Pratica di osservare il prurito

Itch, di John Benson, Madison WI, UsaQuando si sta seduti immobili a meditare, per 20, 30, 60 minuti, è inevitabile che il corpo si manifesti, tramite piccoli fastidi, come il prurito. Se pensi che non ci sia niente di male, a grattarsi, non hai tutti i torti. Ma vedrai che il prurito, se non gli dai troppa retta, con gesti meccanici della mano, può diventare un grande maestro, per te. E insegnarti a vivere.

Prova a fare un esperimento: mentre siedi in concentrazione e senti il prurito, osserva il tuo modo di reagire, ma senza grattarti. Vedrai che è sufficiente resistere per pochi secondi, perché il prurito scompaia: se ne andrà proprio com’è venuto.

All’inizio ti sembrerà difficile, poi diventerà sempre più agevole. Non c’è niente di stoico, o di masochistico, in tutto ciò. Il prurito è una semplice sensazione, e come tale è effimera. Questo primo esperimento, fatto un po’ di volte, può aiutarti a comprendere direttamente, senza mediazioni concettuali, cos’è l’impermanenza delle sensazioni. Ti sarà molto utile, nella vita, specie quando ti troverai in una situazione di difficoltà.

Il prurito può essere un grande maestro, perché t’insegna a capire il tuo rapporto col desiderio. Di fronte ad un’impellenza, ad una brama di qualcosa che sappiamo avere risvolti negativi, è naturale avere un atteggiamento di avversione – che ci porta a reprimere quel desiderio – o, al contrario, di attaccamento, che ci spinge ad alimentarlo.

Ma tu puoi scegliere la terza via, semplicemente osservare:

  1. nota che tipo sensazione di provoca il prurito;
  2. osserva i pensieri che ne scaturiscono;
  3. torna gentilmente al respiro e alle sensazioni del corpo;
  4. guarda di nuovo come si evolvono tali sensazioni;
  5. se insorgono altri pensieri, prendine nota, poi torna al respiro;
  6. ecc.

Il meccanismo del prurito ha delle analogie con le dipendenze da alcol e droghe, e infatti c’è chi, per curarle, usa questo stesso metodo, basato sulla”mindfulness”.

Ma c’è di più. Imparare a non reagire al prurito, con un immediato gesto del grattarsi, è un ottimo viatico alla pratica della non azione. Non fare niente è molto spesso il presupposto per la visione profonda. La nostra mania di voler sempre agire, pretendere di cambiare il corso delle cose è, il più delle volte, fonte di frustrazione.

Un maestro che si è occupato del prurito è Osho. Secondo il famoso guru indiano, quando è la mente a dominare sul corpo, quest’ultimo fa di tutto per attrarre su di sé l’attenzione, e prendersi una sorta di rivincita. Ma la questione non è combattere. Quello che serve, piuttosto, è osservare. Meditare significa osservare, qualsiasi cosa succeda. Pertanto, ci dice Osho, se senti il prurito, grattati pure, ma fallo lentamente. Non lasciare spazio alle reazioni meccaniche. Fa anzi, del gesto della tua mano, l’oggetto della tua osservazione.

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[La foto iniziale è di John Benson, Madison WI, Usa]

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3 Risposte

  1. mainato ha detto:

    Caro Paolo(sub),
    solo a parlarne mi vien da grattarmi, ma tu hai ben detto: il
    corpo è sub judice della mente, ma sarà veramente vero?
    Il corpo è tale se la mente esiste e la mente è tale se il
    corpo esiste, poichè sono del tutto inseparabili, come l’acqua
    e la farina nel pane: E allora quando grattiamo la caviglia dobbiamo
    renderci conto di grattare il corpomente e ciò vale per ogni
    altra sensazione dello stesso,. Per farci capire tuttavia dobbiamo usare
    termini convenzionali ed allora la mente (ovvero la parte mentale)
    ci avvertirà che il corpo (la parte corporea) è negletto (ciò
    avviene spesso nella neditazione di “solo mente”), dunque si
    fa sentire con reazioni di vario genere, talvolta insopportabili.
    Siamo un pane e dobbiamo esserne consapevoli.

    Un fiore di primavera

    Mainato

  2. anna ha detto:

    Grazie per questa condivisione, ne farò tesoro,in specie per gli schematici ed utili punti di ” osservazione” elencati alla fine dell’articolo. Mi faranno da guida, dato che è per me la capacità di osservare o meglio la ricerca della osservazione è un momento problematico; appena mi fermo ed osservo, la mia mente forse si terrorizza o si angoscia, così che diventa agitata e si perde in mille rivoli di mormorio e di rumori neuronali.

  3. Aldo ha detto:

    Bell’articolo. Un modo a mio parere anche piu’ veloce non e’ solo osservare “neutralmente” il fenomeno, lasciando che svanisca sotto le leggi dell’impemanenza, ma inviando amore divino, per esempio immaginando di abbracciare il prurito o il fastidio con un abbraccio, la situazione si sblocca ancora piu’ velocemente.

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