Così pc e smartphone ci portano via lontano

Basta un breve viaggio in treno per rendersi conto di cosa stia succedendo a noi esseri umani. I dispositivi digitali – come computer, tablet e smartphone – sono diventati inseparabili appendici del nostro corpo, che ci consentono di essere perennemente connessi alla rete. Essere online, qualsiasi sia la sua motivazione (relazioni, lavoro, divertimento), spinge ciascuno lontano dal luogo e dal tempo nel quale si trova in quel momento.

Dunque siamo vicini, gomito a gomito, eppure lontanissimi nelle intenzioni e nella presenza mentale. Ma ancor prima di questa separazione dagli altri, si crea e si acuisce sempre di più, all’interno di ciascuno di noi, una frattura tra la mente e il corpo.

Questa frattura ha conseguenze terribili. Ci rende incapaci di vedere l’insorgere (e poi lo scomparire) delle nostre emozioni, che si manifestano tutte a livello corporeo. Col passare del tempo finiamo per non essere più capaci di riconoscerle. Le nostre emozioni richiedono attenzione, manifestandosi molto spesso come dolori muscolari (mal di schiena, torcicollo) o dell’apparato digerente, ma noi non lo sappiamo, perché non ce ne accorgiamo, e portiamo la nostra capacità di resistere ai suoi limiti. Diventiamo inoltre incapaci di vedere le emozioni degli altri e le emozioni che esse provocano in noi, e dunque, così ciechi, ci scontriamo con chi ci sta vicino – in famiglia, al lavoro, per strada – combattendo battaglie continue, nelle quali ciascuno cerca solo di riempire il sacchetto dei propri presunti bisogni, senza mai cercare di capire cosa stia succedendo veramente.

Possiamo fare qualcosa per fermare questa deriva o è troppo tardi? Certo non possiamo chiedere agli altri, né a noi stessi, di rinunciare a utilizzare i meravigliosi oggetti elettronici che il mercato ci propone in modo sempre più suadente. Ma possiamo renderci consapevoli di quello che avviene nella nostra vita giorno per giorno, ora per ora, magari anche minuti per minuto. Come? È molto semplice: riprendendo il contatto col nostro corpo, e per farlo c’è il metodo più facile del mondo: portare l’attenzione al respiro, almeno ogni tanto. Il respiro è un ponte tra la mente e il corpo, che ci consente di tornare, ogni volta che lo vogliamo (e ce ne ricordiamo) al momento presente, a ciò che avviene qui e ora.

Non aspettare ancora: adesso che hai letto l’articolo fermati, chiudi gli occhi e porta tutta la tua attenzione all’aria che entra ed esce dal tuo corpo, per tre respiri completi.

 

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3 Risposte

  1. Felice ha detto:

    Concordo pienamente con questa tua riflessione. Adorno nei primi anni ’50 parlava già di oggetti feticci, oggetti status symbol, ma oggi accanto al feticcio tecnologico vi è anche, secondo me, una sorta di nuova alienazione dalla realtà dovuta in parte alla’enorme senso di vuoto e solitudine che aleggia nell’aria. Non voglio essere apocalittico ma credo che il conto che si pagherà in futuro per via di queste simbiosi con la rete sarà alto vorrei tanto sbagliarmi ma quando il virtuale prende il sopravvento sul reale i problemi si fanno seri e la tanto declamata quanto preziosa consapevolezza del qui ed ora va a farsi decisamente benedire. Complimenti per questo tuo sito e per il libro che ho acquistato e che sto leggendo con molto interesse.

  2. Michele ha detto:

    E’ questo sicuramente uno dei mali più grandi dell’uomo moderno, sempre più lontano da se stesso.
    Vorrei aggiungere, se mi permetti, il continuo perseverare delle persone attaccate a queste tecnologie, nel creare sempre più identità egocentriche di se stessi… finendo per non comprendere più chi si è veramente.
    E’ uno stato di confusione così imbarazzante, che porterà nel tempo a squilibri di personalità sempre più gravi..
    Si è caduti nell’ennesima spirale di sofferenza.
    Fortunatamente non tutti remano nella stessa direzione, nel mondo esiste una scintilla di speranza che può aiutare a portare ad un cambiamento radicale nella coscienza dei singoli. E questa però, è insita nel cuore di pochissime luci, purtroppo, troppo poche.

  1. 20 aprile 2015

    […] Così pc e smartphone ci portano via lontano di Paolo Subioli […]

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