Capire il non dualismo: meditare facendo esperienza della non separazione

Les Twins durante uno scatto col fotografo Shawn WellingAbbiamo parlato tante volte di non dualismo, in questo sito, quale elemento centrale della filosofia e della pratica zen, ma non solo zen. Il non dualismo ci piace perché corrisponde in molto a ciò che possiamo osservare della realtà quando la guardiamo veramente in profondità. Inoltre, vivere il non dualismo significa non sentirsi separati dagli altri, realizzando così ciò che tutte le religioni e tutti i movimenti comunitari e collettivisti hanno sognato da sempre. Capire che siamo uno, con i nostri famigliari, gli amici, gli abitanti della nostra città, la nazione che ci ha visto nascere, il partito politico per il quale simpatizziamo, ma anche quello avversario, la squadra del cuore e la sua rivale storica, tutte le persone oneste e giuste, ma anche gli assassini, i corrotti e gli stupratori, citati – persino loro –  in una poesia memorabile di Thich Nhat Hanh.

Possiamo esercitarci a fare esperienza diretta della non separazione tramite la meditazione, e quello che vi propongo oggi è una meditazione guidata che tocca questo aspetto. La meditazione è stata registrata nel corso di un incontro di meditazione online.

La dimensione non dualista del digitale

Nella meditazione guidata che vi propongo, la dimensione tecnologica viene esaltata, per la sua capacità di rafforzare la visione della non separazione. Mentre siamo connessi ad altre persone – in questo caso le persone si parlavano in videoconferenza – siamo anche molto distanti, ma al tempo stesso vicini, vicinissimi. La videoconferenza ci consente infatti di vederci e parlarci – confidandoci l’un l’altro – direttamente dall’interno degli spazi intimi delle nostre case.

Questo è uno dei casi in cui la Rete è in grado di svelarci qualcosa che altrimenti sarebbe più difficile da vedere, come ho abbondantemente scritto in “Ama il tuo smartphone come te stesso“. Se accettiamo la distinzione tra conoscenza convenzionale e conoscenza assoluta, dobbiamo constatare come i concetti di vicino e lontano siano delle convenzioni che utilizziamo per praticità, ma che non riflettono le caratteristiche della verità ultima. Sapendo che ogni cosa dell’universo è connessa a qualsiasi altra tramite una fitta rete di relazioni, vicino e lontano sono solo delle pure convenzioni. So che può sembrare un’affermazione un po’ folle, presa di per sé. Ma praticando l’osservazione profonda, giorno dopo giorno, ci si rende conto che non è affatto campata per aria.

Quando in videoconferenza ci ritroviamo in una situazione di forte vicinanza spirituale, come accade durante la meditazione online., sentiamo che l’altra persone è come se fosse nella nostra stanza stanza, anche se non è così, perché magari si trova dall’altra parte dell’oceano. Questo è uno dei modi in cui internet può aiutarci a vedere l’interconnessione tra tutte le cose e, di conseguenza, la fondamentale unità che è la nostra vera natura.

Vivere i fenomeni come esperienze

Un altro modo per non sentirci separati è quella di osservare tutti i fenomeni che viviamo come esperienze all’interno delle quali siano inseriti e non come cose che facciamo o che ci capitano dall’esterno. L’esempio più semplice è quello del respiro. Se dico “io respiro”, in virtù della nostra lingua – che richiede sempre l’esistenza di un soggetto che compie l’azione – presuppongo che ci sia un soggetto separato dal respiro. Ma io non sono separato dal mio respiro. Quest’ultimo, peraltro, avviene per lo più indipendentemente dalla mia volontà, di giorno e di notte. Semplicemente il respiro avviene, e io sono dentro questo processo.

Mentre sono seduto in meditazione e mi concentro sul respiro, anziché recitare mentalmente “io respiro”, dovrei dire “c’è il respiro” oppure “respirando”. È un’esperienza che ha luogo, nel flusso ininterrotto di trasformazione che interessa ogni cosa.

Penso di poter avere il controllo su molte cose, ma in realtà ce l’ho su molto poche, perché sono inserito all’interno di un sistema – che è l’universo stesso – nel quale cause e condizioni determinano di continuo ciò che accade, in una catena senza fine che si dirama nello spazio e attraversa le generazioni. Il mio corpo stesso è determinato da un’evoluzione durata decine di migliaia di anni e contene il patrimonio genetico di molte generazioni diverse. Ad ogni istante si trasforma, migliaia di sue cellule muoiono e altrettante rinascono.

Tutto è un processo e non c’è nessuna separazione. O per lo meno, nessuna separazione netta.

La meditazione guidata

Qui di seguito c’è il link della registrazione della meditazione guidata, che è posssibile scaricare come mp3 oppure ascoltare direttamente. La stessa meditazione guidata la potete trovare anche all’interno della app Insight timer, dove ci sono tante altre meditazioni firmate “Zen in the City”. Buona pratica!

Fare esperienza della non separazione (25′ 12″)

Vuoi ricevere gli aggiornamenti da Zen in the City?

(poi controlla l'email per confermare)
Ora condividi la tua esperienza lasciando un commento, gli altri lettori ne saranno felici!

Paolo Subioli - Ama il tuo smartphone come te stessoSe t'interessa questo tema, è il momento di leggere "Ama il tuo smartphone come te stesso", il libro di Paolo Subioli che per la prima volta affronta in modo sistematico tutte le problematiche legate all'uso degli smartphone, dei social e dei media digitali in genere. Nel libro viene descritto il metodo Digital Mindfulness, che avvalendosi degli insegnamenti di maestri come Thich Nhat Hanh, Pema Chodron, Alan Watts e lo stesso Jon Kabat-Zinn, affronta il tema della consapevolezza nel mondo contemporaneo e negli ambienti di lavoro.

Leggi l'anteprima dell'introduzione

[La foto è di Shawn Welling, Stati Uniti]

 

 

Potrebbero interessarti anche...

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: