Che cosa significa meditare con il Covid

che cosa significa meditare

Che cosa significa meditare con il Covid? Lo sto sperimentando personalmente, perché ho da poco contratto la malattia. I sintomi non sono molto importanti, ma sufficienti a vivere consapevolmente lo stato di malattia.

Quando si intraprende un cammino di consapevolezza, ogni situazione, ogni esperienza della vita è un’occasione per vivere consapevolmente ciò che c’è. È veramente possibile accogliere qualsiasi cosa con gratitudine, come invitava a fare 8 secoli fa il grande mistico e poeta Rumi. Pratico la meditazione da abbastanza tempo per consentirmi di non considerare brutte notizie quelle che comunemente vengono considerate tali. Così è stato per il Covid. Non dico che sono stato contento di essermelo preso, ma ho potuto accoglierlo sorridendo e con curiosità. Infatti è molto interessante e può essere un oggetto di meditazione in quanto tale.

Che cosa significa meditare

Prima di parlare di che cosa significa meditare con il Covid, in base alla mia esperienza personale, credo sia utile rivedere un po’ i fondamentali. Se riusciamo a concordare, almeno a livello di definizione, che cosa significa meditare, diventerà più chiara l’analisi dei casi particolari. Ad esempio questo del Covid, che può andare bene per qualsiasi altra malattia.

Pubblicità

Come significato di meditare propongo una definizione del genere:

Meditare significa porsi intenzionalmente in una postura contemplativa, per osservare in maniera rilassata e senza giudizio tutto ciò che c’è nel momento presente. L’osservazione include sia i fenomeni esterni – come ad esempio gli stimoli sensoriali che si presentano alla coscienza attraverso i sensi – sia i fenomeni interni, cioè le emozioni, le attività della mente e le sensazioni del corpo. Tale osservazione non ha come scopo il raggiungimento di un qualsivoglia risultato, anche solo in termini di benessere personale, ma viene compiuta solo per capire come funzionano la mente e il corpo. Tutto ciò nell’interesse non di se stessi, ma dell’intero genere umano, o ancora meglio di tutti gli esseri senzienti.

Questa definizione di che cosa significa meditare è mia e non è mia al tempo stesso. Sono mie queste parole esatte, ma su di essa penso che concorderebbero la maggior parte degli autori dai cui libri in questo sito pubblichiamo regolarmente delle letture. È una concezione di meditazione laica, come può esserlo la Mindfulness, ma in un quadro più grande, di impegno etico per il bene di tutti.

Meditare con il Covid e altre malattie

Veniamo dunque alla pratica di meditazione in uno stato di alterazione dovuto a una malattia. In questo caso ho utilizzato il Covid, perché ho quello, ma si applica in modo identico a qualsiasi altro tipo di influenza. I sintomi, infatti, sono molto simili a quelli di una normale influenza. Non credo di sbagliare dicendo che si applica a qualsiasi altra malattia nella quale la coscienza sia ancora presente. Di recente avevo già scritto di come meditare con il mal di testa, che ha in comune con il Covid una sintomatologia spiacevole. Del resto questo è il materiale con cui posso lavorare. Quando mi verranno altre malattie, lavorerò su quelle!

Ed eccoci ai punti fondamentali su che cosa significa meditare con una patologia in corso, ad esempio il Covid.

