Ho già descritto,  una volta,  la meditazione al semaforo,  quale pratica mirata a sfruttare le soste forzate del rosso per rilassarsi e tornare a se stessi.
Ma il semaforo può essere anche un grande maestro di equanimità.
Può persino insegnarci a vivere meglio, se frequentato con regolarità. Ecco come.

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Meditazione dell’albero

28 febbraio 2011

L’albero è un maestro di stabilità, quiete, equilibrio ed equanimità. È per questo che può impartire, a ciascuno di noi, grandi insegnamenti. Oggi quindi vi propongo di andare a lezione da un albero, con questa semplice pratica di meditazione, che io stesso – come ogni altra proposta in questo blog – ho sperimentato ripetutamente in prima persona. Un vantaggio di questa pratica è che è molto facile a realizzarsi. Serve solo un albero, e di alberi ce ne stanno parecchi, in giro. Ed è molto adatta per chi, come me, vive in una grande città, e può stare in contatto con gli alberi andando in un parco pubblico. Per tutti gli altri, è ancora più adatta.
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Vorrei tornare sulla questione della distrazione, quando si medita: la tendenza a lasciarsi andare a pensieri vari, senza riuscire a focalizzarsi sul momento presente. A parte l’articolo sui cinque modi per trasformare la distrazione, avevo proposto tre modi gentili per lasciare andare i pensieri. Ebbene, ecco il quarto, che è anche il più semplice di tutti.

Appena ci accorgiamo che un pensiero si è manifestato, nella nostra mente, diciamogli:

“non ora, per favore!”

È un modo molto gentile di lasciarlo andare, perché, invece di rifiutarlo, lo rimandiamo ad un altro momento. Se quel pensiero è utile, probabilmente si manifesterà di nuovo.

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Per fortuna l’Italia è stata eliminata dai mondiali di calcio, in Sudafrica, così è più facile provare a guardare la partita con gli occhi del Buddha. Nel V secolo avanti cristo, all’epoca in cui questo maestro spirituale è vissuto, non esisteva né il calcio, né tanto meno la TV. Ma la conoscenza dei suoi insegnamenti ci rende possibile guardare le cose in parte con i suoi occhi, gli occhi di una persona che ci ha mostrato come approcciare la realtà in modo equanime, senza giudicare; senza forzarne l’interpretazione nella direzione delle cose che ci piacciono, senza desiderare che i fatti si svolgano come vorremmo, in base ad un’idea preconcetta che ci portiamo dietro. E così, se non gioca l’Italia, il mio Paese, posso godere di una buona base: quella della non partigianeria.

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