Pema Chödrön – I pensieri come oggetto di meditazione

meditazione sui pensieri

I pensieri non sono nemici della meditazione. Pema Chödrön ci insegna a usarli come alleati, osservandoli con la calma di un portiere d’albergo che non segue gli ospiti.

Nelle istruzioni di base per la meditazione, ho suggerito di fare del respiro l’oggetto della meditazione stessa. Porta l’attenzione al respiro, magari in particolare sull’espirazione, e quando la mente se ne va per conto suo ritorna al respiro.

Una volta che la pratica entra a far parte del tuo quotidiano, puoi cominciare a sperimentare altri oggetti di meditazione. Per prima cosa, puoi usare i pensieri stessi come sostegno per rimanere vigile. Per quanto possa sembrare controintuitivo, i pensieri possono offrire un sostegno efficace per dare stabilità alla mente. E di certo i pensieri non ci mancano! Tsoknyi Rinpoche diceva che una buona analogia per spiegare in che modo usare i pensieri come oggetto della meditazione è immaginare di essere il portiere di un albergo elegante e costoso. Il portiere apre la porta e fa entrare gli ospiti. Gli ospiti entrano ed escono, ma il portiere non li segue in bagno. Allo stesso modo, i nostri pensieri entrano ed escono, e noi, il portiere, apriamo la porta, li notiamo e chiudiamo la porta, apriamo la porta, li notiamo e chiudiamo la porta. I pensieri vanno e vengono, vanno e vengono.

Imposta il timer per una breve sessione di meditazione di 15 minuti. Per cominciare, ripercorri tutti i passaggi che hai imparato nella prima parte del libro: ambientati nello spazio di meditazione, trova la tua postura, connettiti al respiro. Dedica qualche momento a rilassare il corpo, la mente, a tornare al respiro.

Dopodiché, osserva la mente. Fai caso ai tuoi pensieri, e stabilisci se ce ne sono pochi o molti. C’è un flusso continuo di pensieri, oppure ce ne sono solo alcuni seguiti da una pausa, e poi da altri pensieri? È come se ci fosse qualche frase, qualche paragrafo, seguiti da una sorta di spazio, e poi i pensieri ricominciano? Oppure lo spazio è molto, poi c’è qualche breve parola e poi ancora tanto spazio? I tuoi pensieri creano un dialogo senza soluzione di continuità? Ti senti stanco ed emergono molti pensieri senza senso? Basta prenderne nota. Questi sono i tuoi pensieri, così come sono adesso. L’intenzione è di far presenti i pensieri stessi alla mente, e il metodo non è altro che osservare.

Una volta finito di osservare i pensieri e come funzionano, rilassati.

Mingyur Rinpoche osserva che a volte, quando c’è solo la mente e i pensieri come oggetto, finisci per entrare in uno stato di totale in consapevolezza in cui ne sei travolto, e spesso poi arriva un momento in cui dici “oh oh” e torni in te. E insiste sul fatto che in realtà questi momenti in cui dici “oh oh” sono momenti di pura meditazione, in cui sei totalmente centrato nel momento presente. Lì la mente ritorna spontaneamente. Non è forzata. Potresti ritrovarti a meditare per anni e anni senza mai permettere che accada. Eppure accade qui, in questo preciso istante senza filtri in cui ti ritrovi a tornare. I pensieri continueranno a emergere, e quando accadrà, lascia che passino. Che i pensieri possano essere un amico o un alleato, piuttosto che un ostacolo o qualcosa con cui lottare, è un’idea piuttosto radicale. Ma se possono richiamare la nostra attenzione sulla discorsività della mente, e riportarci al momento presente, direi che vale la pena di lasciarli passare.

 

Da: Pema Chödrön , “Come meditare: Guida pratica per fare amicizia con la propria mente”, Terra Nuova Edizioni, 2020.

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[La foto su come meditare ad occhi aperti è di Diogo Miranda, Portogallo]

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