Riesci a non fare niente per due minuti?
28 aprile 2012
Starsene senza fare niente è l’arte dei pigri, ma anche di chi ricerca la verità attraverso la consapevolezza di ciò che accade veramente nel momento presente. Al giorno d’oggi è sempre più difficile, perché la nostra mente non vuole mai fermarsi. E quando si sta al computer è ancora peggio! Ecco allora due siti, che ci aiutano a scoprire, da un lato, quanto sia difficile fermarsi veramente e, dall’altro, quanto sia sano. Continua a leggere…
Un monaco zen in visita a Google
21 marzo 2012
Cosa ci fa un monaco buddhista nella più importante azienda della Silicon Valley? Un video – che abbiamo sottotitolato in italiano – testimonia un evento eccezionale: la visita del maestro zen Thich Nhat Hanh presso il quartier generale di Google.
Respira, sei on line
9 marzo 2012
Questa calligrafia del maestro zen Thich Nhat Han, realizzata nel gennaio 2012, può costituire un utile strumento di consapevolezza, per chi usa spesso il computer. Quando stiamo su internet (anche con lo smartphone o il tablet), la mente è del tutto assorbita da quello che stiamo facendo o vedendo, e così perdiamo completamente il contatto col momento presente. Col qui e ora.
Meditare sulla panchina di un parco pubblico
27 febbraio 2012
La panchina di un parco pubblico è il tipico luogo dove, in città, è possibile trovare momenti di quiete e relativo silenzio. Ma anche qui non è facile sperimentare la solitudine. Eppure, anche il parco più frequentato, nel quale il canto degli uccelli si mescola al rumore del traffico, può offrire momenti di intensa consapevolezza del momento presente. Dello stare con quello che c’è qui ed ora.
Perché conviene fare una sola cosa per volta
15 febbraio 2012
Sarebbe la cosa più facile del mondo. Ma per noi, che viviamo in un’epoca nella quale il “multitasking” (fare tante cose insieme) è considerato una virtù, in realtà è sempre più difficile. A fare una sola cosa per volta siamo sempre meno abituati. Eppure, se vogliamo veramente esserci al 100 per cento, nella vita, è l’unica possibilità che abbiamo.
Meditare nel corridoio dell’ufficio
5 novembre 2011
Anche il corridoio dell’ufficio (della scuola o di qualsiasi altro edificio dove si svolga attività umana) può diventare luogo deputato alla pratica della meditazione. Non è necessario che sia proprio un corridoio. Stiamo parlando di un luogo nel quale ci capita spesso di passare, vicino al nostro posto di lavoro.
Meditazione del laghetto
24 ottobre 2011
Questo laghetto – realizzato secondo la moda neoclassica, tendente al romanticismo, tipica della fine del 17° secolo – sta a Roma, in Villa Borghese. Si presta molto bene – così come tanti altri laghetti nel mondo – per una pratica di consapevolezza che vorrei proporvi. La pratica della mente quieta che accetta la realtà per quello che è, senza voler trattenere nulla.
Camminata dell’amore
22 settembre 2011
Ecco una pratica di consapevolezza tipica per la città, in grado di rendere molto piacevole spostarsi a piedi da un posto all’altro, lungo i marciapiedi. La si può praticare ogni volta che dobbiamo fare un percorso, anche breve. E ci aiuta a vedere la città (e i suoi abitanti) in un modo molto diverso dal solito. È una variante in movimento della tradizionale pratica di “metta“, che consiste nel coltivare, mediante l’esercizio, la benevolenza verso se stessi e verso gli altri.
Meditare con lo smartphone
12 settembre 2011
Lo smartphone è sempre più diffuso tra la popolazione, specie sotto forma di iPhone e di Android, tanto che gli esperti ritengono possa diventare molto presto il principale mezzo di accesso ad internet. Tra chi pratica la meditazione, gente in genere poco avvezza al consumismo, è meno diffuso, ma io penso ancora per poco. Chi lo usa già, potrà trovare molte risorse utili per la meditazione, tra cui questi due bei programmi (gratuiti) di cui vi voglio parlare.
Fretta, nemica della felicità: come salvarsi
25 agosto 2011
Tutti tendiamo ad andare sempre più di fretta, al lavoro, a casa, persino in vacanza, anche se non sempre c’è un vero motivo per farlo. Specialmente se viviamo in una grande città. È un tipico caso in cui entra in gioco l’energia dell’abitudine, trasmessaci dall’ambiente a cui apparteniamo, la quale ci spinge con forza, senza che ce ne rendiamo troppo conto, ad assumere certi stati mentali. Ma c’è un antidoto altrettanto potente che possiamo mettere in campo: l’energia della presenza mentale. Ecco come.