Stefano Bettera – Il potere miracoloso della Meditazione Parlata

meditazione parlata

Questa storia, tratta dal libro di Jack Zimmerman The Way of Council, ci offre in modo molto chiaro cosa si intende per «meditazione parlata»; «Subito dopo il ritorno di Joe, il Governo Federale fece un’importante proposta ai Pueblo circa uno scambio di terre e diritti minerari. Gli anziani convocarono un council per decidere cosa fare e il nonno di Joe lo invitò a unirsi al cerchio come testimone. Joe aspettò che gli uomini entrassero nella kiva prima di scendere dalla scala, tenendo sotto braccio la sua coperta arrotolata. Trovò un posto dietro il nonno vicino al ripiano intagliato nel muro circolare su cui c’erano vasi di terracotta, tamburi e fagotti fatti con pannocchie di granturco seccate. C’era un fuoco acceso nel buco al centro del pavimento. Da un lato c’era la grande pietra tradizionale che mandava riflessi e dall’altro lato la sipapu, che rappresentava l’apertura nella terra attraverso cui i primi uomini arrivarono dal Regno dei Morti. Gli anziani sedettero in silenzio per alcuni minuti mentre Joe attendeva con ansia l’inizio della discussione. Poi il capo dei Pueblo aprì un fagotto blu e bianco e ne tirò fuori una pipa lunga circa 50 centimetri che aveva a un’estremità piume e fili turchesi mentre l’altra estremità era rivestita in cuoio. Anche senza averla mai vista, Joe sapeva che era “il bastone parlante” della tribù che veniva usato solo per i concili importanti.

Il capo tenne delicatamente il bastone nelle sue mani per un momento e poi raccontò la storia di come il Cervo imparò a correre come i mucchietti di erbe secche spinti dal vento secco del deserto. Joe ricordava vagamente la storia dai tempi della sua infanzia trascorsa presso i Pueblo. Quando finì di parlare, il capo passò il “bastone parlante” all’anziano alla sua sinistra che raccontò una storia che Joe non aveva mai sentito prima, che parlava degli antenati che avevano costruito i Pueblo. Andò avanti così, ognuno degli anziani aggiungeva il suo racconto al cerchio, proprio come se stesse piazzando un prezioso ciocco sul fuoco della cerimonia. Una parte di Joe ritornò bambino, deliziandosi delle storie che avevano definito e sostenuto il suo popolo per generazioni. L’altra parte di lui invece divenne sempre più confusa e irrequieta. “Quando si metteranno a discutere la proposta del governo” si domandava. Anche se le storie toccarono in lui qualcosa di molto profondo, erano passate già quattro ore e la proposta non era stata menzionata nemmeno una volta.

Quando il “bastone parlante” tornò dal capo, Joe si sedette ben ritto per non perdere nemmeno una parola della discussione che presumeva sarebbe seguita. Ma il capo lentamente posò il bastone sul telo bianco e blu e chiuse gli occhi. Tutti gli altri fecero lo stesso. L’unico rumore era lo schioppettio del fuoco. Nel silenzio della kiva insieme agli anziani, Joe ricordava i suoni dei tamburi e dei canti della sua infanzia ma continuava a chiedersi quando sarebbe iniziata la discussione. Dopo un’altra mezz’ora lunghissima, tutti gli anziani si mossero insieme, come se lo avessero stabilito prima in silenzio. Non fu scambiata nemmeno una parola. Non ci fu nessun dibattito. Poi, con grande meraviglia da parte di Joe, gli uomini si stirarono le gambe che erano rimaste immobili per tutte quelle ore, si alzarono e lasciarono la kiva uno alla volta, senza dire una parola. Joe aspettò che fossero usciti tutti e poi si affrettò a raggiungere il nonno. “Che succede?” chiese bruscamente, con un po’ di fiatone.

L’anziano represse un sorriso e continuò a camminare. “Pensavo che il concilio avrebbe parlato della proposta” proseguì Joe confuso. “È quello che abbiamo fatto” disse il nonno con voce tranquilla. “Ma io non ho sentito nessun dibattito e certamente non ho sentito nessuna discussione” rispose Joe, ancora disorientato. “Vuol dire che non stavi ascoltando” replicò il nonno, e perse la sua battaglia con il sorriso. “Nel council si ascoltano anche i silenzi tra le parole con le orecchie di un coniglio”. “Vuoi dire che si è davvero discussa la proposta e si è arrivati a una decisione?” “Sì”. “Nel silenzio?” “E nelle storie”, aggiunse il nonno ridendo. In quel momento Joe capì cosa era successo e all’improvviso colse la magia del council e sentì il suo legame con tutto ciò che era accaduto nella kiva. Il modo in cui gli uomini avevano ascoltato e parlato, portando ognuno il proprio contributo alla verità dell’intero cerchio, gli apparve come un vero miracolo».

Felice come un buddha

Felice come un buddha
Buddha è una parola impegnativa. Molti la associano ad un’idea di felicità, di benessere o a un nirvana irraggiungibile. Ma si può essere Felice come un Buddha proprio qui ed ora. Tutti possiamo incamminarci sul sentiero della consapevolezza e riscoprire ciò che rende la vita più autentica e serena. Questo libro offre suggerimenti, spunti e meditazioni per percorrere gli otto passi del sentiero buddhista nella nostra società, nel nostro tempo.

Paolo Subioli

Bettera racconta gli insegnamenti di Gotama (noto poi come Buddha) a beneficio di chiunque. E ci spiega come essi non richiedano affatto un’adesione religiosa o ideologica, ma costituiscano un insieme di strumenti, di cui verificare la validità in prima persona, per vivere meglio. In certi casi persino più felici.

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[La foto è di Anna Shvets, Russia]