Buddhismo secolare

buddhismo secolare

Stephen Batchelor

Stephen Batchelor

Robert Wright

Robert Wright

Stefano Bettera

Stefano Bettera

Il Buddhismo Secolare è una corrente del buddhismo occidentale che si propone di riesaminare gli insegnamenti del Buddha e i testi buddhisti attraverso una lente razionalista e umanistica, al fine di eliminare la superstizione e la religiosità aggiunte nel corso del tempo e riportarla agli insegnamenti originali del Buddha. Gli insegnanti e i praticanti di meditazione che si riconoscono nel Buddhismo Secolare vedono il Buddha come un normale essere umano, che ha scoperto un percorso per porre fine alla sofferenza, formulato attraverso le quattro nobili verità. In questo orientamento, il buddhismo appartiene a pieno titolo a questo mondo, e non c’è bisogno di credere in qualcosa al di là di esso.

Buddhismo secolare come mix originale

Il più famoso rappresentante del Buddhismo Secolare è Stephen Batchelor, un ex monaco buddhista che ha reso popolare questo termine attraverso libri come “Dopo il buddhismo“, “Confessione di un ateo buddhista” o “Buddhismo senza fede”. In Batchelor, come negli altri rappresentanti del Buddhismo secolare, è presente un mix originale nel quale l’aderenza agli insegnamenti del Buddha si mescola ad un approccio decisamente laico e illuminista:

Per me – dice Batchelor – lo scopo della pratica buddhista non è il raggiungimento di un nirvana finale, ma piuttosto il fiorire momento per momento della vita umana all’interno della struttura etica dell’Ottuplice Sentiero, qui sulla terra.

Questa tendenza non è affatto isolata, né  una creazione estemporanea di Stephen Batchelor, che divulga questi insegnamenti in tutto il mondo assieme a sua moglie Martine. Negli ultimi decenni, i movimenti di modernizzazione del buddhismo sono fioriti numerosi in Occidente, quale risposta all’incontro tra un’antica cultura tradizionale e la modernità:

  • il buddhismo Theravada si è trasformato nel movimento della Vipassana;
  • il buddhismo tibetano si è evoluto nel Buddhismo Shambhala, quello di Pema Chodron;
  • il buddhismo Nichiren si manifesta oggi in tutto il mondo come Soka Gakkai;
  • il lignaggio dello Zen Rinzai è presente oggi come movimento dell’Interessere, quello di Thich Nhat Hanh.

Secolarizzazione radicale

In generale, la tendenza alla modernizzazione del buddhismo è molto forte oggi in tutto l’Occidente. Ma in questo, il Buddhismo Secolare rappresenta l’approccio più radicale, perché si propone di tornare alle radici della tradizione buddhista e addirittura ripensare il buddhismo da zero. Sono significativi in questo senso l’abbandono di pratiche formali, delle iconografie tradizionali, del monachesimo e di qualsiasi forma di relazione gerarchica. I buddhisti secolari vedono il “sangha” (la comunità dei praticanti) come un gruppo di amici che si sostiene a vicenda, nel quale il maestro è più un facilitatone che una guida spirituale. Dice Batchelor, in un brano sull’importanza dell’amicizia nella pratica di meditazione che abbiamo pubblicato qui:

Dovremmo diffidare della seduzione esercitata dai carismatici elargitori di Illuminazione, perché i veri amici non cercano di indurci, pur se in modi garbati e ragionevoli, ad accettare credenze di cui non possiamo esser certi. Piuttosto, sono simili alle levatrici che coadiuvano al parto; il loro compito non è di rendersi indispensabili, ma di diventare superflui.

Tale approccio richiede un grande lavoro di ripensamento “dal basso”, che non si attua tanto sotto la guida di maestri spirituali o leader carismatici, quanto attraverso la pratica dei tantissimi gruppi che in tutto il mondo scelgono sempre di più pratiche buddhiste secolarizzate. La foto del Buddha “in restauro” che apre questa pagina cerca di esprimere proprio questo concetto.

Il rifiuto del soprannaturale

Un altro fattore differenziante del buddhismo secolare è l’atteggiamento nei confronti di tutto ciò che è soprannaturale, che viene messo fortemente in discussione. Sul banco degli imputati ci sono credenze come quella dell’esistenza di esseri soprannaturali (deva, bodhisattva, nāgas, pretas, Buddha, ecc.), il trasferimento di merito, la rinascita, la cosmologia buddista delle terre e degli inferni puri.

Questo aspetto del Buddhismo Secolare forse non è neanche quello più importante. Uno dei rappresentanti italiani di questo movimento, Stefano Bettera, afferma che il temine “secolare” non va inteso tanto nel senso di “laico”, in contrapposizione al religioso, quanto di una ricerca che parla all’oggi, a questo tempo. Osservato dal nostro punto di vista di oggi, il Buddha è stato un maestro che ha avuto un’incredibile intuizione di tipo psicologico, nel capire le vere radici della sofferenza di noi esseri umani. Un approccio “secolare” al Buddhismo può dunque essere quello di considerare l’insegnamento del Buddha quale strada per una piena realizzazione dell’essere umano in tutte le sue potenzialità. Non certo nel corso di ipotetiche vite future, ma proprio qui, in questa Terra.

