Stephen Batchelor – L’importanza dell’amicizia nella pratica di meditazione

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La pratica del dharma non consiste soltanto nel coltivarne il proposito e l’integrità nella dimensione privata del nostro cuore, ma si concretizza nelle relazioni d’amicizia. La nostra pratica è assecondata, sorretta e stimolata dal crescente contatto con amici e maestri che cercano di realizzare il dharma nella loro esistenza.

Noi nasciamo soli e moriamo soli. Molto del nostro tempo trascorre assorbito in sentimenti e pensieri che non possiamo mai condividere interamente. E tuttavia la nostra esistenza si definisce mediante le nostre relazioni con gli altri. Il nostro corpo è una testimonianza vivente dei nostri genitori e di generazioni senza fine di antenati, il nostro linguaggio è un’attestazione dei nostri interlocutori, i nostri più intimi pensieri attestano la presenza di coloro che amiamo o che temiamo. Simultaneamente e costantemente, ci troviamo soli con gli altri. Siamo esseri partecipi che abitano in una realtà condivisa, alla ricerca di relazioni capaci di accrescere il senso della vita. In termini di pratica del dharma, un vero amico è qualcosa di più di qualcuno con cui condividiamo dei valori comuni e che ci accetta per quello che siamo. Un tale amico è qualcuno su cui possiamo contare per migliorare la nostra comprensione del significato della vita, che è in grado di guidarci quando siamo smarriti e di aiutarci a trovare la via lungo un sentiero, che è capace di lenire il nostro dolore grazie alla sua rassicurante presenza.

Pur se tali rapporti di solito hanno luogo fra pari, fra individui che nutrono aspirazioni e interessi simili, delle relazioni d’amicizia particolarmente importanti si stringono anche con coloro che rispettiamo per aver raggiunto un livello di maturità e di consapevolezza maggiore del nostro. Tali persone ci offrono la loro guida e la loro rassicurazione in ogni aspetto del loro essere. Il loro modo di muoversi, il loro sguardo, le cadenze del loro discorso, la loro risposta a inaspettate provocazioni, il modo in cui sono sempre a loro agio e attendono alle incombenze quotidiane: tutto ciò risulta per noi altrettanto significativo delle loro parole. Ed anche noi siamo indotti a rispondere in modo simile. In questo genere di relazioni non siamo meri recipienti di conoscenze; siamo indotti ad interagire, a sollecitare e ad essere sollecitati.

Tali amici sono dei maestri, nel senso che sono esperti nell’arte di apprendere da ogni situazione. In loro non cerchiamo la perfezione, quanto piuttosto una cordiale accettazione dell’umana imperfezione; non cerchiamo l’onniscienza, ma un’ironica ammissione di ignoranza. Dovremmo diffidare della seduzione esercitata dai carismatici elargitori di Illuminazione, perché i veri amici non cercano di indurci, pur se in modi garbati e ragionevoli, ad accettare credenze di cui non possiamo esser certi. Piuttosto, sono simili alle levatrici che coadiuvano al parto; il loro compito non è di rendersi indispensabili, ma di diventare superflui.

Questi amici sono il legame vitale che ci unisce al passato e al futuro, poiché anch’essi a loro volta si sono alimentati di rapporti d’amicizia, in molti casi con persone che sono morte. La pratica del dharma è sopravvissuta attraverso una catena di amicizie che si estende a ritroso nella storia, fino a Gautama stesso. Mediante l’amicizia ci viene affidato il filo prezioso che congiunge le generazioni passate a quelle future. Questi legami delicati e profondi rappresentano dei vincoli di gratitudine e di responsabilità. La pratica del dharma fiorisce soltanto quando fioriscono tali rapporti; non possiede altre modalità di trasmissione.

E questi amici costituiscono il nostro legame vitale con una comunità che vive ed opera oggi. Per loro tramite apparteniamo a una cultura del risveglio, a una matrice di rapporti di amicizia che si espande in cerchie sempre più ampie, fino a comprendere non soltanto i “buddhisti”, ma tutti coloro che sono, di fatto o potenzialmente, interessati ai valori della pratica del dharma.

Da: Stephen Batchelor, “Buddhismo senza fede“, Neri Pozza, 1998.

Per approfondire:

amicizia

sangha

maestro

Buddhismo Secolare

Stephen Batchelor – Testi scelti in italiano e libri

[La foto è di Backbone Campaign, Stati Uniti]

Libri di Stephen Batchelor

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