Stephen Batchelor – Il karma e il significato della rinascita in una visione laica

Il karma e il significato della rinascita

Il karma e il significato della rinascita appartengono a credenze che oggi tendiamo a considerare superate. Ma per Stephen Batchelor sono comunque connesse a un senso di umiltà, di connessione e di responsabilità.

Una valutazione critica delle dottrine del karma e della rinascita rischia di sottovalutare il ruolo cruciale che esse hanno svolto nelle culture buddhiste. Liquidarle come credenze metafisiche non verificabili appartenenti a un’epoca passata non riconosce la loro importanza nel collocare la vita umana entro una visione del cosmo. Invece di concepire la propria vita come il breve scintillio di una coscienza egocentrica sulla superficie della Terra, chi nutriva queste credenze poteva capire, nel linguaggio mitico dell’epoca, come tutti gli esseri viventi siano intimamente connessi a una serie complessa di condizioni casuali che precedono la loro esistenza, come pure a un dispiegarsi apparentemente infinito di conseguenze future di cui ciascuno è nel suo piccolo responsabile. Nel dare un senso di umiltà, di connessione e di responsabilità, questa visione del mondo incoraggiava la gente a considerare il significato della propria esistenza nel contesto privo di un sé dell’immensità della vita stessa, e a non ridurla al servizio dell’avidità e dell’odio egoistici.

Considerando tali credenze in questo modo, possiamo cominciare ad apprezzarne la grandezza. Parlare del ricordare “una nascita, due nascite, tre nascite […] centomila nascite, molti eoni di espansione e contrazione del mondo” e vedere “con l’occhio divino […] gli esseri che svanivano e riapparivano, inferiori e superiori, belli e brutti, fortunati e sfortunati” evoca una visione allo stesso tempo magnifica e tragica. C’è poesia in questa danza cosmica: gli esseri sorgono e scompaiono all’infinito, legati insieme in una rete infinita di interazioni. La visione allontana il credente dai suoi problemi insignificanti, suscitando una fascinazione meravigliata verso il puro gioco della vita. La visione lascia di stucco, è eccessiva e sublime. Non c’è bisogno di convalidare la sua verità o di rifiutarla come falsa. Farlo sarebbe assurdo quanto non accettare le immagini del paradiso e dell’inferno di Hieronymus Bosch perché non corrispondono a una realtà empiricamente osservabile.

Pubblicità

Il senso della sublimità e dell’interconnessione della vita non richiede di mantenere o recuperare le credenze cosmologiche dell’India antica. La modernità laica fornisce un’alternativa perfettamente adeguata. La visione della vita rivelata negli ultimi due secoli dalle scienze naturali compensa pienamente la perdita delle antiche concezioni religiose del mondo. Le teorie della rinascita e del karma sembrano rozze e sempliciste se paragonate alle descrizioni dettagliate del sorgere della vita dal Big Bang, alla stupefacente estensione delle galassie di questo universo in via di espansione, fino alla nascita straordinaria delle innumerevoli forme di vita da organismi monocellulari, e alla complessità sublime del cervello umano.

Nella conclusione de L’origine delle specie, Charles Darwin dichiara:

“Vi ha certamente del grandioso in queste considerazioni sulla vita e sulle varie facoltà di essa, che furono in origine impresse dal Creatore in poche forme od anche in una sola; e nel pensare che, mentre il nostro pianeta si aggirò nella sua orbita, obbedendo alla legge immutabile della gravità, si svilupparono da un principio tanto semplice, e si sviluppano ancora, infinite forme, vieppiù belle e meravigliose”.