  1. La malattia ci dà l’occasione per lavorare su un aspetto prioritario della meditazione: stare con quello che c’è nel momento presente. Quando si è malati è naturale proiettarci al momento della guarigione, sperando che arrivi il prima possibile e monitorando i sintomi alla ricerca di miglioramenti. Invece è più interessante concentrarci su quello che c’è, senza sperare o aspettare nulla in particolare. Anche perché la grande maggioranza delle malattie fa il suo corso da sola o sulla base delle cure mediche che ci vengono somministrate. La nostra parte è trascurabile. Una malattia come il Covid, con la sua enorme variabilità, si presta particolarmente a questo. Nel momento in cui siamo malati, non sappiamo quanto durerà, se si trasformerà in qualcosa di più grave o di più lieve. Tanto vale allora osservare cosa sta succedendo al nostro corpo e alla nostra mente. Siamo in uno stato particolare, che non si ripeterà, per lo meno in questo modo. Approfittiamone per vivere questa esperienza fino in fondo. Non esiste una vita ideale, la nostra vita è questa, ora.
  2. Osservare il nostro corpo alterato trovo che sia una pratica molto interessante. In questo momento sento i bronchi infiammati. È qualcosa di molto diverso dalla mia esperienza usuale della quotidianità. Anche i colpi di tosse sono molto interessanti, a patto che non li consideriamo come qualcosa che non dovrebbe esserci. Spesso nel nostro corpo ci sono alterazioni di vario tipo. È un organismo molto complesso che non è mai uguale a se stesso. Ciò nonostante, lo ignoriamo. Ecco, questi stati alterati ci riportano al corpo e alla meraviglia della sua complessità. Ci ricordano che ci sono tante cose che non possiamo capire. Ecco che cosa significa meditare! È il contrario di pensare.
  3. La possibilità di sentire la nostra precarietà è un altro dono dello stato patologico. Fino a ieri stavamo benissimo, e oggi ci sembra di stare per morire! Questo delicato equilibrio tra tutti i nostri organi ci mette pochissimo ad alterarsi. Siamo molto vulnerabili, inseriti come siamo nel torrente impetuoso delle continue morti e rinascite di ogni cellula vivente. Questa precarietà è qualcosa che possiamo osservare direttamente ora, più che mai. Dopo aver incontrato la nostra precarietà e la nostra vulnerabilità, è il momento di abbracciarle: sono il segno tangibile che siamo vivi, pienamente inseriti nel ciclo della vita.
  4. Visto che parliamo di cosa significa meditare, l’osservazione del respiro ha un ruolo molto importante. Se si è affetti da una patologia respiratoria, come in questo caso, c’è la grande opportunità di osservare il respiro alterato. Trovo che sia un grande dono. Possiamo farlo con equanimità, senza giudizio, senza desiderare che sia diverso. Possiamo finalmente capire quanto il respiro sia sempre diverso, ma anche quanto sia non sempre affidabile come veicolo per calmare la mente.
  5. Oltre alla precarietà, possiamo anche osservare la grandiosità del corpo. In questo momento è in corso un confronto serrato tra questo corpo e una colonia di parassiti che vuole insediarsi al suo interno. Una sorta di battaglia epica, che coinvolge migliaia di funzioni vitali diverse e milioni di cellule. Questo incontro-scontro scombussola tutto, manifestandosi attraverso i sintomi che sto provando. È anche una battaglia storica, perché la pandemia di Covid 19 verrà ricordata nei libri di storia come un passaggio clou della nostra epoca. Sto prendendo parte direttamente a questo evento storico. Non è poco.
  6. Il virus mi fa sentire connesso con tanti altri esseri umani. Secondo le statistiche ufficiali, in questo momento siamo in 60 milioni, nel mondo, ad avere il Covid. Mi sento molto vicino a tutti loro. A dispetto delle distanze e delle differenze, stiamo vivendo tutti un’esperienza molto simile, la convivenza con il Coronavirus. Per qualcuno andrà molto peggio di come sta andando a me. Questo me li fa sentire ancora più vicini. Si dice molto, negli ultimi decenni, che viviamo in un mondo interconnesso. Parlando di interconnessione, è facile pensare alla rete internet, meno ovvio al fatto di far parte di un unico gigantesco assalto all’Homo Sapiens da parte di un virus. E ce ne saranno molti altri ancora.
  7. Inoltre non posso non sentirmi parte di un grande e decisivo sistema di supporto alla nostra fragilità umana, per il quale provo un’immensa gratitudine. Questo momento di grande difficoltà, che come umanità stiamo affrontando, è sostenuto da una rete enorme di luoghi di cura, personale sanitario, centri di ricerca, scienziati, istituzioni governative. È un insieme molto eterogeneo. Non tutti operano per il bene comune. Alcuni sono pubblici, altri privati. Ma tutti contribuiscono a sollevare noi singoli individui dal peso di dover affrontare questa malattia, e le sue conseguenze, nudi, senza difese.
  8. Infine questa malattia è per me l’occasione per essere più amorevole con il corpo. È una situazione speciale. Ha bisogno di cure. Ha bisogno di coccole. È un momento di riunificazione. È parte di me, ma lo ignoro, lo tratto male. Grazie al virus, ci ritroviamo. Occuparsi di se stessi, di tanto in tanto, non è egocentrismo, ma sana cura. Per fortuna ci sono le malattie a ricordarcelo.

Dunque se volevamo sapere che cosa significa meditare, abbiamo avuto l’occasione di esplorare una parte essenziale della meditazione. Samo partiti da una situazione speciale, quella della malattia, per comprendere qualcosa di più vasto.

Come disse Oogway, la tartaruga di Kung Fu Panda: non esistono notizie belle o brutte. Esistono solo notizie.

Per approfondire:

malattia

precarietà

[La foto su che cosa significa meditare è di Pixabay]

Vuoi ricevere gli aggiornamenti da Zen in the City?

Inserisci il tuo indirizzo per ricevere notifiche alla pubblicazione di nuovi contenuti:

(ricordati dopo di cliccare sull’email di conferma)

Prova uno dei nostri esercizi su cosa significa meditare:

Gli Esercizi di Meditazione sono riservati agli iscritti di livello Praticante e Contemplante.

Pubblicità

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *