L’arte di non fare niente in particolare

non fare niente

Non fare niente o avere poco da fare sono considerati comportamenti negativi, nella nostra società. Chi ha poco da fare, si sente a disagio, cerca “passatempi”, magari si vergogna di non essere indaffarato. Ma guardate questo leone ozioso: non vi sembra che stia facendo la cosa migliore, per sé? Anche per noi potrebbe esserlo, a volte. E non pochi maestri spirituali hanno esaltato l’arte del non far nulla. Ecco cosa dice, proposito, uno dei miei preferiti, Thich Nhat Hanh.

Nella nostra società, abbiamo la tendenza a considerare il non fare niente come qualcosa di negativo, se non addirittura di malvagio. Ma quando ci perdiamo nelle attività, non facciamo altro che diminuire la qualità della nostra vita. Facciamo a noi stessi un disservizio. È importante, invece, preservare noi stessi, la nostra freschezza e il buon umore, la nostra gioia e la compassione. Nel Buddhismo, coltiviamo la “assenza di scopo”, ed infatti, nella tradizione buddhista, la persona ideale, un “arhat” o “bodhisattva”, è una persona poco occupata, qualcuno che senza un posto di preciso dove andare o qualcosa da fare. La gente dovrebbe imparare come stare lì semplicemente, non facendo niente. Provate a passare una giornata senza fare niente; non la chiamiamo una “giornata pigra”. Eppure, per molti di noi, abituati a correre da una parte all’altra , una giornata pigra è realmente un compito assai arduo! Non è facile essere e basta. Se riuscite ad essere felici, rilassati e sorridenti, quando non state facendo qualcosa, siete abbastanza forti. Non fare niente porta qualità nell’esistenza, che è molto importante. Così, non fare niente è veramente qualcosa. Per favore, scrivetelo ed mettetelo in evidenza all’interno della vostra casa: Non fare niente è qualcosa.

Il brano è tratto da: Thich Nhat Hanh, Answers from the Heart, Parallax, 2009. La traduzione è mia. L’ho trovato in questa pagina del blog di Lilian Cheung.

La pratica del non fare niente

Lo stesso Thich Nhat Hanh dice, in un altro brano: “Affinché nel nostro corpo e nella nostra anima possa avvenire una guarigione, dovremmo imparare a permettere sia al corpo sia alla coscienza di riposare. Nessuno sforzo dovrebbe essere fatto né dal corpo né dalla coscienza. Questo è samatha, la pratica del fermare e calmare, ed è qualcosa che va imparato. La pratica di samatha, fermare, è la pratica del non fare niente. Abbiamo per tanto tempo sacrificato il momento presente considerandolo solo un mezzo per ottenere le cose in futuro, ma questa è una tendenza da interrompere”. (i neretti sono miei)

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Vorrei citare altri due brani, uno è tratto da “Walden, ovvero La vita nei boschi”, un libro del 1854 di Henry David Thoreau. Il volume è il resoconto dell’avventura di Thoreau, che dedicò oltre due anni della propria vita presso una capanna, costruita in gran parte da solo, sulle sponde del lago Walden, a “cercare un rapporto intimo con la natura e insieme a ritrovare se stesso in una società che non rappresentava ai suoi occhi i veri valori da seguire, ma solo l’utile mercantile” (cfr. Wikipedia). Nel brano di Thoreau, che trovate in questa pagina, egli commenta in questo modo la sua condizione oziosa:

Agli occhi dei miei concittadini, questo mio modo di vivere appariva, senza dubbio, estremamente ozioso; ma se, invece, i fiori e gli uccelli avessero pensato di giudicarmi in base alla loro maniera di vivere, certamente non sarei stato trovato in difetto. L’uomo deve trovare in se stesso le occasioni di elevarsi, è vero; il giorno naturale è molto calmo, e difficilmente gli rimprovererà questa indolenza. Rispetto a quelli che erano obbligati ad andare in società o a teatro per divertirsi, io, nella mia maniera di vivere, avevo per lo meno il vantaggio che la mia vita stessa era diventata il mio divertimento, e che non cessava mai d’essere nuova.

L’altro brano è tratto dal vangelo di Luca (10,38-42), nel quale si narra la storia di Marta e Maria, figure paradigmatiche del contrasto tra vita attiva e vita contemplativa. La posizione di Gesù, a riguardo, non lascia spazio a dubbi.

Mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio; e una donna, di nome Marta, lo ricevette in casa sua.

Marta aveva una sorella chiamata Maria, la quale, sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola.

Ma Marta, tutta presa dalle faccende domestiche, venne e disse: «Signore, non ti importa che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti».

Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e sei agitata per molte cose, ma una cosa sola è necessaria.

Maria ha scelto la parte buona che non le sarà tolta».

Non fare niente sempre più difficile

Il mio invito è dunque quello di non sentirti affatto in colpa, la prossima volta che ti sorprendi a non fare niente in particolare. Anzi si potrebbe dire senza timore di esagerare, che riuscire a non fare niente, oggi come oggi, è una grande virtù. Una delle differenze più radicali tra la nostra epoca e tutte quelle che l’hanno preceduta, è che oggi abbiamo sempre a portata di mano un intrattenimento, che è lo smartphone, dal qual possiamo sempre ricavare qualcosa per tenere occupata la nostra mente. Come ho scritto il “Ama il tuo smartphone come te stesso“, i dispositivi digitali non hanno alcuna responsabilità, né alcuna perversa caratteristica intrinseca che distoglie la nostra attenzione. I servizi che veicolano sono sì progettati per trattenerci più a lungo possibile, ma la responsabilità è sempre la nostra. Stare senza fare niente è sempre possibile.

Per approfondire:

Thich Nhat Hanh – Stare senza fare niente

meditare in vacanza

[Ringraziamenti: a Thich Nhat Hanh, detto Thay, per l’insegnamenti; a Lilian Cheung, per la citazione; al sito Scribd, per il testo di Thoreau; a Wikipedia, per l’altra citazione; al sito La Parola, per il brano del Vangelo; ]

[La foto è di Mathias Appel]

 

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3 risposte

  1. Bidibodiblu ha detto:

    Dire “non fare niente è qualcosa” mi sembra una frase riduttiva e permeata da un profondo senso di colpa.
    Io penso che “non fare niente sia tutto”. Così come la musica non avrebbe alcun senso senza le pause e il silenzio, come la materia o l’universo non sono nulla senza il vuoto, che rappresenta il 99% della loro essenza, così l’ozio è fondamentale per dare corpo, luce e senso alle nostre azioni.

  2. Lucia ha detto:

    Non fare niente è difficile per molte persone, a me viene benissimo, è una dote naturale, condivido tutto! Grazie per aver teorizzato il mio pensiero.

  1. 25 Luglio 2021

    […] Non fare nienteQuando siamo costretti a casa a lungo, ci chiediamo come passare il tempo, e i mezzi digitali, dal telefono a Netflix, ci offrono tante opportunità. Ma l’essere umano ha bisogno di passare molto tempo senza fare niente. La nostra natura è così e non assecondarla è fonte di tanti problemi. […]

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