Meditazione: significato di una parola ambigua

Gurumustuk Singh, MeditationQual è il significato della parola “meditazione“? L’uso di questo termine è molto ambiguo, nella nostra lingua, perché la parola “meditare” viene usata spesso quale sinonimo di “pensare” che invece non c’entra niente con la meditazione vera e propria.

La meditazione è stata definita come uno spazio che intercorre tra un pensiero e il pensiero successivo. Caratteristiche della meditazione sono proprio la “non azione” e il “non pensiero“. Si sta seduti e non si pensa a niente: ci si concentra magari sul respiro, si osserva quello che accade al corpo o alle sensazioni, ma non si pensa.

È proprio il contrario di ciò che suggerisce la parola “meditazione”, usata in occidente e causa di molti equivoci. Deriva dal verbo latino mĕdĭtor – che indica l’attività di pensare, riflettere, considerare, in senso speculativo, in relazione ad un oggetto. E infatti si usava anche per indicare azioni più finalizzate, come preparare, procurare, macchinare, prepararsi, esercitarsi, studiare, comporre. Tale verbo fu adottato per tradurre in latino il termine greco melete, presente nella versione in greco della Bibbia. Melete significa ponderare, riflettere, contemplare, e fu usato a sua volta per tradurre l’ebraico hāgâ, che indica il sospiro, il mormorio, ma anche la meditazione stessa. Si badi però che, nel contesto ebraico, l’introspezione è sempre di tipo dualistico: da una parte il credente, dall’altra Dio.

La scala che porta a Dio

Pare poi che l’uso della parola meditazione, così come la conosciamo oggi, sia arrivata a noi da Guigo II, monaco certosino, priore del monastero della Grande Chartreuse, nelle alpi francesi, nel XII secolo. Il suo primo libro, Scala Claustralium, o Lettera sulla vita contemplativa, è un classico della spiritualità cristiana e viene considerato quale prima descrizione della preghiera strutturata. Guigo paragona la vita spirituale ad una scala, proponendo una progressione in quattro gradini:

  • la lettura attenta della Sacra Scrittura (lectio);
  • la memorizzazione di quanto si è letto (meditatio);
  • l’invocazione a Dio per ottenere ciò che la meditatio ha fatto conoscere (oratio);
  • l’intimità con Dio nella preghiera (contemplatio).

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Ecco di seguito cosa scrive Guigo, a proposito dei quattro gradi della vita spirituale.

Un giorno, mentre occupato in un lavoro manuale cominciai a pensare all’attività spirituale dell’uomo, tutt’a un tratto si presentarono alla mia riflessione quattro gradi spirituali: la lettura, la meditazione, la preghiera, la contemplazione: «lectio, meditatio, oratio, contemplatio».

Questa è la scala dei monaci, mediante la quale essi sono sollevati dalla terra al cielo, formata in realtà da pochi gradini, ma tuttavia d’immensa e incredibile altezza, di cui la parte inferiore è appoggiata a terra, mentre a superiore penetra le nubi e scruta i segreti dei cieli. Questi gradini, come sono diversi di nome e di numero, così so istinti per ordine e per importanza. Se qualcuno esaminerà con cura le proprietà e le funzioni che ciascuno di essi esercita su di noi, e come differiscano tra di loro e la loro gerarchia, stimerà breve e facile il lavoro e l’applicazione impiegati in questo studio, di fronte alla grande utilità e dolcezza che ne ritrarrà.

La lettura – lectio divina” – è lo studio assiduo delle Scritture, fatto con spirito attento. La meditazione è una diligente attività della mente, che cerca la conoscenza di verità nascoste, mediante l’aiuto della propria ragione. La preghiera è un fervoroso anelito del cuore verso Dio per allontanare il male e ottenere il bene. La contemplazione è una certa elevazione della mente al di sopra di sé verso Dio, gustando le gioie dell’eterna dolcezza.

È questa dunque la strada attraverso cui l’uso della parola meditazione è diventato parte della nostra eredità. Se non si conoscono tutti i passaggi sopra descritti, si finisce direttamente alla seguente equazione:

meditare = pensare

da cui deriva la comune opinione che si debba sempre meditare su qualcosa, ragionandoci sopra. La premessa per capire cos’è la meditazione è dunque affrancarsi da tale eredità. Non disconoscerla – perché siamo figli di quella stessa cultura di cui sia l’Antico Testamento, sia i greci, sia i certosini fanno parte – ma per lo meno contestualizzarla.

Per sapere poi come il termine meditazione si collega ai significati più autentici di tale pratica, derivanti dallo yoga, dal buddhismo e dalle Upanishad indiane, rappresentati da termini come gom, dhyāna, samādhi e zen, scarica l’articolo completo, compilando il modulo sottostante:

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[Il brano citato è tratto da: Epistola de vita contemplativa, in: Un itinerario di contemplazione – Antologia di autori certosini, Edizioni S. Paolo, 1987, Terza edizione 1996, riportato in questa pagina] [La foto è di Gurumustuk Singh, Stati Uniti] libro zen in the cityÈ in libreria "Zen in the City", Edizioni Mediterranee, il libro che approfondisce e amplia i temi trattati in questo blog, proponendo nuovi esercizi per stare meglio in ogni occasione della nostra frenetica, dissociata e sempre più folle vita.

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