Meditazione sui miei genitori presenti in me

Foto da Flickr di Raphael GoetterQuesta meditazione guidata ci aiuta ad approfondire un aspetto fondamentale della nostra esistenza: il legame intimo e profondo che ci lega ai nostri genitori. Un legame che non riguarda solo il rapporto che abbiamo (o abbiamo avuto) con loro, ma il nostro stesso modo di essere. Ci aiuta a capire chi siamo. Il testo è della meditazione è quello proposto dal maestro zen Thich Nhat Hanh a piazza Navona, in occasione della sua visita a Roma nel 2008. Un tema simile lo avevamo già visto nella meditazione del 2010, sempre di piazza Navona, e in quella per guarire guardando in profondità, sempre dallo stesso autore.

Il metodo proposto è molto semplice ed efficace al tempo stesso. Prendiamo gradualmente consapevolezza di quanto ciascuno dei due genitori sia intimamente presente in noi, in ogni cellula del nostro corpo. Lo è grazie al Dna che abbiamo ereditato, non possiamo certo negarlo. Ma, proprio per questo, è presente in noi in modo vivo, non solo nel ricordo o nel lascito. Quando penso, penso anche con la mente di mio padre, perciò per me è possibile, in ogni momento, stabilire un dialogo con lui.

Inizialmente, siamo chiamati a prendere consapevolezza di questa dimensione: “inspirando, sento mio padre in ogni cellula del mio corpo“. Non è difficile, vero? Poi possiamo trasmettere ai nostri genitori quello che di buono abbiamo conquistato. Ad esempio: “inspirando, mi sento libero;  papà, puoi sentire la libertà?” Possiamo dare loro qualcosa anche se non sono fisicamente presenti. Persino se non esistono più. Perché sono già presenti in noi, a tutti gli effetti.

Questa presa di consapevolezza è qualcosa che non si può spiegare oltre: va solo sperimentata direttamente. È una pratica, non una teoria.

Detto questo, io penso che da questa meditazione – dopo averla sperimentata, naturalmente – possiamo ricavare almeno tre grandi insegnamenti (ma voi ne ricaverete altri, ne sono sicuro):

  • capire quanto siamo inseriti in un flusso ininterrotto di vita che, venendo da lontano, è arrivato a noi attraverso i nostri genitori e si continuerà a propagare attraverso i nostri eventuali figli e/o persone con le quali saremo vissuti in stretto contatto; un ciclo vitale (“samsara”) che si ripete di generazione in generazione in modo, dopotutto, abbastanza simile;
  • capire quanto possiamo, in ogni momento, riparare ad errori compiuti dai nostri genitori, correggere delle scelte compiute, riappacificarci con loro, operare in loro (tramite noi) una trasformazione, instaurare una comunicazione inter-generazionale;
  • capire quanto sia importante l’eredità che abbiamo ricevuto, quanto siamo condizionati in ogni scelta che compiamo, per il solo fatto di essere figli di quelle due persone e non di altre.

Versione camminata

La registrazione audio che propongo si adatta anche ad essere praticata come meditazione camminata. Va benissimo in un parco pubblico, con le cuffiette del lettore mp3 alle orecchie.

Però bisogna avere l’accortezza di incentrare l’attenzione sull’azione di camminare, oltre che sul respiro. Si può sostituire, mentalmente, il respirare col camminare. Ad esempio, quando dice “Inspirando sento mio padre in ogni cellula del mio corpo/Espirando sento mio padre in ogni cellula del mio corpo”, si può sostituire con “Respirando sento mio padre in ogni cellula del mio corpo/Camminando sento mio padre in ogni cellula del mio corpo”. E anche “Camminando mi sento leggero” al posto di “Inspirando mi sento leggero”, e così via.

Mentre si svolge l’azione del camminare, può essere anche più facile percepire la presenza in sé stessi del papà o della mamma, perché ci si mette di mezzo in maniera più evidente la fisicità.


Meditazione guidata (mp3 – durata 10′)

Scarica il testo della meditazione (pdf)

Consiglio pratico: clicca sul link col tasto destro del mouse e poi scegli la voce: “Salva destinazione col nome…”

[La foto iniziale è di Raphael Goetter]

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3 Risposte

  1. e se a me fa schifo essere come mio padre?

    • paolosub ha detto:

      Io penso che questo tipo di meditazione serva anche a questo: ad entrare in contatto coi miei genitori in quanto realmente presenti in me, e a rendermi conto che io sono – almeno in parte – come loro. Solo così posso farci pace. Sto leggendo, a tal proposito, un libro molto bello di Thich Nhat Hanh, “Fare pace con se stessi”, Aam Terra Nuova Edizioni, che parla di queste cose e che trovo consigliabilissimo.

  2. deltone24 ha detto:

    Grazie per la condivisione maestro Subioli. Il libro citato di Thay Nhat Hanh è uno dei migliori dell’autore e – con la consueta semplicità – cerca di autarci a risolvere il problema, molto comune purtroppo, così sinteticamente e bruscamente esposto dall’utente qui sopra.

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