Se prendiamo sul serio il commento del Buddha “E di ciò che i saggi del mondo concordano che esiste, anch’io dico che esiste”, è difficile concludere che egli avrebbe rifiutato l’opera di Darwin e dei suoi seguaci (‘i saggi del mondo’) semplicemente perché diverge dalle opinioni accettate nel Kosala e nel Magadha del quinto secolo avanti Cristo. Da pragmatista, ciò che importava a Gotama in definitiva non era se questa o quell’opinione sulla realtà fosse vera o falsa, ma se sosteneva o ostacolava la pratica del quadruplice compito. Lungi dall’impedire la pratica del compito, la visione del mondo della scienza moderna le fornisce un fondamento stabile e fertile. La pratica della presenza mentale, per esempio, viene liberata dai vincoli dogmatici della metafisica indiana e viene dotata di nuove possibilità, che estendono i suoi benefici oltre il contesto ristretto della religione buddhista.

Se l’evoluzione per selezione naturale offre una descrizione affascinante della dimensione fisica del sorgere condizionato, lo studio della storia umana offre una lezione pregnante sulla contingenza morale ed etica. Analizzare la vita di coloro che hanno influenzato il corso della storia umana dimostra perfettamente che i nostri pensieri, parole e azioni possono continuare ad avere potenti effetti dopo la nostra morte. Se consideriamo Shakespeare, Darwin oppure Hitler, la nostra interpretazione storica ci permette di vedere in che modo le loro azioni abbiano dato frutti, nel bene e nel male, nel tipo di mondo in cui viviamo oggi. Analogamente, la sociologia ci ha resi molto più consapevoli delle conseguenze del nostro comportamento collettivo in una cultura o una società, mentre, a un livello più personale, la psicologia e la psicoterapia ci hanno permesso di penetrare la storia della nostra infanzia, per comprendere come il nostro senso del sé sia stato formato dal modo in cui siamo stati trattati dagli altri e delle nostre reazioni e scelte.

Grazie all’opera di ecologisti e ambientalisti, quando volgiamo l’attenzione al futuro siamo sempre più coscienti di come le nostre azioni individuali e collettive daranno frutti ancora molto tempo dopo che saremo diventati polvere e dimenticati. Ben più delle speculazioni generali della teoria del karma, questa conoscenza offre la visione preoccupante di un mondo degradato, prodotto dal nostro modo di vivere attuale. Invece di curarci di una nostra ipotetica rinascita, siamo chiamati nella nostra vita attuale ad assumerci una maggiore responsabilità per questo pianeta e per il continuo rifiorire dei suoi abitanti, animali e vegetali.

Questa visione laica elabora le intuizioni delle dottrine del karma e della rinascita in modo preciso, vivido e persuasivo. La biologia, la fisica, l’ecologia, la psicologia e la storia offrono infinite illustrazioni del sorgere condizionato, dai dettagli più intimi dei nostri stati mentali fino ai racconti più sconvolgenti sullo scioglimento delle calotte polari. Analogamente, questa visione è capace di risvegliare e affinare il nostro senso morale. Riporta il dharma fermamente sulla terra. Davanti al nostro sguardo sbalordito, il dukkha di cui parlava Gotama viene reso più immediato, palpabile e di vasta portata. La necessità di reagire in modo non condizionato agli istinti dell’avidità reattiva ed egoistica è giunta a un punto in cui è in gioco la sopravvivenza stessa della vita sulla terra. Questa visione non costituisce tuttavia un appello a un buddhismo ‘socialmente impegnato’. È un appello per recuperare ciò che è sempre stato al centro del dharma: abbracciare la sofferenza del mondo, lasciar andare la reattività, e sperimentare quel centro calmo e chiaro da cui rispondiamo al mondo  in modo non più determinati soltanto dall’egoismo.

Da: Stephen Batchelor, “Dopo il buddhismo. Ripensare il dharma per un’epoca laica“, Astrolabio Ubaldini, 2018.

Vuoi ricevere gli aggiornamenti da Zen in the City?

Inserisci il tuo indirizzo per ricevere notifiche alla pubblicazione di nuovi contenuti:

(ricordati dopo di cliccare sull’email di conferma)

[La foto è di The Craft Wonder, Repubblica Ceca]

Libri di Stephen Batchelor

Se li acquisti da questi link, contribuirai alle spese di Zen in the City.

Vuoi salvare questa pagina tra i tuoi Preferiti?
Fai il login o registrati.

Pubblicità