La compassione nel lavoro: come sviluppare una qualità che non è più vista come segno di debolezza

compassione al lavoro

Nel mondo del lavoro spesso ci viene chiesto di essere forti, efficienti, produttivi. Ma raramente ci viene chiesto di essere compassionevoli. Sappiamo che la sfera lavorativa è stata a lungo dominata da una cultura patriarcale e gestita prevalentemente da uomini. Su tali basi si è consolidata una cultura aziendale nella quale i sentimenti in generale, e uno come la compassione in particolare, faticano a trovare il proprio spazio.

Eppure, se osserviamo bene, ogni ambiente professionale è attraversato da una corrente sotterranea di emozioni, fatiche, fragilità. Ci sono colleghi che si trascinano dietro preoccupazioni familiari, manager in bilico tra responsabilità e solitudine, impiegati che vivono momenti di crisi senza poterlo dire a nessuno. A parte i rari casi – esclusivi delle organizzazioni più grandi – nei quali l’azienda mette uno psicologo a disposizione dei dipendenti.

In questa realtà, la compassione – intesa come la capacità di riconoscere la sofferenza e di desiderare sinceramente di alleviarla – può diventare una forza trasformativa. Non si tratta di “buonismo”, ma di una qualità umana profonda, radicata nella saggezza buddhista, che oggi anche la scienza conferma come chiave di benessere e coesione.

La compassione al lavoro non è debolezza

Nel buddhismo, la compassione (karuṇā) non è un’emozione passiva, ma un’energia attiva che nasce dalla consapevolezza. Quando pratichiamo la meditazione, impariamo ad ascoltare la sofferenza – dentro di noi e negli altri – senza giudizio, con il cuore aperto. È da lì che nasce il gesto compassionevole, piccolo o grande che sia: una parola gentile, un ascolto profondo, un silenzio rispettoso.

Nella vita professionale, portare compassione significa, ad esempio, accorgerci quando una persona ha bisogno di una pausa. Significa parlare con umanità, anche quando c’è da dare un feedback difficile. Significa ricordarsi che, prima del ruolo, c’è una persona.

La compassione si può coltivare

Così come non bisogna necessariamente essere deboli, non è neanche necessario essere santi o monaci per essere compassionevoli. Come ci insegna Thupten Jinpa, noto per essere il traduttore del Dalai Lama, la compassione è una qualità che può essere coltivata attraverso la pratica.

Sulla coltivazione della compassione è stato sviluppato anche un apposito programma in 8 settimane, sulla falsariga del protocollo MBSR sviluppato da Jon Kabat-Zinn. Il programma Compassion Cultivation Training (CCT), nato all’Università di Stanford e ispirato alle pratiche buddhiste, mira ad aumentare – nell’arco di 8 settimane – la nostra capacità di essere presenti con empatia e gentilezza – anche nel lavoro.

In alcuni contesti, come quello sanitario, il CCT è stato sperimentato con successo tra i dipendenti, portando a miglioramenti nel clima lavorativo, nella leadership e nella resilienza allo stress. Anche in Italia iniziano a emergere esperienze simili, con corsi dedicati a manager, operatori sanitari, dipendenti pubblici.

In pratica: un gesto alla volta

Per coltivare la compassione sul lavoro, non serve rivoluzionare tutto da un giorno all’altro. Basta iniziare da un piccolo gesto: prendere un respiro prima di rispondere a una mail irritante, ascoltare un collega senza interromperlo, notare quando stiamo giudicando qualcuno… e fare un passo indietro. A pensarci bene, ci vuole veramente poco.

La compassione è un allenamento. Come il respiro consapevole, va coltivata giorno dopo giorno. E più la coltiviamo, più diventa naturale.

In un mondo del lavoro che spesso ci vuole performanti e distaccati, riscoprire la compassione può essere un atto rivoluzionario. Un modo per portare nel quotidiano una spiritualità concreta, viva, incarnata nelle relazioni.

Per coltivare in modo saggio la compassione c’è però un importante requisito da soddisfare: essere convinti di averne bisogno. Non dobbiamo rendere di essere persone “buone”, che non hanno bisogno di sviluppare più compassione nel proprio cuore.

Ce lo spiega molto bene Chandra Livia Candiani:

La compassione va oltre le regole. Se non abbiamo la fortuna di esserlo già da sempre, come si diventa compassionevoli? Stando con la propria crudeltà, con l’indifferenza, sentendola, contemplandola e rinunciando ad agirla. Non negare i cosiddetti sentimenti negativi, ma anzi percepire il peso, il sapore, il restringimento dello spazio della coscienza che portano con sé è il primo passo verso la compassione; farsi spazzini del cuore, anziché arredatori di luoghi non visitati, non puliti a fondo, con lo sporco nascosto sotto un impeccabile tappeto.

Chi crede di essere buono è pericoloso. Solo conoscere la propria capacità di nuocere e addestrarsi a non esercitarla può far accedere alla bontà fondamentale, o intelligenza del cuore.

