Cosa succede quando si muore? Ecco una risposta sorprendente e rassicurante

Cosa succede quando si muore? È una delle domande che ci preoccupa di più da centinaia di migliaia di anni, da quando abbiamo scoperto che la nostra vita come individui ha una fine inevitabile. Le molte religioni create dall’umanità, nel corso dei millenni, hanno provato a fornire delle risposte, spesso molto convincenti. Ma quasi sempre mancano quei dettagli che veramente fanno la differenza, quelli che possono rassicurarci al punto di non farci avere più paura di morire.

Infatti ancora oggi tutti continuiamo a chiederci, sin da bambini, cosa succede quando si muore. Per millenni siamo andati avanti con uno schema molto semplice da comprendere:

  • siamo fatti di anima e corpo, due componenti dell’essere umano complementari tra loro, ma molto diversi;
  • quando muoriamo, anche se il corpo fisico si disgrega, l’anima può sopravvivere;
  • il destino dell’anima dipende almeno in parte dalle azioni che abbiamo compiuto.

La Divina Commedia di Dante ha impresso a tutti noi, specialmente italiani, delle immagini forti ed efficaci della tripartizione Inferno, Purgatorio e Paradiso, per rappresentare cosa succede quando si muore. Ma dal rimanere incantati da quelle immagini a credere che rappresentino qualcosa di reale il passo è molto lungo.

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Ad esempio, cosa succede all’anima quando si muore? Potremmo rispondere se sapessimo cos’è l’anima. È qualcosa di impermanente, che non cambia da quando siamo neonati a quando, in tarda età, siamo guidati magari dalla demenza senile?

E cosa succede al corpo umano quando si muore? Anche in questo caso la risposta è difficile, perché in molte morti il corpo arriva molto mal ridotto, ed è arduo immaginarsi che ci si possa ancora fare qualcosa.

Sono questioni troppo sfidanti per noi comuni “mortali”. Ma c’è qualcuno che ha accettato la sfida posta dalla domanda “Cosa succede quando si muore?” e provato a rispondere. Lo ha fatto in modo semplice, molto pragmatico, senza fare appello a concetti trascendentali o esoterici. Senza costringerci a credere in qualcosa difficile da dimostrare. È il maestro zen Thich Nhat Hanh, da poco deceduto. La sua morte è motivo di riflessione per tutti noi, perché Thich Nhat Hanh, per tutta la vita, non ha mai smesso di ripetere che la morte non è qualcosa di veramente reale. Ci rideva anche sopra. Poi è toccato a lui. Allora risultano ancora più preziose le parole che ha pronunciato a proposito della sua stessa morte. Possiamo ascoltarle in questo video, tratto da un discorso del 2014. Di seguito è riportata la trascrizione in italiano. “Thay” è l’appellativo con il quale veniva chiamato affettuosamente dai suoi seguaci.

Cosa succede quando si muore?

Karma significa semplicemente azione, azione come una causa che porterà a maturazione il frutto dell’azione. Il tuo corpo-continuazione dipende completamente dalle tue azioni.

Il tuo diploma scolastico, il tuo conto corrente bancario, non puoi portarli con te. Quello che porterai con te è il risultato delle tue azioni. Il tuo agire è triplice:

  • pensare,
  • parlare,
  • agire.

Quando osservi queste cose, vedi te stesso, vedi il tuo corpo-continuazione. Non dirai dopo che il tuo corpo si è decomposto: “Non esisto più, non ci sono più”. Ci sarai sempre, perché tu sei le tue azioni.

Il filosofo francese Jean Paul Sartre era giunto molto vicino a questa conclusione. Aveva cercato una definizione per l’essere umano. Sartre sapeva che l’essere umano non è il suo corpo, non è i suoi sentimenti. Davvero molto vicino alla visione buddhista. Sartre apparteneva alla scuola di pensiero esistenzialista e la sua conclusione è che l’essere umano è una totalità delle sue azione. Sarte ha detto: “l’essere umano è la somma delle sue azioni”.

L’essere umano è la somma delle sue azioni. Quindi cosa siamo? Noi noi siamo le nostre azioni e siamo continuati dalle nostre azioni. Non è poi così complicato vedere il nostro corpo-continuazione e non dobbiamo aspettare fino al completo disfacimento di questo corpo per cominciare a vedere il nostro corpo-continuazione.

Proprio come la nuvola che non ha bisogno di trasformarsi completamente in pioggia per vedere il suo corpo-continuazione.

Tutti noi dobbiamo praticare nella stessa maniera, così da poter vedere il nostro corpo-continuazione adesso. Io sono in grado di vedere il mio corpo-continuazione adesso. Un giorno non vedi più quel corpo e dici che Thay è morto, ma non è vero. Io non morirò mai. La mia natura è la natura della nuvola, e per una nuvola è impossibile morire. E’ impossibile per Thay morire. Io continuerò sempre.

E voi, e voi dovete essere capaci di vedere il corpo-continuazione di Thay qui e ora. Se guardate dentro di voi ora vedrete che in qualche modo siete la continuazione di Thay. Thay è in voi, Thay è nei suoi amici e nei suoi discepoli in molte maniere.

Thay è attivo in Vietnam, in America, nelle scuole, nelle prigioni. Quindi, se sapete guardare con gli occhi che hanno realizzato il “Senza Segno” saprete di non essere confinati a questa forma. Potete riconoscere la nuvola nella vostra tazza di tè e non vi ritrovate più a piangere per l’assenza della forma della nuvola nel cielo.

Quindi la risposta più breve alla domanda “Cosa succede quando muori” è che ciò che succede quando muori è che tu non muori.

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