Vorrei tornare sulla questione della distrazione, quando si medita: la tendenza a lasciarsi andare a pensieri vari, senza riuscire a focalizzarsi sul momento presente. A parte l’articolo sui cinque modi per trasformare la distrazione, avevo proposto tre modi gentili per lasciare andare i pensieri. Ebbene, ecco il quarto, che è anche il più semplice di tutti.

Appena ci accorgiamo che un pensiero si è manifestato, nella nostra mente, diciamogli:

“non ora, per favore!”

È un modo molto gentile di lasciarlo andare, perché, invece di rifiutarlo, lo rimandiamo ad un altro momento. Se quel pensiero è utile, probabilmente si manifesterà di nuovo.

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Foto di mindfulnessQuando meditiamo ci concentriamo sul qui ed ora: il respiro, il proprio corpo, le sensazioni, le emozioni. Ma i pensieri sono sempre in agguato: basta un niente e la mente comincia a correre da un pensiero all’altro e ci sembra che stiamo consumando inutilmente tutto il tempo che ci siamo dati. Ho già scritto di vari metodi per riportare la mente al respiro. Ma il problema è: cosa proviamo quando realizziamo che siamo preda dei pensieri, che ci distolgono dalla concentrazione (“samadhi”)? Rabbia? Frustrazione? Pensiamo di non essere capaci o di essere inadeguati?

Qui vorrei proporre cinque motivi per non scoraggiarci. Anzi, per accogliere come normale e persino accettabile la continua distrazione, il vagare della mente da un pensiero all’altro.

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Foto da Flickr di Amarit OpassetthakulDurante la meditazione, capita che insorgano dei pensieri, i quali ci distolgono dalla pratica desiderata, perché ci allontanano dall’attenzione per il “qui ed ora” che è, per l’appunto, lo scopo della meditazione stessa. Il vagare da un pensiero all’altro è tipico della mente umana, non è solo un “limite” del principiante che tenta, magari con poco successo, di concentrarsi sul respiro. Ciò che serve è dunque di assumere un atteggiamento equanime, nei confronti dei propri pensieri, per imparare a riconoscerli e, in qualche modo, gestirli, ma senza rimproveri nei confronti di noi stessi. Qui propongo tre diversi stratagemmi, da me sperimentati, per affrontare in completa serenità questo che si tende a percepire come il principale problema rispetto alla meditazione.

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