Da: Chandra Livia Candiani, “Il silenzio è cosa viva. L’arte della meditazione“, Einaudi, 2018.

Pratica settimanale – Coltivare la compassione nel lavoro

Questa settimana, scegli un momento della tua giornata lavorativa per portare intenzionalmente compassione in un gesto semplice. Può essere:

  • salutare con più calore chi incontri al mattino;

  • ricordarsi il nome dei colleghi meno conosciuti e rivolgersi a loro chiamandoli per nome;
  • ascoltare senza interrompere un collega in difficoltà;

  • osservare con gentilezza una tua reazione automatica (critica, impazienza, frustrazione);

  • scrivere una mail con un tono gentile;

  • prendere un respiro consapevole prima di ogni riunione, chiedendoti: come posso essere utile senza ferire nessuno?

Ogni sera, dedica 2 minuti per ripensare alla tua giornata. C’è stato un momento in cui hai agito con compassione? Puoi ringraziarti per questo?
E se c’è stato un momento in cui avresti voluto farlo, senza riuscirci, puoi offrirti un po’ di comprensione?

Ricorda: la compassione inizia da te. E si diffonde, un gesto alla volta.

Programmi per la compassione al lavoro

Oltre al CCT, esistono altri programmi di training della compassione di ispirazione buddhista impiegati in ambito lavorativo, che ho sintetizzato nella tabella che segue.

ProgrammaOrigine e ispirazioneElementi chiaveApplicazioni in ambito aziendale
Compassion Cultivation Training (CCT)Sviluppato nel 2009-2010 da CCARE (Stanford U.) – radici nel buddhismo tibetano (lojong, tonglen)​.8 settimane; meditazione mindfulness, pratiche di autocompassione, compassione per gli altri e tonglen; integrazione con psicologia occidentale​.

Formato corporate disponibile (8 settimane o workshop intensivi)​

Utilizzato in aziende tech (es. corsi interni in Facebook) con effetti positivi su clima e leadership​.

In Italia offerto da Motus Mundi (Padova) a professionisti e dirigenti​.

​Secondo uno studio aumenta la compassione e riduce lo stress​.

Cognitively-Based Compassion Training (CBCT)Il CBCT  è stato viluppato dal prof. Lobsang Tenzin Negi (Emory University) nel 2004 e basato sugli antichi lojong tibetani (addestramenti mentali alla compassione)​.8 settimane; enfasi sul reframing cognitivo e meditazioni analitiche per generare compassione sistematica; esercizi su equanimità, riconoscimento dell’umanità condivisa, amorevole gentilezza e compassione attiva.

Nato per ambito clinico/educativo (applicato con medici, pazienti, studenti). Recentemente adattato all’ambito business come Formazione alla compassione su base cognitiva per le aziende​.

.Obiettivi in azienda: ridurre stress, creare team più coesi e empatici. Caso: training CBCT per manager ha migliorato clima collaborativo e ridotto conflittualità (dati interni Simpatico, 2024).

Mindful Self-Compassion (MSC)Sviluppato da Kristin Neff e Christopher Germer (~2010) – ispirato alla pratica buddhista di metta (gentilezza amorevole) rivolta a se stessi.8 settimane; combina mindfulness e esercizi di autocompassione (es. lettere a se stessi, pause auto-compassionevoli); insegna a trattarsi con gentilezza nelle difficoltà invece che con autocritica.

Utilizzato per prevenire burnout e aumentare resilienza individuale in contesti lavorativi. Es. interventi brevi MSC per operatori sanitari hanno ridotto stress e sintomi di esaurimento​.

Adattamenti MSC@Work per aziende: moduli inseriti in programmi di wellness aziendale per migliorare equilibrio emotivo dei dipendenti​.

Leader formati in self-compassion riferiscono maggiore capacità di gestire errori e di apprendere da feedback senza eccessivo stress​.

Search Inside Yourself (SIY)Programma sviluppato in Google (dal 2007) con istruttori di mindfulness buddhista (es. Chade-Meng Tan); approccio secolare basato su mindfulness ed Emotional Intelligence.Corso tipico: 2 giorni + follow-up; include pratiche di attenzione al respiro, body scan, meditazioni su gentilezza amorevole e compassione, esercizi di empatia e ascolto profondo.

Ampiamente diffuso in multinazionali (Google, SAP, LinkedIn, ecc.) tramite la SIY Leadership Institute. Obiettivi: migliorare focus, intelligenza emotiva, resilienza. Risultati: report 2023 mostra incrementi in empatia, capacità di leadership e riduzione di stress tra migliaia di partecipanti corporate​.

Ha contribuito a portare la meditazione e la compassione nel mainstream aziendale, creando basi per programmi come CCT e altri.

[La foto sulla compassione al lavoro è di Yan Krukau, Bali]

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Paolo Subioli

Insegno meditazione e tramite il mio blog Zen in the City propongo un’interpretazione originale delle pratiche di consapevolezza legata agli stili di vita contemporanei.

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