È significativo in questo senso l’approccio che ha dato uno studioso e divulgatore come Robert Wright. Wright, partendo da un approccio completamente estraneo al buddhismo,quale la psicologia evolutiva, ha scoperto molti punti di convergenza tra quest’ultima e gli insegnamenti del Buddha. In sintesi, per Wright è l’evoluzione che ci ha “fregato”, facendoci comportare oggi con la stessa mente che serviva centinaia di migliaia di anni fa nella savana per sopravvivere, È una sorta di inganno che può essere svelato, esattamente come fa il buddhismo quando dice che è la mente a creare la realtà.

Di secolare non c’è solo il Buddhismo Secolare

Ma credo sia importante sottolineare che la tendenza alla laicizzazione è presente da tempo anche al di fuori del buddhismo secolare. Non mi riferisco al movimento della Mindfulness, nel quale i riferimenti espliciti al Buddha e al buddhismo vengono deliberatamente messi in secondo piano, quanto a una serie di fenomeni, che convergono tutti nella direzione di un buddhismo più laico e secolarizzato.

  • Uno di questi fenomeni è la graduale demolizione delle barriere tra le varie scuole del buddhismo. Oggi è normale che maestri delle tradizioni Tibetana, Zen e Vipassana si citino a vicenda, nei libri come nei discorsi, e organizzino iniziative in collaborazione. Gli ambiti che ancora mantengono steccati rigidi rispetto all’esterno sono quelli dei movimenti più “privati” e/o devozionali, come la Soka Gakkai o la Meditazione Trascendentale (anche se quest’ultima non si rifà affatto al Buddhismo).
  • Un’altra tendenza – anche se si dà per scontata – è la prevalenza della meditazione nella pratica buddhista. In oriente, tendenzialmente, i seguaci del buddhismo non meditano, mentre in occidente meditazione e buddhismo sono quasi sinonimi, perché il seguire l’insegnamento buddhista si intende come praticare la meditazione, mettendola al centro della propria vita.
  • Un ulteriore fenomeno che possiamo osservare è quello della informalità della pratica. Oggi è normale partecipare a sessioni o ritiri di meditazione nei quali le statue del Buddha sono completamente assenti, dove non si recita alcun sutra o mantra, non ci si inchina, non si accende l’incenso, non ci sono abiti cerimoniali. La tipica sala di meditazione è un normale soggiorno di un appartamento di città e i praticanti si salutano stringendosi la mano scambiandosi il classico doppio bacetto, come tutti gli altri.
  • Anche in un maestro molto legato alla tradizione come Thich Nhat Hanh, gli aspetti soprannaturali del buddhismo sono reinterpretati in chiave laica. Il karma, ad esempio, che nell’interpretazione tradizionali è quell’insieme di azioni che ci porta ad ottenere una o l’altra rinascita in un’esistenza futura, per il maestro vietnamita è semplicemente tutto ciò che rimane di noi dopo che non ci saremo più: le cose che abbiamo pensato, detto e fatto nella nostra vita e le loro conseguenze, che si protraggono a volte per generazioni. Ma di esempi ne potremmo fare molti altri.

Il buddhismo ateo

Il Buddhismo Secolare viene a volte designato con altri termini, come buddhismo agnostico, agnosticismo buddhista, buddhismo ateo, buddhismo pragmatico, ateismo buddhista o secolarismo buddhista. Ciò è abbastanza normale, non solo a causa del fatto che uno dei libri più popolari di Batchelor si intitola proprio “Confessione di un ateo buddhista”.

Il buddhismo in quanto tale è sempre stato poco incline al riconoscimento dell’esistenza di un Dio creatore e/o governatore dei nostri destini. Il Buddha era decisamente poco interessato a tematiche del genere. Inoltre, insegnamenti buddhisti come quelli dell’impermanenza e del non sé si conciliano molto poco con la possibilità che ci sia qualcosa di eterno e immutabile.

Per Batchelor, il Buddha ha predicato essenzialmente quattro cose:

  • innanzi tutto, la natura condizionata dell’esistenza, vale a dire che tutto va e viene continuamente;
  • in secondo luogo, la pratica della consapevolezza, come modo di essere svegli a ciò che è e ciò che non è;
  • terzo, i compiti di conoscere la sofferenza, lasciar andare la brama, sperimentare la cessazione e il “percorso nobile” dell’ottuplice sentiero;
  • in quarto luogo, l’autosufficienza dell’individuo, in modo che nulla venga assimilato in base all’autorità, ma che tutto venga scoperto attraverso l’esperienza.

Specialmente quest’ultimo punto, al quale invece il Buddha teneva in particolar modo, rende inconciliabile il buddhismo con la credenza in qualsiasi forma di verità rilevata. E questo, a noi occidentali contemporanei, piace tantissimo.

[La foto è di Ralf Skirr, Thailandia]