Tre modi gentili per lasciare andare i pensieri

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9 commenti

  1. Cristiana scrive:

    Grazie! Mi ha fatto piacere leggere la tua condivisione e proverò a sperimentarla in meditazione.
    ciao,
    Cristiana

  2. Paolo B. scrive:

    Grazie… oltre alle ricche e utili indicazioni pratiche, ho trovato chiara l’analisi delle “reazioni” che abbiamo al momento in cui ci accorgiamo che il pensiero divaga.
    E’ bello sapere che non è solo un “mio” problema, ma un problema condiviso e direi quasi fisiologico, e che ci si può, dolcemente, lavorare…
    Thanks!!

  3. italia scrive:

    Grazie,per chi inizia il percorso della meditazione, leggere consigli pratici ed esposti in modo cosi semplice è veramente di grande aiuto.

  4. Salima scrive:

    Ciao Paolo, guarda un po’ dove ci si ritrova:-D
    proprio un tema sentito per me..che mi accingo a riprendere pratiche interrotte da quasi 4 anni (ossia dall’arrivo della bimba). Per chi è arrugginito come me, i tuoi sono suggerimenti preziosi che conto di mettere in pratica al più presto…complimenti per l’impostazione del blog, asciutto e al contempo pieno di interessantissimi spunti. Ben fatto! grazie

  5. Davide scrive:

    Un grazie grande a Paolo per questi articoli che sanno coniugare la profondità con la semplicità. Io quando tento di meditare incontro un grosso ostacolo legato alla respirazione. Soffrendo di allergie, ho sempre il naso chiuso e i bronchi ristretti, la respirazione quindi è sempre piuttosto faticosa. Quando mi concentro sul respiro, ne ricavo perciò frustrazione, perché mi rendo conto di quanto sia difficile per me respirare liberamente. Ciò vanifica il mio impegno nella meditazione. Quale soluzione suggerisci?

    • paolosub scrive:

      Risposta a Davide
      Caro Davide, i miei suggerimenti possono essere solo quelli di un altro praticante. Sarebbe utile consultare un vero maestro, o quanto meno qualcuno più dentro la pratica e meno “in the city” come me.
      Ad ogni modo, io penso che concentrarsi sulla respirazione sia solo un “mezzo abile” e non il fine della meditazione. Mi pare che ciò che più conti sia entrare in contatto col momento presente, con quello che c’è qui ed ora. Il respiro, dunque, ma anche le sensazioni, le emozioni, l’insorgere e il dileguarsi dei pensieri, la posizione del corpo, eccetera. Molto interessanti, a tal proposito, sono le indicazioni di Jon Kabat-Zinn, che ci inegna a concentrarci su aspetti come l’udito o la “propriocezione” del corpo.
      Inoltre, non c’è solo la meditazione seduta, ma ad esempio anche quella camminata.
      Insomma, la meditazione deve essere un piacere. Ma perché questo avvenga, ciascuno sa, nella propria vita, come creare le giuste condizioni, e per questo ci vuole tempo. Se altri avessero qualche suggerimento….

  6. Davide scrive:

    Grazie ancora Paolo! Proverò a concentrarmi su altri aspetti anziché sul respiro… forse insistevo troppo sul respiro e proprio questo eccesso di attenzione mi impediva di rilassarmi. Ti farò sapere come andrà. Altri suggerimenti saranno benvenuti!

  1. 26 agosto 2010

    […] presente. A parte l’articolo sui cinque modi per trasformare la distrazione, avevo proposto tre modi gentili per lasciare andare i pensieri. Ebbene, ecco il quarto, che è anche il più semplice di […]

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