Ajahn Sumedho – Come meditare sdraiati o seduti

meditare sdraiati o seduti

Meditare sdraiati o seduti sono entrambe opzioni valide, secondo Ajahn Sumedho. L’importante è assumere la posizione più consona per mantenere la mente costantemente vigile.

È in genere preferibile praticare la meditazione seduti a gambe incrociate su di un cuscino. Se però lo trovate scomodo, potete stare seduti su una sedia, oppure distesi in posizione supina (sulla schiena), con la testa appoggiata a un guanciale. Qualunque postura assumiate, tenete la schiena diritta e sistematevi in modo da sentirvi rilassati e a vostro agio. Quanto agli occhi, possono stare chiusi, socchiusi o aperti, come desiderate. Personalmente, nel praticare la consapevolezza del respiro, preferisco tenerli socchiusi (cosicché lascino entrare solo un po’ di luce), e amo meditare in stanze debolmente illuminate. Adottate un abbigliamento largo e comodo, che non comprima la vita o l’addome.

Se siete seduti, posate le mani sulle ginocchia o in grembo. Il capo può essere leggermente inclinato o diritto, e la lingua toccare delicatamente il palato. Soffermate ora la consapevolezza sulle sensazioni tattili che percorrono tutto il corpo, dalle piante dei piedi alla sommità del capo. Avvertite le sensazioni presenti nell’area delle spalle e del collo e se cogliete qualche rigidità allentatela. Analogamente, divenite consapevoli dei muscoli del volto (in corrispondenza delle mascelle, delle tempie, della fronte e anche degli occhi), e decontraete le zone che percepite tese. Distendete il viso come quello di un bimbo dormiente, e mettete a suo agio tutto il vostro corpo.

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Per l’intera durata della sessione, restate il più possibile fermi, ed evitate ogni movimento non necessario come il grattarsi o l’irrequieto agitarsi. Scoprirete che l’immobilità del corpo aiuta a calmare la mente.

Se siete seduti, assumete una postura ‘vigile’, ovvero sollevate leggermente lo sterno, così da sentire l’inspirazione dirigersi naturalmente verso l’addome, il quale si espande mentre inspirate e si contrae mentre espirate. Nel corso della sessione meditativa, respirate come se steste versando dell’acqua in un vaso, riempiendolo dall’alto. Quando il respiro è corto, si espande solo il ventre. Durante un respiro più profondo, si dilatano invece prima l’addome e poi il diaframma; se poi inspirate ancor più profondamente, sentirete espandersi dopo l’addome e il diaframma anche il torace.

Se meditate in posizione supina, disponetevi in modo da tracciare mentalmente una linea retta che congiunga il punto medio fra le ginocchia, l’ombelico e il mento. Tenete i piedi rivolti all’esterno e stendete le braccia a circa trenta gradi di distanza dal torso, con i palmi delle mani verso l’alto. Appoggiate la testa su un guanciale, e se lo trovate utile collocate un cuscino sotto le ginocchia, per rilassare la schiena. Nella posizione supina, la vigilanza è per lo più psicologica: è l’atteggiamento mentale che interpreta questa posizione come una formale postura meditativa, e non semplicemente come un modo per riposarsi.

Da: Ajahn Sumedho, “Il suono del silenzio“, Astrolabio Ubaldini, 2008.

Il suono del silenzio

Ajahn Sumedho, Il suono del silenzio
Genre:
N. pagine: 170
Ajahn Sumedho ha sempre centrato il suo insegnamento sulla consapevolezza, il solo vero rifugio in una condizione umana che, essendo nata, creata, condizionata, è votata alla sofferenza e alla disgregazione. La consapevolezza come rifugio, quindi, e come strumento prezioso per entrare in contatto con le proprie illusioni, i preconcetti, le emozioni e le reazioni abituali che, una volta illuminate nella loro transitorietà, nella loro natura di puri oggetti mentali, perdono molto del loro potere.

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[La foto è di Cliff Booth]

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