malati cronici, la Mindfulness si è gradualmente estesa ad ogni sfera di attività, portando la meditazione in azienda, nel carcere, a scuola e un po’ ovunque. Grazie alla Mindfulness, moltitudini di persone hanno recuperato il contatto smarrito col proprio corpo e preso coscienza dei meccanismi mentali ingannevoli che ci rendono prigionieri – a volte per tutta la vita – e che noi stessi abbiamo costruito.

Perché proprio la Mindfulness?

Ma c’è qualcosa in più. La Mindfulness incarna al meglio lo spirito del nostro tempo. Si pensi al successo dei prodotti Apple. Piacciono tanto al pubblico, nonostante il loro costo esorbitante, perché il loro design nasce non dalla necessità di risolvere determinate esigenze pratiche, ma da quella di soddisfare le aspettative delle persone: maneggiare prodotti facili da usare, non doversi preoccupare degli aspetti tecnici, possedere oggetti belli, disporre di status-symbol, eccetera. È il capitalismo che mette al centro del proprio interesse le necessità del consumatore, anziché quelle dei produttori.

Il Buddhismo per secoli è stato guidato dalle scuole, dai monasteri, dai lignaggi dei vari maestri, ai quali i singoli hanno potuto di volta in volta aderire, specialmente in base alla prossimità fisica. Oggi – con la migrazione del Buddhismo in Occidente e grazie soprattutto a internet – la prospettiva è completamente ribaltata: al centro dell’attenzione c’è il praticante, o meglio l’utente. Ci sono le sue necessità. Si sente stanco e stressato, vuole conciliare lavoro e benessere. Ha mal di schiena. Soffre di depressione. Ha bisogno di una cura gratificante e questa cura è la Mindfulness.

[L’immagine è un fotomontaggio di una foto UW Health (Stati Uniti) e di una calligrafia del maestro zen Thich Nhat Hanh]

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4 Risposte

  1. maderu ha detto:

    parliamo anche delle meditazioni “dinamiche” di Osho

  2. Renato ha detto:

    Grazie a Zeninthecity sto trovando un valido aiuto nella mia pratica di Mindfulness.
    Ho trovato utilissime informazioni.
    E’ un blog FANTASTICO!
    Sto cercando di approfondire il tema della MINDFULNESS anche nel mio blog: http://lalucedisperanza.altervista.org/mbsr-prima-settimana/

    Grazie di cuore a Zeninthecity per l’aiuto che mi offre!!!

  3. Giovanna ha detto:

    L’articolo è interessante e stimola ad una riflessione sul rapporto tra ricerca spirituale e il mondo attuale basato sul consumismo, in cui spesso la persona viene confusa con il consumatore.
    La meditazione, che si rivolge ad una ricerca autentica e profonda, non può essere proposta come qualcosa da “consumare”. È anzi l’esatto opposto.
    L’unica utilità della mindfulness è quella di permettere a chiunque, anche chi non si è mai posto problematiche esistenziali o spirituali di alcun tipo, chi non ha mai cercato nemmeno se stesso, di incontrare un primo scalino verso questo tipo di conoscenza. Non è però detto che abbia voglia di proseguire a salire…….

  4. Matelda ha detto:

    Rispondo a Giovanna,ma mi riferisco anche al post complessivo sulla Mindfulness: mi sembra un po’ svalutativo e riduttivo il modo in cui viene trattato l’argomento Mindfulness…
    Si,Giovanna,non è detto che le persone che hanno fatto un MBSR poi vogliano proseguire a salire: ma tu pensi che dovrebbero? Io non lo penso: non penso che dovrebbero.Non penso che la persone dovrebbero fare un percorso che io ritengo buono per me,anche se molti altri lo pensano …
    Se una persona non sente ‘la chiamata’ di una scelta religiosa, o di un lavoro spirituale più alto,o magari appartiene ad un altro credo religioso,o è laica, può utilizzare la Mindfulness per far fronte a momenti di stress fortissimo, usufruirne, ringraziare,e forse essere attratta -o forse no- da altro.
    Questa storia che il consumismo porta ad esperimenti come la Mindfulness non mi torna.
    La Mindfulness deve una riconoscenza infinita alla pratica buddista dalla quale nasce, ma non è la stessa cosa, e tantomeno è una App del buddismo.
    Per mettere a punto i protocolli MBSR,MBCT etc. etc.il lavoro è stato ed è lungo e ricco, con un assestamento dal punto di vista della ricerca psicologica e della efficacia del percorso,e la proposta della Mindfulness non è sovrapponibile alla pratica buddista.
    La Mindfulness ha trovato posto in luoghi dove la pratica buddista non sarebbe entrata, come negli ospedali ad esempio.
    Proporre in un ospedale una pratica religiosa nell’ottica di affrontare la sofferenza è, peraltro, una cosa che a me parrebbe eticamente inaccettabile (il prete in corsia non mi pare buona consuetudine tanto più quando è pagato dai contribuenti di qualunque credo ed appartenenza religiosa siano) e non così utile ed efficace per affrontare il dolore: immagino un medico che dice alla propria paziente:”ci sarebbe un modo per affrontare la tua paura,o il dolore fisico,ma devi diventare buddista o o cristian, o ebrea”…. mentre proporre un protocollo laico di lavoro sullo stress -perché questo è l’MBSR ovvero la parte più importante della Mindfulness- aiutando le persone a trasformare il modo di stare in rapporto con l’esperienza quotidiana e non solo trovo che sia una maniera etica,opportuna, buona di operare (in questo non ravvedo niente di ipocrita: intendo dire che non si tratta di cambiare le parole lasciando intatto il contenuto: quello che c’è di diverso è veramente il fatto di lasciare la libertà di seguire un proprio percorso spirituale facendo un’esperienza psicologica mentale e spirituale che non impegni in strade né cercate né desiderate.
    Dopodiché immagino che Kabat Zinn o Santorelli sarebbero ben felici di portare tutti i loro pazienti o clienti verso la ricerca Buddista,ma questa è un’ altra cosa!
    Personalmente a partire dalla Mindfulness mi sono avvicinata molto alla pratica buddista,ma mi rendo conto che non è la mia strada,con enorme simpatia per i miei amici che invece frequentano il manga di riferimento.Continuo a meditare,fare Corsi di Mindfulness ecc ecc e mi va bene.

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